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Guerra in Medio Oriente, dubbi sul futuro iraniano: Trump lavora all’opzione curda

Guerra in Medio Oriente, dubbi sul futuro iraniano: Trump lavora all’opzione curda

Secondo la Cnn, la Cia starebbe armando le forze curde per portare a una rivolta contro il regime iraniano

Restano per il momento incerti gli obiettivi di Donald Trump in Iran. Domenica, il presidente americano si era detto disposto a “parlare” con l’attuale leadership iraniana. Una posizione che ha tuttavia cambiato martedì, quando, su Truth, ha affermato che è “troppo tardi” per tenere un dialogo. Alcune ore dopo, incontrando Friedrich Merz alla Casa Bianca, il presidente americano ha specificato che le persone a cui aveva pensato per guidare l’Iran nel post Khamenei sono ormai morte. “La maggior parte delle persone che avevo in mente per la leadership sono morte”, ha dichiarato.

A questo si aggiunga il fatto che, negli ultimi giorni, l’inquilino della Casa Bianca ha aperto all’ipotesi di truppe sul territorio iraniano. Lo ha esplicitamente affermato lunedì al New York Post, specificando di essere pronto a un simile passo “se necessario”. Inoltre, martedì, il Wall Street Journal ha riferito che Trump sarebbe “aperto a sostenere gruppi in Iran disposti a imbracciare le armi per rovesciare il regime”. “Un’idea”, ha proseguito il quotidiano, “che potrebbe trasformare le fazioni iraniane in forze di terra”.

D’altronde, sempre martedì, Axios ha rivelato che, domenica, il presidente americano ha avuto una conversazione telefonica con i leader curdi dell’Iraq, in cui ha parlato dell’attuale offensiva contro la Repubblica islamica. “I curdi hanno migliaia di soldati lungo il confine tra Iran e Iraq e controllano aree strategiche che potrebbero rivelarsi significative con l’evolversi della guerra”, ha evidenziato la testata, per poi aggiungere che “i curdi iracheni hanno anche stretti legami con la minoranza curda iraniana”. Pare, in particolare, che la telefonata di domenica sia avvenuta su pressione di Benjamin Netanyhau. “La Cia sta lavorando per armare le forze curde allo scopo di fomentare una rivolta popolare in Iran”, ha riportato poco fa la Cnn.

Insomma, il presidente americano sarebbe sempre più propenso a fare affidamento su gruppi armati locali e regionali per abbattere quel che resta del regime khomeinista attraverso operazioni di terra. In un tale quadro, i curdi potrebbero svolgere un ruolo decisivo. Sotto questo aspetto, sono importanti due considerazioni.

La prima è che, se dovesse realmente decidere di appoggiarsi ai curdi, Trump irriterebbe probabilmente Recep Tayyip Erdogan. Negli scorsi mesi, l’inquilino della Casa Bianca e il sultano si erano avvicinati soprattutto sul dossier siriano: Trump aveva infatti benedetto l’attuale regime filoturco di Damasco, suscitando i malumori di Netanyahu. Il presidente turco, dal canto suo, non ha minimamente apprezzato l’operazione militare israelo-americana contro la Repubblica islamica. Inoltre, le ritorsioni iraniane contro i Paesi del Golfo hanno spinto Qatar e Arabia Saudita a tenere la linea dura nei confronti degli ayatollah. Il che rappresenta un problema per Erdogan, il quale intrattiene storici legami con Doha e che, negli scorsi mesi, si era assai avvicinato a Riad.

La seconda considerazione è che Trump sembrerebbe meno intenzionato adesso a perseguire una soluzione venezuelana. Originariamente, il presidente americano, dopo l’uccisione di Ali Khamenei, puntava a trovare un interlocutore addomesticato all’interno del vecchio sistema di potere. Tuttavia, come lui stesso ha ammesso martedì, tutti i nomi che aveva in mente sono morti. Nel frattempo, se dovesse dare l’ok a un’operazione di terra condotta dai curdi, ciò significherebbe che non considererebbe più il regime khomeinista un interlocutore. Dall’altra parte, Trump, martedì, è tornato a esprimere scetticismo su un potenziale ruolo politico di Reza Pahlavi. Segno questo che il presidente americano non abbia forse ancora individuato una figura per un’eventuale transizione di potere.

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