False partite Iva, ora i controlli si fanno più serrati

Da quest’anno vanno a regime tutte le nuove regole dettate dall’ex ministro Fornero per smascherare i contratti fasulli

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L'ex ministro del Lavoro Elsa Fornero, a cui si devono le nuove norme sulle false partite Iva – Credits: Imagoeconomica

Giuseppe Cordasco

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Dalla fine del 2014 sono andate a regime tutte le nuove regole introdotte dalla legge Fornero (legge 92/2012) per portare allo scoperto le cosiddette false partite Iva. Stiamo parlando di tutti quei rapporti di lavoro in cui il dipendente nel tempo è stato praticamente forzato ad aprire una partita Iva, che permette risparmi all’imprenditore sul fronte fiscale e previdenziale, nonostante il rapporto lavorativo sottostante sia di pura e semplice subordinazione. Per poter infatti esplicarsi a pieno la nuova disciplina introdotta per scoraggiare questo tipo di pratiche aveva bisogno di due anni di carburazione. E questo perché una serie di controlli di verifica hanno come termine di riferimento proprio due anni solari di attività lavorativa.

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Secondo quanto stabilito dalla legge Fornero infatti, per poter presumere l’esistenza di un contratto lavorativo di subordinazione, devono venire a mancare contemporaneamente due delle seguenti tre condizioni:

-la collaborazione con lo stesso committente ha una durata complessiva superiore a otto mesi annui per due anni consecutivi;

-il corrispettivo derivante dalla collaborazione, anche se fatturato a più soggetti riconducibili allo stesso centro d'imputazione di interessi, costituisce più dell'80% dei corrispettivi annui complessivamente percepiti dal collaboratore nell'arco di due anni solari consecutivi;

-il collaboratore dispone di una postazione fissa di lavoro presso una delle sedi del committente.

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Come si può notare dunque, le prime due condizioni hanno un limite temporale di riferimento di due anni, che sono proprio quelli ora trascorsi dall’introduzione della nuova legge. A questo punto quindi gli ispettori del lavoro hanno a disposizione tutti i riferimenti per effettuare le verifiche del caso, che si annunciano decisamente più stringenti. Ad essere presi di mira saranno in particolare i titolari di partita Iva che svolgono attività di impresa individuale di servizi o in qualità di lavoratori autonomi privi di un ordinamento o senza iscrizione a un elenco professionale. Per quanto riguarda i rischi che corrono gli imprenditori, la nuova disciplina funziona con la cosiddetta “presunzione semplice”, che comporta l'inversione dell'onere della prova a carico del committente.

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Sarà quindi il datore di lavoro a dover dimostrare che effettivamente il dipendente con partita Iva non svolge un’attività di carattere subordinato. Nel caso l’imprenditore non sia però in grado di fornire prove soddisfacenti sul fatto che il rapporto di lavoro sia in effetti ascrivibile alla forma di collaborazione a progetto così come definita dall'articolo 67 della legge Biagi (Dlgs 276/2003), la legge Fornero prevede che automaticamente sia attestata la natura subordinata del rapporto, che diventa a tempo indeterminato fin dalla sua prima costituzione. Insomma, una tutela che potrebbe decisamente essere utile a centinaia di miglia di lavoratori costretti ad aprire forzatamente una partita Iva.

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