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Economia

Iva, ecco come l’Ue combatterà le frodi

Addio alle esenzioni per le compravendite transfrontaliere tra Paesi dell’Unione, un meccanismo che causava perdite per 50 miliardi di euro

È un vero e proprio giro di vite quello che ha in mente l’Unione europea per mettere fine alle frodi legate all’esenzione dell’Iva nelle operazioni di compravendita transfrontaliere, ossia quelle che avvengono tra Paesi comunitari.

Un bonus fiscale che di fatto ha da tempo innescato un perverso meccanismo di truffe che, secondo stime della stessa Commissione europea, genera ogni anno perdite erariali ai Paesi dell’Unione per circa 50 miliardi di euro.

Non solo, la cosa se possibile ancora più grave è che ad approfittare di questa falla nella normativa fiscale comunitaria, sono state finora soprattutto organizzazioni criminali e terroristiche di carattere internazionale, come d’altronde dimostrerebbero i registri contabili trovati nella casa di Bin Laden, che tenevano traccia di molte operazioni truffaldine sull'Iva effettuate proprio in Europa allo scopo di finanziare Al Qaeda.

Cosa non funzionava

L’attuale regime di esenzione transfrontaliero dell’Iva in vigore nell’Unione europea prevede operazioni molto più semplici da attuare rispetto a quelle valide all’interno dei confini di ciascuno Stato. Stiamo parlando in effetti di regole antiquate, ormai obsolete, in base alle quali la merce venduta da un Paese membro all'altro gode appunto dell'esenzione dalla tassa.

Questo regime in pratica non fa altro che incentivare  la frode cosiddetta 'carosello', ovvero merci vendute e rivendute in più Stati, da società fittizie che puntano soltanto a raccogliere l'imposta in uno Stato e poi a sparire prima di versarla al fisco.

Le nuove norme

Proprio per ovviare a questa situazione di assoluta degenerazione, la Commissione europea ha intenzione di proporre nelle prossime ore nuove norme che prevedano sostanzialmente l’abolizione dell'esenzione transfrontaliera dell’Iva. L’idea è poi quella di dare vita a un nuovo sistema che ricalchi in modo fedele quello che avviene per le transazioni domestiche.

Dunque, se tutto procederà come auspicato a Bruxelles, a breve anche sulla merce venduta da uno Stato all'altro dell’Unione europea verrà applicata l'Iva. Quest’ultima sarà incassata dallo Stato di origine e versata in quello di destinazione finale del contratto di compravendita.

L'aliquota applicata sarà quella del Paese di destinazione. Oltre ad avere quindi certezza della raccolta, alle aziende si semplifica anche la vita: pagheranno tutto tramite un portale online, nella lingua del loro Paese. Secondo i calcoli della Ue, la riforma dovrebbe ridurre le frodi almeno dell'80%.

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Giuseppe Cordasco

Sono nato e cresciuto ad Aarau nel cuore della Svizzera tedesca, ma sono di fiere origini irpine. Amo quindi il Rösti e il Taurasi, ma anche l’Apfelwähe e il Fiano. Da anni vivo e lavoro a Roma, dove, prima di scrivere per Panorama.it, da giornalista economico ho collaborato con Economy, Affari e Finanza di Repubblica e Il Riformista.

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