Lettera dei Riva a Bruxelles: troppe bugie sull’Ilva

L'integrale del documento pubblicato da Panorama in cui l'ex azionista del gruppo siderurgico si rivolge al commissario europeo alla concorrenza

Lo stabilimento Ilva di Taranto – Credits: Ansa

Redazione

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Per "diradare la nebbia che è stata creata intorno all’Ilva", "al fine di preservare il nostro diritto di richiedere il giusto indennizzo a chi ha violato il pacifico godimento dei nostri beni", la famiglia Riva, ex azionista del gruppo siderurgico, ha scritto al commissario europeo alla concorrenza Margrethe Vestager una lunga lettera con una serie di chiarimenti che potrebbero mettere in difficoltà il governo italiano.

Nella missiva, che Panorama pubblica in esclusiva sul numero in edicola da giovedì 18 febbraio e di cui qui sotto potete leggere il testo integrale, i Riva intendono smontare la tesi secondo cui lo Stato italiano è dovuto intervenire a Taranto per risolvere i problemi ambientali creati dall’acciaieria. Se la loro versione sarà ritenuta fondata, l’Italia rischia di essere condannata per la violazione della normativa sugli aiuti di Stato.

La lettera sottolinea infatti che "non c’è alcuna prova che Ilva, sotto il controllo di Riva Fire Spa, abbia mai violato la normativa europea e-o italiana in materia ambientale. Né alcuna autorità giudiziaria o amministrativa ha mai accertato il contrario". "La motivazione di fondo dell’ingiusto esproprio che abbiamo subìto" conclude la missiva "non risiede dunque nella violazione, in realtà inesistente, di norme ambientali o dell’Aia, ma è interamente riconducibile ad uno scontro istituzionale tra confliggenti iniziative politiche e giudiziarie".

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