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Leone XIV e la Rerum novarum del XXI secolo: tutte le novità della “Magnifica humanitas”

Leone XIV e la Rerum novarum del XXI secolo: tutte le novità della “Magnifica humanitas”

Con la Magnifica humanitas, Leone XIV chiede di “disarmare” l’IA. Un’enciclica che rilancia la Rerum Novarum nell’era degli algoritmi

I famosi “corsi e ricorsi storici” del filosofo Giambattista Vico. Leone XIV ha scelto di firmare la sua prima enciclica il 15 maggio, giorno anniversario della Rerum Novarum: come se la storia non tornasse mai uguale a sé stessa, ma si ostinasse a tornare. Centotrentacinque anni separano Leone XIII da Leone XIV, e in mezzo c’è tutto il Novecento – con le sue utopie meccaniciste, le sue catastrofi industriali, i suoi totalitarismi scientifici. Eppure la domanda è sempre quella, sempre attuale: cosa deve fare un’istituzione millenaria come la Chiesa quando una trasformazione tecnica minaccia la dignità dell’uomo?

La Chiesa e l’intelligenza artificiale

La risposta del Papa si chiama Magnifica humanitas, presentata oggi 25 maggio in Aula del Sinodo, con una novità assoluta nel protocollo pontificio: il Pontefice protagonista alla presentazione del proprio documento magisteriale, seduto accanto a Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic. È un messaggio, e indica che la Chiesa non convoca i teologi per parlare di intelligenza artificiale: convoca direttamente chi l’IA la costruisce. E quando Leone ringrazia Olah “per avere accettato il nostro invito”, aggiunge prontamente: “A nome della Chiesa accetto anche il vostro invito a camminare insieme.” Raro il caso in cui una formula di cortesia valga come dichiarazione programmatica, ma è proprio una di quelle rarità.

L’obiettivo di Leone XIV di “disarmare l’IA”

Il cuore del documento – duecento pagine circa, frutto di dieci anni di riflessione interna alla Santa Sede – si concentra in una formula che il Papa stesso ammette essere “forte” e “scelta deliberatamente”: “L’intelligenza artificiale deve essere disarmata.” Il rimando al disarmo nucleare è esplicito e particolarmente calzante. Come l’energia atomica, infatti, l’IA può alleviare sofferenze enormi, o produrre esclusione e morte su scala sistemica. Con una sostanziale differenza: l’arma atomica si vede, l’algoritmo che nega l’assistenza sanitaria in base a dati viziati da pregiudizi strutturali resta invisibile, impugnabile da nessun tribunale della coscienza collettiva. È questa invisibilità – non la potenza bruta – il pericolo nuovo che Leone XIV mette a fuoco, con una lucidità estremamente concreta.

La genesi dell’enciclica

Magnifica humanitas nasce, racconta il Papa, dall’”ascolto” di scienziati, legislatori, genitori, insegnanti. Ma soprattutto – ed è qui che il testo acquista una sua voce inconfondibile – dal “silenzio di chi non ha voce quando si prendono decisioni.” Categoria retorica antica, certo; eppure raramente applicata con tanta precisione al governo degli algoritmi, che per definizione decidono senza convocare assemblee. L’IA non vota, non ascolta, non si commuove: si limita semplicemente a eseguire. Ed è appunto nell’esecuzione che si annida la nuova forma di ingiustizia che l’enciclica intende nominare e combattere.

Leone XIV e l’esperienza personale peruviana

Il Pontefice chiude il sipario con un’immagine personale – le alluvioni del nord del Perù nel 2017, le case inghiottite dal fango, le strade scomparse – che trasforma la biografia personale in teologia: “Ricostruire non significa semplicemente sostituire ciò che è stato distrutto.” Significa riparare legami, ripristinare fiducia. “Nessuno ricostruisce da solo.” La Chiesa, conclude, non porta risposte tecniche; porta “una saggezza sull’umano di cui il nostro tempo ha disperatamente bisogno.”

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