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Strage di Modena: se esci di casa per uccidere cristiani per i pm non esiste la premeditazione

Strage di Modena: se esci di casa per uccidere cristiani per i pm non esiste la premeditazione

L’inchiesta sull’autore del macello di Modena parte «morbida»: con queste premesse finirà in clinica e sarà liberato dopo pochi anni. Ma il gip: «Voleva uccidere più persone possibile e non pare a causa del disturbo schizoide. Pericolo di fuga: forti legami in Marocco».

Se domattina a qualcuno di voi venisse in mente di mettersi al volante della propria auto e, per scaricare la rabbia, decidesse di tirare sotto quante più persone possibile, stia tranquillo. E pure se vi siete portati appresso un coltellaccio per sgozzare qualche cristiano, rimanete rilassati. A nessun pm, soprattutto se siete stranieri e dite di aver visto il diavolo e di sentirvi perseguitati dalla mafia, verrà in mente di indagarvi accusandovi di strage premeditata.

Di certo non vi verrà contestata l’aggravante della finalità terroristica e neppure l’odio razziale, perché è evidente che volevate accoppare un po’ di persone, ma non in quanto italiani, prova ne sia che avete investito pure qualche straniero.

Il perimetro giudiziario della Procura di Modena e le aggravanti escluse

Sì, al momento la Procura di Modena contesta a Salim El Koudri la tentata strage e le lesioni aggravate, ma esclude tutto il resto. È vero, aveva scritto di voler bruciare Gesù Cristo e aveva definito i fedeli «cristiani di merda», ma poi si è pentito e, come ha detto il suo avvocato, ha chiesto la Bibbia e pure di vedere un prete. Come è evidente, il passaggio successivo sarà che, oltre a invocare la Madonna, verrà chiesta la perizia psichiatrica e, dunque, l’autore della strage di sabato finirà in qualche clinica. Da dove, dopo qualche anno, sarà liberato e messo in prova, in attesa che combini altri guai.

L’esclusione da parte della magistratura delle aggravanti ha ovviamente delle conseguenze e non soltanto dal punto di vista giudiziario. Da un lato, stabilire che, nonostante sia uscito di casa con l’intenzione di uccidersi («Pensavo che sarei morto») e di uccidere, Salim El Koudri non avrebbe premeditado una strage, significa alleggerirne la situazione. E così pure escludere le finalità terroristiche e di odio razziale. Ma dire che non esiste l’aggravante terroristica equivale anche a privare le vittime della tutela del fondo apposito a sostegno di chi sia rimasto ferito a seguito di attentati.

L’assistenza medica durante il periodo in ospedale è a carico del Sistema sanitario nazionale, ma poi quale aiuto anche economico avrà chi ha avuto entrambe le gambe amputate? Non essendo italiana, probabilmente non otterrà neppure la pensione d’invalidità, mentre l’autore della strage – essendo cittadino italiano – avrà tutte le cure, anche psichiatriche, di cui ha bisogno. Per non dizer, poi, dell’assicurazione. È vero che la responsabilità civile risponde anche quando il gesto non sia dovuto a colpa ma a dolo. E, però, si tratta di vedere quale è la copertura della polizza, se cioè sia o meno capiente per pagare i risarcimenti e i costi delle cure. E come abbiamo visto nel caso di Crans-Montana, le parcelle non sono certo condizionate dal dolore o dalle colpe di chi è all’origine di una tragedia. Spiego tutto questo perché ho la sensazione che, una volta passato il tempo, tutto venga dimenticato in fretta, archiviando il dramma delle vittime e ignorando le cause che hanno portato alla strage.

I precedenti di Adam Kabobo e Said Mechaquat nel nodo della follia

Ammesso e non concesso che l’attentato abbia origine dalla follia di una persona che si sentiva emarginata e sradicata, temo purtroppo che avremo modo di affrontare altri casi di disagio da immigrazione. Ho ricordato ieri gli omicidi di Adam Kabobo, un ghanese che ammazzò a colpi di piccone tre passanti e a cui la Cassazione abbassò la pena riconoscendogli un parziale vizio di mente, e di Said Mechaquat, un marocchino che uccise un ragazzo «perché era felice». Due casi che dimostrano come, pur non avendo servizi di igiene mentale in grado di curare gli italiani, importiamo stranieri con patologie mentali gravi.

E a conferma di ciò, segnalo un episodio di ieri. Un gambiano di 30 anni è stato fermato alla stazione Centrale di Milano mentre cercava di salire su un treno con un machete. L’uomo, residente a Modena come Salim El Koudri, ha svariati precedenti penali oltre al permesso di soggiorno scaduto e siccome era particolarmente agitato gli agenti hanno dovuto usare il taser. Ma tranquilli, non è salito in macchina. Almeno per ora.

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