Tasse

Comuni e lotta all’evasione: quella fonte di risorse ancora non sfruttata

I sindaci chiedono più fondi al governo, ma intanto fanno poco per recuperare gettito da chi non paga le tasse

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Giuseppe Cordasco

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Ormai è uno dei temi caldi di questi giorni: la definizione della Legge di bilancio e le richieste di fondi che i Comuni da anni rivolgono al governo, nella speranza che i trasferimenti a loro diretti non vengano tagliati come accade ormai regolarmente. Non solo, i sindaci vantano anche nei confronti dello Stato un credito arretrato di circa 130 milioni, legato a rimborsi e perequazioni su Imu e Tasi, che non vengono sbloccati a causa della mancanza di decreti attuativi. A fronte di queste comprensibili pretese però, le amministrazioni locali fanno poco per recuperare risorse lì dove potrebbero.

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Un caso eclatante in questo senso è stato sollevato da un’indagine di Twig, società specializzata in ricerche e consulenze ad imprese. Ebbene, pare che i Comuni siano decisamente poco collaborativi con l’Agenzia delle entrate per scovare gli evasori fiscali. Un impegno, che dovrebbe poi essere quello di permettere un incrocio efficace di dati su Irpef, Irap, patrimoni e catasto, che sarebbe invece ben ripagato, visto che il gettito recuperato finirebbe interamente nelle casse locali. Ebbene, secondo i dati forniti da Twig, solo 559 amministrazioni locali, a fronte dei circa 8.000 Comuni esistenti in Italia, stanno lavorando spalla a spalla con il fisco per stanare davvero chi non paga le tasse. Si tratta di un misero 7% di sindaci, che è riuscito a portare “a casa” circa 17 milioni di euro.

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Ebbene, secondo i ricercatori di Twig, se solo tutte le amministrazioni locali operassero ad un livello minimo questa cifra potrebbe salire fino a 50 milioni. Per non parlare del fatto che, se invece, la collaborazione con il fisco fosse mediamente pari a quella messa in campo dai primi cento Comuni che attualmente sono già impegnati in questa attività, si potrebbe raggiungere la straordinaria cifra di 350 milioni di euro. Insomma, risorse che in un periodo di crisi quale quello attuale potrebbero davvero fare comodo a tanti sindaci. Eppure, sfogliando i dati attuali, si scopre che la città più attiva nel combattere l’evasione è stata nel 2015 Milano, che ha recuperato con questa attività circa 2 milioni di euro. Il capoluogo lombardo guida una schiera di città del Centro-Nord, quali ad esempio Torino, Genova e Reggio Emilia, che risultano certamente più attive in questo sforzo collaborativo con l’Agenzia delle entrate, rispetto ai Comuni del Sud.

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Per trovare infatti la prima città del Mezzogiorno, bisogna arrivare all’ottavo posto dove, come un’eccezione davvero unica, si colloca Reggio Calabria, che è riuscita a recuperare circa 400mila euro. Da notare poi che in questa classifica che potremmo definire della “lotta comunale” all’evasione, c’è da registrare il caso a dir poco straordinario di Flero, piccolo centro del bresciano, che con i suoi circa 9mila abitanti, non solo si colloca al dodicesimo posto assoluto tra i Comuni più collaborativi con il fisco, ma riesce a incamerare nelle proprio casse locali qualcosa come 240mila euro. Un vero e proprio esempio, che tanti sindaci alla ricerca di risorse dovrebbero assolutamente seguire.

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