Bitcoin: perché il suo valore si è più che dimezzato

Volatilità alle stelle: a metà dicembre aveva toccato il picco di 20.000 dollari ma in poco più di un mese è crollata sotto i 6.000

febbre bitcoin

– Credits: Marco Verch, Flickr

Massimo Morici

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A sentire una Cassandra come Nouriel Roubini, l'economista che aveva previsto la crisi dei subprime del 2008, quella dei bitcoin sarà la più grande bolla della storia. Un giudizio dai toni apocalittici il suo e, certo, non isolato.

A dire che il mercato delle criptovalute è sostanzialmente una colossale fregatura sono stati negli ultimi mesi: Jamie Dimon, numero uno di JP Morgan, Lloyd Blankfein, ceo di Goldman Sachs, Warren Buffett, miliardario e guru di Wall Street, e John Bogle, il numero uno di Vanguard, una società che gestisce un patrimonio di quasi 5.000 miliardi di dollari coi fondi comuni. E come dar loro torto: il crollo dai picchi toccati a metà dicembre, quando viaggiava attorno ai 20.000 dollari, è davvero impressionante, tanto che ora un bitcoin vale meno della metà, circa 6.000 dollari.

Il tonfo delle criptovalute

Da inizio anno la regina delle criptovalute è scesa di oltre il 50 per cento; nella sola giornata di lunedì 5 febbraio ha perso oltre il 16 per cento. La fuga però nelle ultime settimane ha riguardato un po' tutte le criptovalute, anche le altre che avevano continuato a correre a gennaio. Sia ethereum, la seconda criptovaluta per capitalizzazione, sia ripple, la terza e quella che era cresciuta di più nel 2017, hanno subito nella stessa giornata di lunedì un calo del 16 -17 per cento.

Il loro valore si è più che dimezzato dai massimi visti nelle prime settimane del nuovo anno: ora valgono rispettivamente 697 dollari la prima (1.396 dollari il valore massimo toccato il 13 gennaio); 68 centesimi di dollaro la seconda (il picco a 3,38 dollari, il 7 gennaio).

L'allarme di Draghi

Ma a cosa è dovuto il crollo degli ultimi 30 giorni? Le spiegazioni, come sempre, possono essere molteplici. Da una parte, come ha ricordato il presidente della Bce, Mario Draghi, le valute virtuali "sono al momento nello spazio non regolato e dovrebbero essere viste come asset molto rischiosi, soggetti ad alta volatilità e speculazione".

I sali e scendi, anche vistosi, non sono infatti una novità: un primo crollo del 40 per cento nel giro di pochi giorni lo si è visto lo scorso settembre, quando il bitcoin da 5.000 dollari si è portato poco sotto i 3.000, per poi raggiungere nei mesi successivi vette impensabili. Ma questa volta però non si è trattato solo di movimenti speculativi.

La stretta in Asia

A far scattare le vendite sono stati anche i timori diffusi sul mercato di una stretta da parte delle authority, a partire dalla Cina e Corea fino alle authority dei paesi più sviluppati: l'idea è quella di mettere le briglie a un mercato selvaggio, con regole minime e pochissimi controlli.

A preoccupare, inoltre, sono stati anche una serie di furti "virtuali" (l’ultimo, clamoroso, di circa 500 miloni di dollari, alcuni giorni fa in Giappone), che alimentano i dubbi sulla sicurezza non tanto della tecnologia blockchain, che sta alla base del sistema delle criptovalute, ma delle piattaforme utilizzate dagli investitori per comprarle, scambiarle e convertirle in valute tradizionali.

In Italia si muove il Mef

In Italia, intanto, si è mosso il Ministero dell'Economia e della finanza che ha mandato in consultazione lo schema di decreto per censire il mercato delle criptovalute: è previsto l'obbligo di iscrizione al Registro per i prestatori e per gli esercenti che accettano "cripto" pagamenti, mentre alcune informazioni saranno messe a disposizione della Guardia di finanza per il contrasto del riciclaggio di denaro sporco.

Il paletti delle banche

A mettere i paletti al mercato delle criptovalute, infine, sono state di recente anche le grandi banche americane e inglesi che temono l'eccessivo indebitamento dei clienti che hanno acquistato bitcoin. È il caso di JP Morgan, Citigroup e Lloyds che hanno vietato gli acquisti di criptovalute utilizzando le loro carte di credito.

Del resto, c'è chi vede nella bolla dei bitcoin un segnale di ciò che potrebbe accadere nelle prossime settimane (o mesi) sui mercati finanziari, che sono cresciuti molto, forse troppo negli ultimi 9 anni spinti da politiche monetarie estremamente accomodanti. E le preoccupazioni con il tonfo di Wall Street di lunedì 5 febbraio sono più che fondate.

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