Le idee sul lavoro del ministro Giuliano Poletti

Garanzia Giovani, tutele progressive contro i licenziamenti e stimolo al no profit. Così il nuovo ministro del welfare vuol combattere la disoccupazione

Il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti – Credits: Angelo Carconi/Ansa

Andrea Telara

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Figlio di contadini ed esponente del mondo delle cooperative (che garantisce un impiego a 1,2 milioni di persone), il nuovo ministro del welfare Giuliano Poletti conosce bene i problemi del mercato del lavoro italiano. Ora, Poletti dovrà passare dalle parole ai fatti e cercare di tradurre in provvedimenti concreti molte delle sue idee e dei suoi progetti per cambiare e modernizzare lo stato sociale italiano. Ecco, di seguito, una sintesi del Poletti-pensiero che il nuovo ministro esposto a più riprese negli anni scorsi, in alcune interviste e in diversi interventi pubblici.

CHI E' GIULIANO POLETTI

LA GARANZIA GIOVANI

Il primo compito di Poletti  sarà far partire e viaggiare a pieno regime la Garanzia Giovani , il programma di formazione e inserimento professionale finanziato dall'Unione Europea e destinato ai disoccupati con meno di 25 anni. Su questo progetto, Poletti ha già espresso apprezzamenti positivi e si troverà gran parte del lavoro ormai realizzata. I soldi della Granzia Giovani sono infatti già stanziati: si tratta di un piccolo tesoretto di 1,5 miliardi, da spendere in Italia nell'arco di un paio d'anni. Il maggior problema del ministro sarà tradurre le buone intenzioni in fatti concreti, cioè rendere veramente efficaci questi programmi, evitando che si impantanino nelle inefficienze e nella burocrazia dei centri per l'impiego pubblici, che hanno il compito di gestire i progetti.

LOTTA ALL'INATTIVITA'

La Garanzia Giovani, benché apprezzata quasi all'unanimità, non sarà certo sufficiente ad abbattere la disoccupazione tra gli under 25, che in Italia è ormai sul livello-record del 40%. Uno dei chiodi fissi di Poletti è in primis la lotta all'inattività, con la riduzione del numero dei Neet (Not in education, employment or training) cioè i giovani che non studiano più, non lavorano e che non seguono neppure un percorso di formazione professionale. “Bisogna che tutti abbiano qualcosa da fare”, ha detto il nuovo ministro del welfare, senza però indicare ancora le soluzioni. La sua posizione sembra però orientata a dare priorità (in termini di risorse) alle iniziative per l'inserimento professionale, piuttosto che a forme di assistenza indiscriminata come il reddito minimo garantito.

IL JOB ACT

Sul mercato del lavoro, il nuovo responsabile del welfare si troverà presto di fronte al nuovo Job Act di Renzi, la riforma del lavoro preparata dallo staff del segretario del Pd. Poletti si è espresso più volte a favore alla proposta renziana di creare un nuovo contratto a tutele progressive per i neo-assunti che, nei primi tre anni dall'ingresso del dipendente nell'azienda, prevede minori garanzie contro i licenziamenti, disciplinati dall'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. L'idea del ministro è sempre stata quella di conciliare le esigenze di flessibilità manifestate dalle imprese con le richieste dei sindacati di non toccare ulteriormente le protezioni dei posti di lavoro che già esistono.

IL NO PROFIT

Un altro pilastro dei progetti di riforma messi in cantiere da Poletti potrebbe essere un maggiore coinvolgimento nel sistema del welfare italiano del cosiddetto terzo settore, cioè il variegato mondo delle associazioni di volontariato e degli enti no profit. Visto che molti organismi pubblici manifestano la crescente tendenza a esternalizzare proprie funzioni, soprattutto a livello locale, per Poletti bisogna favorire la partecipazione del mondo del no profit al processo di erogazione dei servizi. E' un modello di Big society, cioè di società allargata che coinvolge in maniera crescente i cosiddetti corpi intermedi, le associazioni e gli organismi capaci da tramite tra i cittadini e le istituzioni.

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