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Perché l'Italia non è Cipro: i cinque motivi

Dal peso delle banche sull'intera economia e alla loro condizione patrimoniale fino alla situazione politica

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Da una settimana per i piccoli investitori l’incubo si chiama Cipro. Gli italiani sono noti per custodire i propri risparmi in banca e sono sempre più numerosi coloro che, alle montagne russe della Borsa e al materasso, hanno preferito in questi ultimi anni i redditizi conti deposito. Su tutti aleggia lo spettro di una patrimoniale. Per questo autorità e istituzioni si sono spese per tentare di tranquillizzare i piccoli risparmiatori.

Giuseppe Vegas, presidente di Consob ha dichiarato che l’Italia “è al sicuro” mentre l’Abi ha sottolineato che gli istituti di credito “hanno una posizione di grande solidità”. Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, ha ribadito che “Cipro è un paese decisamente diverso dall’Italia”. Per poi proseguire: “Dobbiamo dire con chiarezza, che non si può assolutamente pensare a un prelievo forzoso dai conti correnti. Questo è assolutamente escluso”.

Al di là delle attestazioni di forma tuttavia i punti interrogativi sono numerosi. Per questo Filippo A. Diodovich, market strategist per IG Market, Corrado Caironi, investment strategist a R&CA e Stefano Gianti, analista di Cmc Markets, hanno provato a chiarire in cinque punti i motivi per cui Roma non seguirà, almeno nel breve, Nicosia.

- Prima di tutto l’Italia non ha richiesto l’intervento dell’Outright monetary transaction (Omt) che fornisce aiuti agli Stati sulla base di condizioni di austerity decise dalla cosiddetta Troika (Ue, Bce e Fmi).  Al di là degli allarmismi, non è neppure detto che si proceda verso questa direzione, nonostante l’attuale stallo politico. Tant’è che in un recente studio di Darren Williams, senior European economist di AllianceBernstein, si afferma in merito che “Molto del lavoro più duro sul fronte della politica fiscale in Italia è già stato fatto”. “Il governo Monti ha di fatto tracciato una strada che ha recepito il Fiscal Compact e programmato il pareggio di bilancio per il prossimo anno, tanto che Draghi ha parlato di pilota automatico” dichiara Caironi. Certo lo scenario può cambiare, il colossale debito pubblico italiano incombe (secondo gli ultimi dati di Bankitalia ha raggiunto quota 2.022,7 miliardi). Ma almeno per ora “lo Stato italiano ha sufficiente liquidità per andare avanti. Si spera certo che un Governo stabile possa avviare quelle riforme che accantonino il rischio default. Ma non vedo rischi da qui a un anno” afferma Diodovich.

- In secondo luogo l’economia italiana è ben differente da quella di Cipro. “Nicosia ha fondato le sue recenti fortune sulla finanza, un porto felice per i capitali provenienti dall’Est Europa. “Si consideri che il sistema bancario del Paese vale otto volte il Pil, rispetto alle due volte circa di quello italiano” spiega Diodovich. “Una simile esperienza si era vista in precedenza in Irlanda e in Islanda ambedue cadute nella trappola della crisi finanziaria” sottolinea Caironi che poi aggiunge: “l'Italia, per quanto in difficoltà, rimane la terza economia e il secondo esportatore in Europa”. Tradotto in pratica significa che la Troika a Cipro ha avuto uno spazio di azione molto limitato. In Italia, come spiega il market strategist di IG Market, le alternative non mancherebbero. A iniziare dalla (s)vendita del patrimonio di Stato ancora nelle tasche del Tesoro.

- Occorre poi sottolineare che le banche, all’origine della crisi di Cipro, in Italia “hanno nettamente migliorato la propria posizione patrimoniale aumentando gli accantonamenti e facendo pulizia” commenta Caironi. Sulla stessa linea anche Gianti secondo cui: “le nostre banche sono molto liquide avendo preso in prestito una larga parte dei capitali finanziati dalla stessa Bce con i due piani Ltro”
- A livello politico infine, l’attuale compagine del Parlamento, farebbe supporre soluzioni diverse da una patrimoniale sui conti correnti. Diodovich porta ad esempio ulteriori tasse sugli immobili (fatta salva la prima casa) che potrebbero essere viste con maggiore favore rispetto a una generalizzata patrimoniale che potrebbe comportare “eccessive tensioni sociali”.
- Un’ultima considerazione: per salvare le banche cipriote che da tempo versano in difficoltà, la Troika ha atteso l’insediamento del nuovo governo eletto a febbraio. Ecco, a Roma per ora è nato un nuovo esecutivo guidato da Pierluigi Bersani. Ma è tutto da vedere se e quanto durerà.

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