Piero Angela è morto: addio al patriarca della divulgazione amato da tutti
Ufficio Stampa Rai
Piero Angela è morto: addio al patriarca della divulgazione amato da tutti
Televisione

Piero Angela è morto: addio al patriarca della divulgazione amato da tutti

«Buon viaggio Papà». Con queste parole il figlio Alberto ha annunciato la scomparsa del conduttore, che da poco ha festeggiato i 70 anni di lavoro in Rai. Poi arriva l'ultimo messaggio postumo: «Carissimi tutti, penso di aver fatto la mia parte. Cercate di fare anche voi la vostra per questo nostro difficile Paese»

«Buon viaggio Papà». Con queste poche parole Alberto Angela ha annunciato la morte del padre, l'iconico Piero Angela, morto stanotte a 93 anni. Il più importante, conosciuto e influente divulgatore scientifico se n'è andato: volto portante della televisione italiana, pilastro della Rai che cominciò a lavorare per il Servizio Pubblico quando ancora la tv non c'era, nel 1952. «Mi sento ancora un ragazzo», diceva scherzando lui che non amava troppo festeggiare i compleanni. La tempra dal ragazzo c'era tutta, la lucidità e la visione contemporanea pure, tanto da continuare fino all'ultimo a lavorare per ideare, scrivere e registrare SuperQuark, la sua creatura più conosciuta, la cui quinta puntata dell'edizione 2022 è andata in onda appena due sere fa, il 10 agosto. Neppure la lunga malattia, rilevata da lui stesso in un messaggio postumo pubblico poche ore fa, lo ha fermato. «Ma io ho sempre fatto le cose che amavo fare. Mi è andata bene», ripeteva spesso. E così per 70 anni ha surfato sul successo diventando tanto trasversale da essere amato da tutti.

È morto Piero Angela, addio al patriarca della divulgazione

Del resto, più che un semplice conduttore, Piero Angela è stato un testimone del '900, un'istituzione vivente di cui il pubblico si fidava, tanto da farsi accompagnare mano per mano per oltre 50 anni tra il rigore della scienza e lo stupore per la bellezza e l'imprevedibilità della natura. Un carriera irripetibile, unica (no, non ci sono suoi eredi), mezzo secolo di narrazione scientifica ai massimi livelli, tanto da guadagnarsi dodici lauree honoris causa nonostante non avesse aveva mai concluso il suo percorso universitario. «Personalmente, mi sono annoiato mortalmente a scuola e sono stato un pessimo studente», ammise una volta. Classe 1928, era nato a Torino, figlio di uno psichiatra antifascista che nascose nella casa di cura dove lavorava decine di ebrei, che salvò ricoverandoli sotto falso nome (per questo fu insignito del titolo di Giusto tra le nazioni). Dal padre Carlo disse di aver assorbito «valori come l’onestà, il senso del dovere, il tenere la schiena diritta», grazie ai quali ha schivato polemiche e attacchi. Dalla madre invece la passione per la musica: lei volle a tutti i costi che studiasse musica e lui divenne un eccellente pianista fin dall'età di 7 anni e prima di diventare un giornalista si esibiva nei jazz club di Torino ed è rimasto sempre un grande cultore del jazz (ha registrato poco tempo fa anche un disco, al pianoforte).

La lunga carriera, dal giornale radio a Superquark

Il primo lavoro in ambito giornalistico per Piero Angela fu al Giornale Radio, poi nel '54 con l'avvento della televisione, passò al tg in cui lavorò prima da corrispondente da Parigi e in seguito come conduttore, nel 1968, della prima edizione del Telegiornale Nazionale delle 13:30 mentre nel '72 varò da conduttore anche il Tg2. Da inviato di guerra fu mandato in Iraq, durante la Guerra dei sei giorni, e in Vietnam. Negli anni '70 iniziò la sua carriera come divulgatore scientifico prima con Destinazione Uomo e poi nel 1980 con Quark, diventato poi SuperQuark. Tra i suoi grandi successi ci sono anche Il pianeta dei dinosauri, Viaggio nel cosmo e Ulisse – il piacere della scoperta. Fu un grande sperimentatore, negli anni Settanta ha introdotto i documentari scientifici e osò nuovi linguaggi che all'inizio non venivano capito da tutti. «Allora la tv era paludata, ma la Rai ha capito che si poteva spettacolarizzare: abbiamo proposto sempre cose credibili, Viaggio nel cosmo non era Star Trek. La scienza virtuale è stata vista anche da 7 milioni di persone. Il viaggio nel corpo umano è stato il primo fatto con le nuove tecnologie», raccontò. E i suoi programmi venivano tradotti anche in cinese e in arabo. Indimenticabili le sue battaglie contro maghi, indovini, omeopati e eterodossi in genere, condotte soprattutto attraverso il Cicap (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale). In totale ha scritto trentacinque libri e ha intrecciato un lungo sodalizio professionale con il figlio Alberto Angela, considerato da molti il suo unico e vero erede televisivo. «Se penso mai alla morte? Sento che il conto alla rovescia va avanti, ma bisogna solo accettare quella che è la vita», aveva detto in un'intervista. «Abbiamo una possibilità su miliardi di nascere, e dobbiamo esser felici di aver vissuto, siamo stati fortunatissimi. E quindi va anche accettato che, ad un certo punto, il biglietto sia scaduto».

I 70 anni di Piero Angela in Rai (e quella battuta sul Giubileo della Regina Elisabetta)

Proprio poche settimane Piero Angela aveva festeggiato i suoi 70 anni di ininterrotto servizio in Rai e lo aveva ricordato con una battuta sulla Regina Elisabetta. «C’è da dire una cosa. Perché se è vero che la regina Elisabetta ha festeggiato da poco il suo giubileo di 70 anni dall’incoronazione, dobbiamo dire che anche noi, molto più modestamente, festeggiamo 70 anni. Io in particolare con il programma di oggi arrivo a un dato preciso. Saranno 70 anni che lavoro ininterrottamente per la Rai. Dal 1952 quando non c’era ancora la televisione sono qui al lavoro».

L'ultimo messaggio via Facebook

«Cari amici, mi spiace non essere più con voi dopo 70 anni assieme. Ma anche la natura ha i suoi ritmi». Si apre così l'ultimo emozionante messaggio al pubblico che Piero Angela ha affidato alle pagine social di Superquark e ancora una volta ogni parola è pesata con cura e attenzione estrema. «Sono stati anni per me molto stimolanti che mi hanno portato a conoscere il mondo e la natura umana. Soprattutto ho avuto la fortuna di conoscere gente che mi ha aiutato a realizzare quello che ogni uomo vorrebbe scoprire. Grazie alla scienza e a un metodo che permette di affrontare i problemi in modo razionale ma al tempo stesso umano». Poi la rivelazione sulla lunga malattia, malgrado la quale «sono riuscito a portare a termine tutte le mie trasmissioni e i miei progetti (persino una piccola soddisfazione: un disco di jazz al pianoforte…). Ma anche, sedici puntate dedicate alla scuola sui problemi dell’ambiente e dell’energia. È stata un’avventura straordinaria, vissuta intensamente e resa possibile grazie alla collaborazione di un grande gruppo di autori, collaboratori, tecnici e scienziati». Poi l'addio carico di emozione, che passa attraverso un messaggio potentissimo: «A mia volta, ho cercato di raccontare quello che ho imparato. Carissimi tutti, penso di aver fatto la mia parte. Cercate di fare anche voi la vostra per questo nostro difficile Paese. Un grande abbraccio». Se n'è andata un'istituzione. E ci mancherà moltissimo.

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