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Perché per Merkel e Renzi la Grecia è un dilemma inestricabile

La Cancelliera non può mollare sulle richieste per non perdere le elezioni del 2016, il premier italiano non può permettersi Grexit perché teme il Fmi

Marco Cobianchi

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L’ultimo allarme viene dal Fondo Monetario Internazionale. In caso di mancato accordo tra i creditori e la Grecia, l’impatto sull’Italia sarà “sostanziale in termini di effetti sulla fiducia, sebbene l’esposizione diretta sia limitata”.

Questo spiega perché il doppio appuntamento di oggi, alle 13 le nuove proposte del governo greco e, alle 18, la riunione dell’Eurogruppo che dovrebbe decidere se accettarle o no, sono un appuntamento “storico” per il governo italiano.

La doppia personalità italiana
Il quale è costretto ad assumere una doppia personalità.

Da una parte, infatti, l’Italia si schiera con le posizioni rigoriste tedesche dato che non può permettersi, visti i conti, di appoggiare platealmente le richieste greche che pure sono le stesse che porterebbero beneficio anche a noi (meno rigore, più flessibilità), e dall’altro lato, deve cercare in tutti i modi di mantenere Atene all’interno dell’eurozona se non vuole scivolare nell’ultima posizione nelle classifiche economiche continentali ed essere così oggetto di una sfiducia internazionale sulle sue capacità di recupero come paventa proprio il Fondo Monetario.

Matteo Renzi, che stasera parteciperà all’Eurogruppo farà di tutto, quindi, per convincere i partner ad accettare le proposte di Alexis Tsipras e del nuovo ministero delle Finanze Euclid Tsakalotos, anche se questo volesse dire accettare un allentamento delle condizioni poste dall’Europa per concedere nuovi aiuti.

Ma i margini di trattativa sono risicatissimi. Le proposte di Tsipras sono, infatti, già state bocciate la settimana scorsa, quando tese una mano all’Europa con una lettera nella quale diceva di accettare, “con aggiustamenti”, la proposta dei creditori.

Ma i creditori, ovvero la Germania della signora Merkel, giudicò quegli “aggiustamenti” non ricevibili e preferì lasciare che i greci andassero a votare convinta che i “sì avrebbero prevalso. Come è andata lo sappiamo.

Oltre a questo la Merkel non potrà indietreggiare rispetto alle sue posizioni della settimana scorsa anche per motivi politici interni. Da una parte nell’autunno dell’anno prossimo sono previste le elezioni e, anche se la Merkel non si ripresenterà, la Cdu non può presentarsi a un’opinione pubblica tedesca già irritata (per usare un eufemismo) dal comportamento dei greci, con un accordo che concede loro nuova flessibilità o, addirittura, un taglio del debito. Dall’altra la Cdu è sotto attacco da parte dei socialisti della Spd che accusano la Cancelliera proprio di voler cedere alle richieste di Atene.

I rigoristi, in Germania ma, più in generale, in Europa, sono proprio i socialdemocratici e la Merkel per non passare come troppo “molle” deve essere ancora più rigorosa di quanto già non sarebbe di suo.

Il dilemma diventa ancora più irrisolvibile se si pensa che, da un calcolo della Standard & Poor’s, la perdita teorica per la Germania in caso di fallimento della Grecia ammonta alla fantasmagorica cifra di 90,6 miliardi di euro: 38,2 come partecipazione al fondo salva-Stati; 20 affidati al sistema di pagamento interbancario; 15,2 sono prestiti bilaterali; 5,2 sono la quota a carico della Germania della massa di bond greci acquistati dalla Banca centrale europea; 1,9 sono quelli comprati direttamente dalla Bundesbank e 1,1 è la quota tedesca dei prestiti concessi alla Grecia dalla Banca europea degli investimenti.

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