Economia

Banche, cosa cambia con la garanzia dello Stato

Un paracadute pubblico per i prestiti in sofferenza, ma solo a certe condizioni. Così il governo cerca di risollevare i bilanci degli istituti di credito

Pier-Carlo-Padoan

Andrea Telara

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Un nuovo paracadute pubblico per i crediti in sofferenza che zavorrano i bilanci delle banche italiane. E' questo, in sostanza, ciò che prevede il decreto approvato ieri dal consiglio dei ministri, frutto di un accordo con l'Ue raggiunto nelle scorse settimane dal ministro dell'economia, Pier Carlo Padoan. Non si tratta di quella bad bank di cui si è parlato per molto tempo ma di un nuovo sistema con cui lo stato cercherà di aiutare le banche a liberarsi in parte dei crediti in sofferenza, cioè degli oltre 200 miliardi di euro di prestiti che hanno buone probabilità di non essere rimborsati, a causa delle difficoltà dei debitori strozzati da quasi 10 anni di crisi economica.


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Nello specifico, con il decreto approvato ieri, l'esecutivo guidato da Matteo Renzi ha delineato un sistema con cui gli istituti di credito nazionali potranno cartolarizzare i propri crediti sofferenti, cioè conferirli in nuove società-veicolo per portarli fuori dal bilancio e trasformarli poi in titoli (ovvero in particolari obbligazioni che si chiamano asset backed securities) da rivendere sul mercato agli investitori (per esempio a qualche fondo speculativo). Proprio grazie al provvedimento del consiglio dei ministri, questi titoli godranno (seppur parzialmente) di una garanzia dello Stato, che provvederà a rimborsarli nel caso in cui il credito sottostante non venisse onorato. Lo scopo dell'intervento pubblico è appunto favorire le operazioni di cartolarizzazione, risollevando così i bilanci delle banche.




I paletti del decreto


Per far scattare questa garanzia statale, però, il decreto fissa dei paletti ben precisi. Innanzitutto, il paracadute pubblico verrà attivato soltanto su titoli frutto di cartolarizzazioni ma classificati come senior, cioè che hanno un grado di rischio più basso e un rating medio-alto, superiore al cosiddetto investment garde (tripla B), rilasciato da un'agenzia riconosciuta anche dalla Banca Centrale Europea. Inoltre, la stessa protezione pubblica potrà attivarsi soltanto quando la banca che ne beneficia ha già venuto sul mercato almeno la metà dei titoli classificati come junior (o subordinati) cioè quelli che sono frutto di cartolarizzazioni di prestiti in sofferenza ma che, rispetto ai senior, godono di minori garanzie di rimborso e sono dunque più rischiosi .


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Infine, il decreto prevede pure che le banche paghino un "prezzo" allo Stato per ottenere la garanzia sui prestiti in sofferenza. Ci sarà infatti una commissione proporzionale all'ammontare dei finanziamenti cartolarizzati e calcolata tenendo conto delle quotazioni dei cds (credit default swap), contratti derivati che assicurano contro il rischio di insolvenza di un debitore. In particolare, il parametro di riferimento per il calcolo delle commissioni sarà il prezzo dei cds relativi a crediti di uguale scadenza e con lo stesso grado di rischio di quelli cartolarizzati. Per spingere le banche a liberarsi più velocemente dei prestiti “marci”, nei primi tre anni è previsto uno sconto sulle commissioni da pagare allo Stato in cambio della garanzia pubblica. I costi si innalzeranno infatti gradualmente nel tempo, fino ad allinearsi pienamente alle quotazioni dei relativi cds dopo 6 anni. Analizzando nel dettaglio il decreto del governo, dunque, si scopre che il paracadute statale scatta soltanto in presenza di condizioni abbastanza stringenti e si basa su un meccanismo non proprio semplicissimo. C'è dunque da augurarsi che basti a raggiungere l'obiettivo prefissato, cioè di togliere almeno 70 miliardi di euro di sofferenze dai bilanci degli istituti di credito.


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