Lavoro

Come gestire i conflitti in una riunione importante

Alcuni consigli semplici ed efficaci per affermare le proprie ragioni senza farsi odiare

riunione-meeting-azienda

Alessandro Pegoraro

-

“Siamo in riunione. Non sono assolutamente d’accordo con la proposta di un collega ma è un tipo tosto, che non la manda a dire. Odio litigare, ci sto male per giorni. E poi ho paura di rovinarmi la carriera.”


I conflitti sono un modo per auto-rovinarsi la carriera, è vero.

La buona notizia però è che si può fare valere le proprie ragioni senza trasformare un contraddittorio in un duello all’ultimo sangue, salvando non solo la carriera ma anche l'autostima.
 
Ne è convito Travis Bradberry, autore di Intelligenza Emotiva 2.0 che offre qualche suggerimento prezioso.

Il confronto non va evitato
Innanzitutto, evitare il confronto non è un’alternativa.
Vanno considerate anche le conseguenze del silenzio. Basta mettersi al posto dei colleghi o dei capi: chi si fiderebbe di uno che ha paura della sua ombra?
Qui, il punto è quello di far capire all'interlocutore che si sta lavorando con lui e non contro di lui.

Il linguaggio è l'alleato migliore  
Invece di liquidare una proposta con non funzionerà mai meglio provare con una formula ipotetica: "hai pensato a come potrebbe funzionare?"

Lasciamo perdere il ma e usiamo di più l’"e"
Se il collega spinge per spendere tutti i soldi in comunicazione e siamo convinti che serva una persona in più, evitiamo di dire “Ma così facendo non riusciamo ad assumere la risorsa che ci serve”.
La risposta giusta è: “Capisco che tu voglia comunicare di più e credo anche che ci serva una persona in più”. Può apparire una sfumatura ma in questo modo non si demolisce la sua idea e si apre un confronto. Oppure, invece di insistere sui punti deboli di un’idea, cerchiamo di capire quali sono le ragioni che l’hanno generata. Un’altro stratagemma utile è quello di obiettare ma, nel contempo, offrire una soluzione.

Riconoscere l'autorità dell'interlocutore

E se invece non si è d’accordo con un capo o comunque uno più importante di noi? Qui le cose si complicano. Il buon senso consiglia prudenza ma un conto è la prudenza, un conto arrendersi senza combattere.
Secondo Amy Gallo, un’autrice di Harvard Business Rewiew, sfidare un capo non fa piacere a nessuno ma accettare una decisione sbagliata senza provare a contrastarla può comportare il fallimento di un progetto e magari pregiudicare la fiducia di colleghi e collaboratori.

Qui, il punto è partire dal fatto che si riconosce l’autorità dell'interlocutore. I consigli seguenti partono da questa premessa.

Momento e contesto giusti
Scegliere il momento e/o il contesto giusto: si troverà una maggiore disponibilità all’ascolto e, magari, anche a cambiare idea, facendo di chi propone il consiglio l’eroe della settimana!

Chiedere permesso
Meglio chiedere il permesso: spiegare che si ha un’opinione differente. Una volta ottenuto il via libera, vanno esposte le proprio ragioni parlando lentamente e attenendosi al punto dal quale si dissente.

Attenzione agli aggettivi

Evitiamo aggettivi irritanti come "frettoloso", "sbagliato", "folle".

Il punto di vista dell'altro
Valorizzare il punto di vista della controparte illustrandolo con chiarezza e, se possibile, meglio far leva su un tema che il Capo ritiene fondamentale. Ogni Capo ha i suoi. A questo punto lui capisce che il dissenso può tornargli utile.

Solo un'opinione
Mentre si espongono le proprie ragioni va ribadito, più volte se è necessario, che la è solo un’opinione, non I Dieci Comandamenti.

Difficili da mettere in pratica?
Questi principi “salva vita” sembrano utili ma difficili da mettere in pratica? Forse, prima di giudicare, è meglio trovare un po’ di tempo per allenarsi a dovere.
In fondo, provare non costa nulla.

[cfr. anche: Travis Bradberry, Intelligenza Emotiva 2.0]

executivesummary.it

© Riproduzione Riservata

Commenti