Economia

Putin e la crisi del rublo temporanea: è solo illusione

Il presidente russo attacca la Nato e fa finta che la Russia non sia in piena emergenza, come invece dicono le banche

Russian economy will overcome crisis in two years - Putin

Fabrizio Goria

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L’orso sarà anche ferito, ma è ancora capace di bramire. Vladimir Putin, nonostante l’assedio degli investitori internazionali e delle società occidentali che hanno bloccato le vendite nei territori della Federazione Russa, ha oggi cercato di minimizzare la crisi che il Paese sta attraversando. “I problemi economici dipendono dalle sanzioni solo per il 25%-30%, e la Russia potrà riprendersi in due anni”, ha detto durante il consueto discorso annuale. Eppure, secondo quanto si può osservare sui mercati finanziari, il peggio potrebbe non essere ancora arrivato.

 
Crisi? Voi questa la chiamate crisi? Noi potremmo chiamarla in modo diverso Vladimir Putin

Crisi? Quale crisi?

“Crisi? Voi questa la chiamate crisi? Noi potremmo chiamarla in modo diverso, usare differenti parole”. Il presidente russo Putin, nonostante il crollo del rublo e una crisi di liquidità che sta mettendo a repentaglio la vita dei maggiori istituti bancari del Paese, non vuol sentire parlare di crisi. “Noi stiamo vivendo un momento economico particolare, dovuto soprattutto al calo del prezzo del greggio. E non siamo preoccupati. Entro due anni la Russia sarà tornata grande”, ha detto. Sarà anche vero, ma per ora sono sempre di più gli analisti finanziari che ironizzano e hanno tolto la lettera R dall’acronimo Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) che da un decennio contraddistingue le economie emergenti più significative. Gli ultimi in ordine temporale sono stati gli economisti di Citi, che hanno ricordato che la crisi della Russia potrebbe durare anche più di due anni. 

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L’illusione 

L’illusione data da Putin ai suoi cittadini è che non ci sia alcuna situazione di emergenza. Tuttavia, considerata la mossa shock della Bank Rossii, la banca centrale guidata da Elvira Nabiullina, a protezione del rublo, cioè l’innalzamento del tasso di sconto di 6,5 punti percentuali, le parole del presidente risultano beffarde. Nella faretra della Bank Rossii ci sono ancora poche frecce. Ci possono essere ulteriori swap con la Cina, oppure nuove operazioni di mercato aperto, ma la potenza di fuoco è limitata rispetto all’attacco. Specie ora che anche i cittadini russi, come ha evidenziato Russia Today, hanno iniziato a comprare dollari per proteggere i propri risparmi. “Io mi fido della banca centrale e sono sicuro che nei prossimi mesi farà tutto il necessario per proteggere il rublo, senza rinunciare alle riserve in oro o bruciare le proprie riserve in modo insensato”, ha ricordato Putin. Questo perché secondo il numero uno di Russia l’economia del Paese sta attraversando un periodo di mutamento strutturale, basato su una maggiore diversificazione. Più industria, più servizi, meno energia. Questo è il mantra economico che ha spiegato. “Bisogna avere pazienza, lo dico a tutti, perché le fluttuazioni del rublo sono e saranno temporanee”, ha detto. 

La sfida alla Nato

Il presidente russo ha però parlato anche di Ucraina. Il clima da Guerra Fredda continua e le tensioni pure. “Noi siamo per una soluzione politica in Ucraina, vogliamo che la pace venga ristorata, ma non accettiamo che ci vengano messi dei paletti o che arrivino minacce armate”, ha spiegato. Il riferimento è alle azioni della Nato, degli USA e dell’Europa. “Vogliono che l’orso stia seduto e mangi il miele ma tentano di metterlo in catene, di togliergli i denti e gli artigli e impagliarlo”, ha attaccato Putin. Secondo lui la Nato sta costruendo nuovi muri dopo quello di Berlino e i partner internazionali hanno totalmente sbagliato a credere di essere diventati un impero, volenteroso di rendere la Federazione Russa una sua nuova colonia. Putin è sicuro: “Noi non ci stiamo alla costruzione di nuovi muri virtuali”. 

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La crisi del rublo

La realtà dei fatti sta però smentendo Putin. Le lunghe code di fronte ai principali centri commerciali di San Pietroburgo, come il Galeria, o di Mosca, come il GUM, sono il simbolo della situazione in cui si trova la Russia. I cittadini russi - quelli che possono permetterselo, perlomeno - hanno timore per la perdita di potere d’acquisto del rublo e continuano ad ammassarsi nei mall per fare incetta di prodotti. Infatti, il cross fra dollaro e rublo resta oltre quota 60. Vale a dire che un dollaro vale circa 60 rubli. E dopo lo stop delle vendite di Apple e Land Rover, anche altre società occidentali hanno embargato de facto la Russia. Un esempio? Il costruttore automobilistico tedesco BMW, che ha domandato ai rivenditori di pagare entro 48 ore le vetture consegnate, per evitare ulteriori perdite dovute alla fluttuazione della moneta russa. E nel frattempo, diverse società di trading (EXNESS, FXPro, AxiTrader) hanno fermato le negoziazioni in rubli, proprio per mitigare il rischio di cambio. “La liquidità è in costante discesa, e non è possibile escludere uno scenario simile a quello vissuto da Lehman Brothers nel 2008”, hanno scritto stamattina gli analisti di Sberbank, la prima banca russa. Non proprio lo stesso quadro dipinto da Putin. 

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