Economia

Calo demografico in Italia: le conseguenze sull'economia

Nel 2018 sono nati solo 439.000 bambini. Solo nel primo dopo guerra così poche nascite

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Barbara Massaro

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Diminuiscono le nascite, i giovani vanno all'estero e in Italia restano gli ultra sessantacinquenni e gli stranieri che, però, da soli, non hanno la forza demografica di mantenere col segno più il tasso di nascite nel nostro Paese.

Cosa dice il rapporto Istat

La mappa demografica dell'Italia di oggi disegnata nell'ultimo rapporto Istat parla di una Paese dove per 165 anziani ci sono solo 100 giovani e in tutto il 2018 i fiocchi rosa e azzurri sono stati solo 439.000, mai così poche nascite dal primo dopoguerra in poi. 

La recessione demografica in un decennio ha portato a riempire 140.000 culle in meno rispetto al 2008 e il 45% delle donne tra i 18 e 49 anni non ha ancora messo al mondo un figlio.

"Se fino al secolo scorso la componente demografica ha mostrato segnali di vitalità - ha dichiarato il presidente dell'Istat, Gian Carlo Blangiardo, presentando il Rapporto annuale - e ha spesso fornito un impulso alla crescita del Paese anche sul piano economico, oggi potrebbe svolgere, al contrario, un effetto frenante.

Viene da chiedersi se siamo (e saremo ancora) un popolo che guarda avanti e investe sul suo futuro o se invece dobbiamo perlopiù sentirci destinati a gestire il presente". 

Le conseguenze economiche del calo demografico

Del resto già di per sé mettere al mondo un bambino è una scommessa e se lo si fa in un Paese dove ogni nuovo nato si porta nella nursery 35.000 euro di debito pubblico tutto diventa più complesso. Per questo molti giovani tra i 20 e i 34 anni mettono su famiglia fuori dai confini nazionali.

Il saldo migratorio con l'estero degli italiani è negativo dal 2008 e ha prodotto una perdita netta di circa 420 mila residenti. Circa la metà (208 mila) è costituita da 20-34enni. E quasi due su tre hanno un'istruzione medio-alta.

In termini economico demografici questo trend crea un deficit della popolazione economicamente attiva e la fuga dei cervelli (che finiscono per preferire la possibilità di far figli altrove) frena la possibilità di ripresa economica.

Un decennio difficile quello che ha attraversato l'Italia e se di certo la maggiore prudenza delle coppie nel mettere al mondo figli è determinata dall'incertezza delle prospettive economiche per il futuro prossimo (lavoro stabile, possibilità di comprare casa, costo della vita sempre più elevat) dall'altro il calo demografico potrebbere rendere più difficile la ripresa economica, come sintetizza ancora il Presidente Istat Blangiardo : "In assenza di significative misure di contrasto, potrebbero determinare ricadute negative sul potenziale di crescita economica, con impatti rilevanti sull’organizzazione dei processi produttivi e sulla struttura e la qualità del capitale umano disponibile".

Calano i giovani aumentano gli anziani

In compenso gli over 65 sono sempre più numerosi, ma sono ancora attivi e produttivi: fanno sport e utilizzano servizi e beni culturali, ma l'invecchiamento degli italiani preoccupa i demografi che calconano che, entro il 2050 l'Italia scivolerà 36esimo posto della classifica dei Paesi più popolati al mondo (oggi è al 23esimo posto) scendendo a 55 milioni di abitanti (oggi sono circa 60)

L'età media degli italiani conitinua, infatti, ad aumentare e oggi è di 45,4 anni, contro i 43,2 del 2009.

Gli anziani costituiscono il 22,8% della popolazione (erano il 20,3% dieci anni fa). 

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