Aziende

La fabbrica dei buoni "Expat"

Dal 1994 Eca Italia assiste le imprese italiane che vogliono "esportare” i loro manager. Ecco l'esperienza, raccontata dall'ad Andrea Benigni

espatrio

Dall'Italia verso... – Credits: iStock

A partire dal 1994, ha assistito in via diretta ed indiretta nei processi di espatrio almeno 50 mila tra manager e top manager italiani, i cosiddetti “Expat”. Alle loro circa 350 aziende ha fornito assistenza e consulenza a tutto tondo: in campo, retributivo, fiscale, amministrativo, giuslavoristico, burocratico, previdenziale.

Si chiama Eca Italia e nel momento esatto in cui l’Italia imprenditoriale ha iniziato a espandere la sua internazionalizzazione, all’inizio della crisi del 2007, è stata un vero e proprio “ponte” per l’estero per le grandi multinazionali come per le tante piccole aziende che cercavano di contrastare le difficoltà di mercato lanciando la loro sfida su nuovi piazze, europee e non solo.

“Se una società deve esportare un tecnico su una piattaforma petrolifera nel Mar di Giava, o un top manger in Cina, noi siamo sempre in prima linea” dice Andrea Benigni, che di Eca Italia dal 2011 è l’amministratore delegato.

Affiancando le direzioni delle risorse umane, Eca Italia si occupa di ogni problema del futuro Expat: a partire dalla sua pianificazione fiscale, a volte resa complessa da regimi di doppia imposizione, fino a entrare praticamente in ogni problema gestionale che possa riguardare il dirigente o il tecnico in partenza per una meta straniera.

Eca Italia si occupa quindi di visti d’ingresso e di pianificazione contributiva. Trova perfino la casa su misura del top manager: “Disponiamo di un data-base internazionale, realizzato dal nostro partner inglese Eca International, che fornisce informazioni sulle principali città di 180 Paesi, con analisi e focus su case ed appartamenti per quartiere”, sottolinea Benigni.

Eca fornisce anche “pacchetti” più completi, che comprendono informazioni sulle scuole internazionali per i figli eventualmente traslocati all’estero al seguito dell’Expat, o quelli di un coniuge che deve reinventarsi un lavoro in un altro Paese.

Il business è in forte incremento. “Negli ultimi tre anni” calcola Benigni “stimiamo che almeno il 5% delle imprese italiane abbia aumentato le assegnazioni internazionali di lungo periodo tra i propri dipendenti. Mentre nel prossimo triennio sono almeno 42 su 100 le aziende che prevedono che il trend sia destinato ad aumentare”.

Trentasei dipendenti tra Milano, Roma e Firenze, oggi Eca Italia lavora con multinazionali attive in tutti i settori produttivi, come il gruppo Pirelli, il colosso dei pipe-line Saipem e le Assicurazioni Generali, ma anche con costruttori come Salini-Impregilo e con gruppi della moda come Versace e Armani; fa però consulenza anche ad aziende di dimensioni molto inferiori, come il gruppo delle piastrelle Concorde, di Sassuolo. E fornisce lo stesso tipo di consulenza a 360 gradi anche alle società estere che vogliono portare un loro alto dirigente in Italia.

Il successo delle assegnazioni estere riguarda la stragrande maggioranza dei casi:“Soltanto nel 7% dei casi si registra una fine anticipata della missione estera, spesso per obiettivi non raggiunti” dice Benigni. Il problema più frequente attiene al mancato adattamento culturale del manager: “I drop-down” conclude “sono più numerosi tra quanti partono senza portarsi dietro la famiglia; anche per questo le aziende nostre partner sono orientate a incentivare la partenza di interi nuclei familiari  quando il manager è coniugato/a o convivente e con figli”.

Qui un piano in 5 punti su come organizzare un espatrio di un manager.

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