La Gran Bretagna ha deciso: fuori dalla Ue. Il referendum per la Brexit ha visto la vittoria dei "Leave" ovvero dei sostenitori dell'uscita. E ora? Chi ha da perdere di più? Noi e gli austriaci siamo i meno vulnerabili da un'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea.

A scriverlo è l'agenzia di rating statunitense Standard & Poor’s che ha calcolato l’indice di esposizione all'uscita di Londra (Brexit Sensitivity Index), basato su fattori come esportazioni di beni e servizi verso il Regno Unito in relazione al Pil nazionale, flussi bidirezionali di emigrazione, crediti del settore finanziario su controparti britanniche e investimenti stranieri diretti nel paese di Sua Maestà.

Stando a questa metodologia, Italia e Austria sono appunto gli ultimi due paesi nella classifica. In testa, troviamo invece l'Irlanda – restano ancora vigorosi gli scambi in merci e servizi tra i due paesi, oltre ai sostanziali flussi migratori - e una serie di piccoli centri finanziari che hanno storici legami con il Regno Unito: Malta, Lussemburgo e Cipro. Considerando le grandi economie del Vecchio Continente, invece, a tremare è soprattutto la Spagna.

Questa classifica è stata ricordata anche dal Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, intervenuto di recente a un convegno sulla Brexit: "Tra i 20 paesi più in pericolo in caso di uscita della Gran Bretagna, l'Italia si trova agli ultimi posti: il nostro interscambio di beni e servizi con la Gran Bretagna è intorno al 3% del Pil".

L'impatto a Piazza Affari ...

Quanto pesa, invece, Brexit per il mercato azionario italiano? Anche qui molto poco. Stando a un recente commento del team di gestione della milanese Intermonte Advisory, l’esposizione è piuttosto modesta e concentrata su alcune società. Le più colpite? Yoox (14% del fatturato dal Regno Unito), Leonardo (14%), Prysmian (13%), Ferrari e STM (entrambe a 6%), Tod’s (5%).

"L’esposizione indiretta, misurata invece come instabilità dei mercati legata alle conseguenze politiche di un’uscita del Regno Unito dall’Europa, sarebbe invece più elevata data la proverbiale maggiore debolezza del nostro debito pubblico" aggiungono gli esperti di Intermonte Advisory.

.... e sulle banche

Un impatto "visibile" e certamente "non morbido", infatti, sarà ad esempio quello sulle quotazioni delle banche italiane e sullo spread. Lo ha detto Carlo Messina, numero uno di Intesa Sanpaolo, che però esclude una situazione simile a quella vista nel periodo pre-crisi della Lehman. "La dimensione dello shock dipenderà dall'impatto sui corsi delle azioni bancarie che saranno le più toccate" ha aggiunto il banchiere.

Le ripercussioni politiche

Il più preoccupato, alla fine, è il ministro dell'Economia,Pier Carlo Padoan, che ha parlato di "effetti emulativi" del referendum che fanno nascere "un modello di uscita dall'Unione all'interno delle regole che altri potrebbero seguire", come hanno ribadito più volte molti partiti populisti europei (in Italia, Lega e M5S). "La Ue farebbe un grave errore se provasse ad andare avanti come se nulla fosse accaduto" ha concluso Padoan.

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