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Alberto Trentini è libero

Alberto Trentini è libero

Il cooperante italiano prigioniero politico in Venezuela da 423 giorni è finalmente tornato in libertà. Il ruolo degli Stati Uniti e la mediazione vincente del governo Meloni per riportarlo a casa dopo la caduta di Maduro

Alberto Trentini è finalmente libero. E’ stato scarcerato nella notte italiana tra l’11 e il 12 gennaio ed è stato immediatamente portato nella sede dell’ambasciata italiana a Caracas. L’incubo del cooperante italiano finito in carcere in Venezuela è finito dopo 423 giorni di prigionia. L’annuncio è stato dato dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, una volta avuta la certezza che la mediazione del governo aveva avuto successo mettendo fine alla vicenda: «Ho appena informato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha seguito la vicenda in prima persona. Ho parlato con i nostri due connazionali: sono in buone condizioni e rientreranno presto in Italia», ha detto Tajani, spiegando che insieme a Trentini c’è anche l’altro italiano che si trovava a El Rodeo, il torinese Mario Burlò.

Molto presto saranno in Italia. La premier Giorgia Meloni ha espresso “gioia e soddisfazione” per l’epilogo della vicenda. Decisivo il lavoro di mediazione del governo italiano e quello sul campo del corpo diplomatico a Caracas. La scarcerazione è stata disposta dalla presidente venezuelana Delcy Rodriguez che ha preso le funzioni dopo l’arresto e la deposizione di Maduro per mano degli Stati Uniti che hanno avuto un ruolo nella conclusione della prigionia di Trentini.

Il ruolo degli Stati Uniti e la mediazione del governo Meloni

Le autorità statunitensi si erano spese negli ultimi giorni per chiedere la liberazione dei detenuti politici in Venezuela, reputandolo un gesto di rottura rispetto alla dittatura di Maduro che si trova in carcere a New York insieme alla moglie. Meloni aveva a sua volta fatto arrivare un messaggio pubblico a Rodriguez aprendo così l’ultima strada a una trattativa che ha portato al risultato della liberazione.

Alberto Trentini era stato arrestato il 15 novembre 2024 mentre stava effettuando un viaggio di trasferimento in territorio venezuelano tra Caracas e Guasdualito in aree considerate ad alto rischio. Si trovava in Venezuela per conto di Humanity & Inclusion, la sua Ong che si occupa di veicolare aiuti alle popolazioni con disabilità. Il fermo era avvenuto durante un controllo su strada ed era stato rinchiuso nel carcere di El Rodeo I, quello dei detenuti politici. Poi il black out con l’Italia e sei mesi trascorsi senza nemmeno un contatto con la famiglia. Un muro abbattuto soltanto 200 giorni più tardi con la prima visita delle autorità consolari.

La svolta è arrivata dopo la caduta del dittatore Maduro e il governo italiano ha avuto modo di completare con successo l’opera di diplomazia che era stata avvisata nel corso dei mesi della prigionia. Non è stato semplice, come dimostra il fatto che il nome di Trentini non fosse stato inserito nel primo gruppo di rilasci avvenuto qualche giorno fa.

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