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La Legge di Stabilità promossa dalla Ue. Per ora

La Commissione approva il documento ma non nasconde le preoccupazioni sui conti. E fissa la prossima verifica a marzo 2015

Fabrizio Goria

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Un’approvazione che sa di bocciatura. È questo il sapore che ha la decisione della Commissione europea di dare il via libera alla Legge di stabilità italiana per il prossimo anno. Da un lato, il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker lancia il suo programma di investimenti (a leva finanziaria) nell’eurozona. Dall’altra, dà un’altra possibilità a Italia e Francia, concedendogli tempo per far tornare sui binari la rispettiva finanza pubblica. Orizzonte temporale della verifica ultima, marzo 2015. Ma mai come in questo caso sarà difficile per Roma riuscire a rispettare le promesse. Troppe le incognite, sia esogene sia endogene.

Vedremo a marzo 2015 gli avanzamenti dell’Italia Commissione Ue

Il chiaroscuro della Commissione 

A Palazzo Chigi sono ore di festeggiamenti. Come ha detto oggi il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, “l’Ue ha riconosciuto le circostanze eccezionali che hanno investito l’economia italiana nell’ultimo anno”. In pratica, il ritorno della recessione. E su questa base, la Commissione ha optato per un lasciapassare per Roma. Niente procedure d’infrazione, solo un monito sul livello del debito pubblico. Eppure, leggendo il documento prodotto da Palazzo Berlaymont, emergono tutte le preoccupazioni della Commissione. In primis, viene evidenziata la “significativa revisione al ribasso” del Pil reale previsto sia per il 2014 sia per il prossimo anno. Se in prima istanza il governo italiano aveva indicato una crescita del Pil di 8 decimali per l’anno in corso e dell’1,3% per il 2015, la realtà ha riservato una doccia fredda: il Pil si contrarrà dello 0,3% nel 2014 e crescerà dello 0,6% nel prossimo anno. A dire l’ultima parola sono stati Pierre Moscovici e Valdis Dombrovskis, che hanno voluto dare fiducia all’Italia e alla Francia. Una fiducia a breve termine, complice l’insediamento della nuova Commissione guidata da Juncker. 

 

La sfida del marzo 2015

La vera sfida posta da Juncker e dalla sua Commissione non è quindi quella della sopravvivenza nell’immediato. Si tratta della sopravvivenza a marzo 2015 e successivamente. Un obiettivo non scontato per l’Italia. Diverse le ragioni. Primo, perché l’economia italiana è stagnante e il periodo di bassa inflazione è destinato a durare, nell’area euro, almeno fino al secondo semestre del prossimo anno. Secondo, perché non è ancora chiaro l’impatto delle misure adottate dalla Banca centrale europea (Bce) per rivitalizzare l’economia dell’eurozona. Terzo, perché il clima di tranquillità sui mercati obbligazionari è un forte disincentivo per l’adozione delle riforme strutturali promesse dall’Italia. Quarto, perché Roma deve ancora affrontare la successione al Quirinale, un fattore che può generare incertezza sul fronte amministrativo, e quindi nella riduzione del debito pubblico e nel ritorno a un livello di competitività sostenibile per un’economia come quella italiana. 

L’Ue ha riconosciuto le circostanze eccezionali che hanno investito l’economia italiana nell’ultimo anno Pier Carlo Padoan

Il fattore credibilità

Infine, c’è il fronte della credibilità. Per ora la Commissione ha riconosciuto che l’Italia sta vivendo una congiuntura economica negativa, con la conseguenza che il rapporto debito/Pil non potrà essere abbassato secondo le previsioni. Tuttavia, lascia intendere il documento presentato oggi, non ci saranno ulteriori sconti a marzo del prossimo anno. Del resto, il debito resterà sopra il 130% del Pil anche per il 2015 e solo un processo di riduzione sostenibile nel lungo periodo potrà essere utile all’Italia. Non preoccupa il coefficiente deficit/Pil, in quanto sotto controllo. Ma anche in questo caso, come spiega la Commissione, non ci possono e non ci devono essere deviazioni sul percorso concordato fra Palazzo Chigi e Bruxelles. Traduzione: il via libera alla Legge di stabilità non autorizza a utilizzare risorse in modo ballerino, in quanto il consolidamento deve continuare. Specie dopo la figuraccia della spending review tentata da Carlo Cottarelli e azzoppata nelle settimane scorse. 

C’è il rischio di una deviazione dagli attuali obiettivi di bilancio Commissione Ue

I rischi per l’Italia

Il rischio concreto, intorno ai conti pubblici italiani, è quello di un corto circuito capace di far ripiombare il Paese in quella spirale di incertezza nella quale è già entrata troppe volte nel corso degli ultimi tre anni. Come spiega un alto funzionario della Commissione europea a Panorama “non c’è più spazio per concessioni o ritardi nell’adozione delle riforme strutturali promesse”. E chi pensa, a Roma così come a Parigi, che il piano di investimenti promosso da Juncker sia la panacea per tutti i mali dell’area euro, si sbaglia di grosso. “Può aiutare, ma il maggior sostegno all’economia europea non può arrivare dalla Commissione o dalla Bce, ma dai singoli Stati”, continua la fonte di Palazzo Berlaymont. Per l’Italia, il pericolo maggiore è proprio quello evidenziato ieri dal numero uno della Bce, Mario Draghi. Quello dell’autocompiacimento. 

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