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Tutti contro Bastoni: colleghi e tifosi, il trionfo dell’ipocrisia

Tutti contro Bastoni: colleghi e tifosi, il trionfo dell’ipocrisia

Il difensore dell’Inter e della Nazionale inseguito da fischi e contestazioni in ogni trasferta. Paga la simulazione con esultanza nel derby d’Italia e anche l’ipocrisia di chi se la prende con lui per una cosa che fanno in tanti

A Como è stato un concerto di fischi. Era già successo a Lecce e succederà certamente nel derby in casa del Milan. Tutti contro uno perché quell’uno ha sbagliato tanto e ne paga le conseguenze. Ma anche perché gli altri si abbeverano all’odio veicolato dalla Rete e hanno deciso che il colpevole non ha possibilità di remissione, pure se ha chiesto scusa (lui) cospargendosi il capo di cenere.

Protagonista: Alessandro Bastoni. Tema: la volgare simulazione con cui ha causato l’espulsione di un collega (Kalulu) nell’ultimo derby d’Italia con annessa esultanza alla vista del cartellino rosso ingiustamente esposto dal disgraziato La Penna. Il quale è rimasto una settimana chiuso in casa su consiglio delle forze dell’ordine, linciato pubblicamente per un errore nel quale è stato indotto ma che ai censori del web e del bar sport è parso così grave da meritare insulti e minacce.

Bastoni ha fatto danni incalcolabili nella notte di San Siro, a se stesso e al sistema intero, Inter compresa. Ha obbligato il suo allenatore a una figuraccia comunicativa per difenderlo, dovrà spingere il ct Gattuso ad occuparsi della questione quando la nazionale si troverà a Coverciano per giocarsi l’accesso al Mondiale e ha contribuito a incattivire un ambiente abituato ad alimentarsi di polemiche e veleni. E’ adulto e vaccinato, prende i fischi e va avanti a giocare. Il punto, però, è un altro.

Lui ha sbagliato, gli altri stanno facendo anche peggio. Perché dai giorni in cui il mondo intero si è scandalizzato che si potesse simulare per cercare di fregare arbitro e avversario, giurando che basta (“Non sia mai, signora mia…”) non se ne poteva più, molti altri colleghi hanno continuato a simulare, cadere, tenersi la faccia mai colpita, allungato una gamba cercando un contatto e cose simili. Facendola franca. Zero scuse, zero linciaggio mediatico, zero assalto dei moralisti da curva e piattaforma social.

Insomma, Bastoni ha sbagliato e pure di grosso ma alla fine è rimasto l’unico a pagare. Senza scomodare il Vangelo (“Chi è senza peccato scagli la prima pietra”) sarebbe anche l’ora che qualcuno alzasse il dito per dire basta. Uno qualsiasi, tanto l’elenco dei finti puri è lungo praticamente come quello di tutte le squadre della Serie A, basta aver la voglia di mettersi per un istante nei panni dell’altro e guardare in casa propria. Chi può dire di non aver mai simulato o avuto vantaggi da una simulazione?

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