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A Milano si progetta la farmacia del futuro: dai medicinali alla consulenza sulla longevità

A Milano si progetta la farmacia del futuro: dai medicinali alla consulenza sulla longevità

Il direttore scientifico di Unifarco Gianni Baratto e il presidente Luigi Corvi spiegano le strategie innovative delle farmacie per prolungare la vita in salute

Vivere più a lungo mantenendo energia, autonomia e qualità della vita. È questo il cambio di prospettiva che sta ridisegnando il dibattito scientifico intorno a un intreccio sempre più complesso: ricerca, prevenzione, nutrizione, salute mentale, nuovi modelli di cura.

In questo contesto, nasce il progetto GenAge®, presentato da Unifarco al Milan Longevity Summit. Al centro un’idea molto ambiziosa: trasformare la farmacia in un vero e proprio «Longevity hub», uno spazio dove il farmacista non si limita a dispensare farmaci, ma diventa una guida multidisciplinare in un percorso costruito su evidenze scientifiche, analisi dello stile di vita e prevenzione personalizzata.

Ne parliamo con il dottor Gianni Baratto, direttore scientifico e vicepresidente per la ricerca e lo sviluppo di Unifarco, e con Luigi Corvi, presidente della società: due voci per capire come le farmacie possano diventare protagoniste nella diffusione di una cultura della longevità sana e consapevole.

A Milano si progetta la farmacia del futuro: dai medicinali alla consulenza sulla longevità
A Milano si progetta la farmacia del futuro: dai medicinali alla consulenza sulla longevità
A Milano si progetta la farmacia del futuro: dai medicinali alla consulenza sulla longevità
In ottica di longevità, quali sono oggi le frontiere scientifiche più avanzate su cui la divisione di ricerca e sviluppo di Unifarco sta lavorando per rallentare i meccanismi di invecchiamento?

I meccanismi biologici dell’invecchiamento «antagonisti» contrastano l’attività cellulare e portano le cellule in senescenza, in una condizione nella quale vengono definite cellule zombie, che rallentano anche tutte le altre cellule. In quei casi, esistono degli ingredienti che riducono l’attività nociva di queste cellule senescenti, che rallentano l’attività cellulare (ad esempio la quercetina, di cui i frutti rossi sono ricchi). La quercetina, difatti, compie un’attività di pulizia a livello cellulare, ed è una sostanza considerata sicura dal punto di vista alimentare: se integrata insieme all’alimentazione, è un modo per aver cura della propria salute.

Con il progetto GenAge®, la farmacia viene definita un vero e proprio longevity hub di prossimità: come potrebbe cambiare il ruolo del farmacista in questo senso?

Il farmacista è un profondo conoscitore dei farmaci e della loro composizione, ma anche dei meccanismi biologici e cellulari. Ha quindi una conoscenza degli ingredienti che deve essere valorizzata. Possiamo dunque ipotizzare che vi siano alcune farmacie più spostate sul farmaco, ma si tratta farmacie bloccate sostanzialmente nel passato. Vi saranno farmacie che sono più drugstore, perché prediligono l’esposizione del prodotto. A ogni modo, io sono convinto che rimarranno e si fortificheranno anche dei tipi di farmacie che dispensano farmaci, ma che situano la punta di diamante della propria attività nel consiglio, nella consultazione, nella guida all’utente.

Abbiamo sempre lavorato sulla creazione di un network di farmacisti, di una community a cui pensavamo già vent’anni fa, ma che non esisteva. Non c’erano catene di farmacie, non c’era il tema del capitale: tutti quegli obiettivi che hanno portato a uno sviluppo di networking tra farmacie pubbliche e private. Abbiamo quindi creato questa rete, le Farmacie Specializzate di Farmacisti Preparatori, che oggi rappresenta circa settecento farmacie in Italia dall’Alto Adige fino alla Sicilia, e che hanno in comune una profonda conoscenza dei prodotti. E anche una preparazione dei farmacisti su quella che noi chiamiamo “formazione comportamentale”. Significa capire i bisogni nascosti delle persone e soddisfarli attraverso dei percorsi. Il consiglio di questi prodotti diventa dunque un completamento, un’integrazione.

Il vostro sistema include anche strumenti come il genetic plan. Ma quanto conta la genetica e quanto invece lo stile di vita in un progetto di longevità?

C’era stato un periodo in cui si era arrivati sull’onda dell’entusiasmo, in cui si diceva che per il 25-30% contava la genetica e per il 70% l’epigenetica (le nostre scelte e le nostre abitudini). In realtà, negli ultimi anni questo divario è stato riequilibrato. La genetica, chiaramente, ci spinge verso un certo tipo di comportamento: se abbiamo dei genitori magri di costituzione, non possiamo pensare che non facendo nulla potremo essere dei super atleti. Possiamo tuttavia lavorare molto sulla parte epigenetica, migliorando determinate caratteristiche.

Il vostro approccio si fonda su quattro pilastri: alimentazione, allenamento, lavoro interiore e integrazione. Quale di questi viene maggiormente trascurato?

È opportuno sicuramente partire dalle abitudini alimentari, che comportano l’obesità e la sindrome metabolica. In realtà, in Italia vi è una popolazione abbastanza attiva. Probabilmente, l’altro aspetto che va tenuto in considerazione, oltre a quello alimentare, è la psicologia. Noi intendiamo sviluppare il tema della mindfulness: lo stress e lo stile di vita, a volte, ci portano a esagerare nei nostri comportamenti.

Dobbiamo concentrarci, invece, sulla respirazione ad esempio: non sfogare il proprio nervosismo nel mangiare una brioche o un gelato, ma imparare a utilizzare il respiro, il diaframma, e anche un pochino di meditazione. Basta sfogarsi tramite una passeggiata, o comunque un’attività fisica anche moderata. Questo è un modo salutare, naturalmente molto più di un gelato. Attenzione: nessun cibo va criminalizzato, basta avere moderazione. Bisogna passare da più carboidrati a più proteine, fare in modo che le proteine siano componenti importanti, e limitare soprattutto gli zuccheri aggiunti.

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