Economia

Cervelli in fuga: perché conviene (davvero) tornare

L'articolo 5 del dl Crescita prevede notevoli agevolazioni fiscali per chi scelga di risiedere in Italia

Professore di legge

Barbara Massaro

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L'idea, sacrosanta, è quella di invitare l'intellighentia italiana che da anni è a servizio della crescita dei paesi esteri a ritornare in patria.

Chi sono i "cervelli in fuga"

Ricercatori, medici, scienziati, professori, ma anche imprenditori e liberi professionisti che, dopo essersi formati in Italia presso prestigiosi atenei nostrani, hanno deciso di "scappare" dal nostro Paese per trovare lavoro all'estero a condizioni di vita spesso migliori, retribuzioni più alte e pressione fiscale minore.

Si tratta di un capitale umano che l'Italia ha tutto il diritto di tentare di riportare a casa.

L'esecutivo giallo-verde per favorire il ritorno dei cosiddetti "cervelli in fuga" ha inserito una serie di notevoli agevolazioni fiscali all'interno del decreto crescita, ovvero di quel provvedimento che dovrebbe rappresentare la miccia per far ripartire l'Italia a livello produttivo.

Cosa dice il decreto crescita

L'articolo 5 è interamente dedicato alle agevolazioni fiscali per coloro che, dopo un periodo di residenza all'estero, decidano di trasferirsi nuovamente in Italia.

Per questi contribuenti, a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore del provvedimento, verrà applicata una riduzione dell'imponibile del 70%, mentre ora è solo del 50%.

Per poter godere dello sconto fiscale, però, l'eventuale figliol prodigo che desideri tornare a casa deve rispettare una serie di paletti.

I paletti imposti dal Governo

Intanto (iscritti o meno all'Aire), bisogna dimostrare di aver vissuto almeno due anni fuori dai confini nazionali e nello stesso tempo è indispensabile impegnarsi a vivere in Italia per altri due.

Il super sconto fiscale, dunque, dura due anni, ma può essere prorogato di ulteriori cinque anni se si hanno figli minori a carico e se si acquista casa in Italia. In questo caso la riduzione dell'imponibile - per il quinquennio successivo ai primi di anni in Italia - è del 50%.

Conviene, però, allargare la famiglia visto che dopo il terzo figlio si possono godere, recita la norma, 
"Ulteriori cinque periodi di imposta concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 10 per cento del loro ammontare".

Agevolazioni per chi si trasferisce al sud

Il Governo, poi, con l'idea di rendere omogenea la mappatura dell'Italia che produce, ha deciso di offrire ulteriori sconti e agevolazioni a coloro che decidano di trasfersi in una regione che sia Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria o Sardegna.

In questo caso le tasse verrebbero calcolate sul 10% di quello che si guadagna.

Dati alla mano, un normale cittadino che sempre vissuto tra le Alpi e la Sicilia con reddito da 100.000, in un anno andrebbe a pagare 36.170 euro di Irpef, mentre un cervello appena tornato in patria ne dovrebbe al fisco appena 2.300.

Si tratta di un ottimo incentivo per stimolare l'orgoglio italiano che vive all'estero a dare di nuovo fiducia a un Paese che ha bisogno anche dei suoi talenti per ripartire.

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