Lavoro

Decreto Dignità, di cosa stiamo parlando

I contenuti della prima misura di rilievo del governo, che introduce una stretta sui contratti a termine e sul lavoro su somministrazione

Luigi-Di Maio

Andrea Telara

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Dopo settimane di attesa è arrivato il  Decreto Dignità, la prima misura di rilievo messa in cantiere dal governo Lega-5Stelle e voluta fortemente dal vice-premier e neo-ministro del lavoro e dello sviluppo economico, Luigi di Maio. Il provvedimento è un po' più ampio rispetto a quanto anticipato nelle scorse settimane, poiché si concentra molto sulle regole del lavoro (e in particolare su quello a tempo determinato).

Ecco, nei paragrafi seguenti, una sintesi del pacchetto di misure che Di Maio e il governo Conte hanno preparato con l'obiettivo di modificare alcune regole del Jobs Act e del Decreto Poletti, due riforme del lavoro approvate dal governo Renzi tra il 2014 e il 2015.

Tra i primi provvedimenti contenuti nel Decreto Dignità c'è una stretta sui contratti di lavoro a tempo determinato. Di Maio ha parlato di una vera e propria rottamazione del Jobs Act anche se si tratta in realtà di una modifica non proprio radicale. Nello specifico, verranno reintrodotti solo alcuni vincoli esistenti fino al 2014 sulle assunzioni a termine.

Torna la causale per il tempo determinato

Chi recluta un dipendente con un inquadramento precario, dopo 12 mesi dovrà specificare nel contratto la causale, cioè il motivo per cui è stata utilizzata l'assunzione a tempo determinato al posto di quella stabile (per esempio la presenza di picchi di produzione o esigenze temporanee). In assenza di causale, il contratto a termine risulta nullo e viene assimilato al tempo indeterminato.

Indennizzi più alti

Non ritornerà l'articolo 18 ma aumenteranno gli indennizzi che un'azienda deve dare a un dipendente (tra quelli assunti dal 2015 dopo l'arrivo del Jobs Act), che viene licenziato ingiustamente. Oggi il risarcimento varia da un minimo di 4 mesi di stipendio a un massimo di 24 mesi, a seconda dell'anzianità di servizio. Con il Decreto Dignità l'indennizzo salirà da un minimo di 6 a un massimo di 36 mesi.

Meno rinnovi e durata più breve dei contratti

Dovrebbero essere reintrodotti dei limiti al numero rinnovi delle stesse assunzioni precarie che oggi, per un medesimo lavoratore, possono essere reiterate dall'azienda per ben 5 volte nell'arco di tre anni. Il limite scenderà a 4 rinnovi nell'arco di due anni e la durata massima dell'assunzione a termine, oggi fissata a 36 mesi, scenderà a 24 mesi.

Più contributi per le aziende

I contratti precari verranno resi più onerosi, con un aggravio dello 0,5% dei contributi da pagare sulla retribuzione, ogni volta che l'assunzione giunge a scadenza e viene rinnovata. Già oggi, l’azienda che recluta un lavoratore a tempo determinato deve versare (oltre ai contributi previdenziali) una quota dell’1,4% dello stipendio lordo per finanziarie la Naspi, cioè il sussidio alla disoccupazione. 

Si tratta di un balzello superiore di qualche decimo di punto rispetto allo 0,7% della retribuzione che le aziende pagano invece, sempre per finanziare la Naspi, sui contratti di lavoro a tempo indeterminato. Con l'aggravio dei contributi previsto dal Decreto Dignità, i contratti precari verranno dunque a costare almeno uno o due punti in più rispetto a quelli stabili.

Lavoro su somministrazione

Vengono introdotti vincoli sul lavoro su somministrazione (quello delle agenzie ex-interinali). Non potranno assumere a termine più del 20% dei loro dipendenti, in rapporto alla totalità degli organici.

Delocalizzazioni

Alle aziende che hanno ricevuto aiuti pubblici e portano all'estero la loro attività entro 5 anni, verranno applicate multe salate, comprese tra 2 e 4 volte il sostegno ricevutp dallo Stato.

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