Nella giungla di Park Avenue di Wednesday Martin
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'Nella giungla di Park Avenue' di Wednesday Martin. L'intervista

Madri sull’orlo di una crisi di nervi

Lo direste mai che una società sfavillante come quella di Manhattan, quella che vediamo nei film, leggiamo nei libri e sogniamo in tubini neri incollate alle vetrine di Tiffany, il più delle volte nasconde segreti inimmaginabili dal punto di vista sociologico?

Lo direste mai che l’esclusivissimo mondo in cui alberga la casta più ricca, quella dell’Upper East Side, in realtà cela (ma nemmeno poi tanto segretamente) una segregazione sessuale e una dipendenza da psicofarmaci con miscele alcoliche degne dei più dannati poeti maledetti?

Wednesday Martin ha scritto un vero e proprio trattato sociologico su una fetta di popolazione che in una maniera o nell’altra ha sempre gli occhi puntati addosso: gli abitanti dell’Upper East Side.
Non gente comune, non famiglie normali, non donne madri e mogli qualunque. Sono donne da centomila dollari all’anno (di manutenzione, tra capelli, viso, corpo, guardaroba e accessori, senza considerare autisti, taxi e Uber!) e Nella giungla di Park Avenue (BookMe) è la rappresentazione del loro mondo.

Quello in cui ai party le donne e gli uomini sono separati, quello in cui la maternità è definita “intensiva”, quello in cui la depressione è dietro l’angolo, quello in cui le iniezioni per sopportare il tacco 12 sono all’ordine del giorno, e quello in cui la lotta per il maschio è senza limiti e i figli sono caricati dall’ansia che le madri riversano loro addosso.

Le domande da porre a Wednesday sono infinite, il tempo a disposizione poco. Ci ho provato.

D: Le devo dire la verità: quando ho letto il titolo del suo libro mi sono immaginata un romanzo rosa – senza voler togliere nulla al romance – di quattro donne americane alle prese con una quotidianità lontana dal reale. Poi ho iniziato a leggerlo, e ne sono rimasta affascinata perché finalmente qualcuno aveva il coraggio di non solo smascherare quello che crediamo sia solo finzione, ma farmi addentrare anche dal punto di vista sociologico ad un qualcosa che possiamo solo intuire. E che non è solo Sex and The City…
R: Quando sono approdata nel mondo dell’Upper East Side mi sono accorta che qui le donne facevano parte di una tribù a sé, erano un mondo a parte: stessa divisa, stesse abitudini, stesse rotte migratorie (Hamptons d’estate e Aspen d’inverno, quando non nei Caraibi o nelle varie isole) e una identica condivisione rispetto alle credenze sulla famiglia e sull’essere madri. Ho capito sin da subito che i miei figli non avrebbero avuto modo di giocare con i loro se non fossi entrata nel merito di quello che era il loro codice per diventare esattamente come loro. Solo in questo modo anche i miei figli avrebbero avuto un’esperienza positiva da questo trasferimento (dal Village).
Mi hanno sicuramente aiutata nell’acclimatamento i miei studi di letteratura sociale, di antropologia e di scienza. Per quest’ultimo caso mi sono basata sul lavoro della primatologa Sarah Blaffer Hrdy che ha studiato la maternità nelle varie specie, non soltanto quella umana (gorilla, scimpanzé, babbuini), e ha scoperto che le femmine una volta diventate madri non sono solo pronte al sacrificio per i loro piccoli, ma sono anche individui strategici il cui obiettivo è la sopravvivenza.
Molti lettori sono positivamente sorpresi dalla piega che prende il libro rispetto alle loro aspettative. Volevo che il tema fosse accessibile dal punto di vista delle scienze sociali e dell’antropologia.

D: “L’Upper East Side è un’isola all’interno dell’isola di Manhattan”. Da antropologa, esistono altre realtà come queste?
R: Credo che un esempio molto simile potrebbe essere Parigi, la città degli arrondissement. Nell’ottavo si respira un’aria molto fredda rispetto a quella del sesto, per fare un esempio. Qui, nella Rive Gauche dove abbiamo vissuto per un breve periodo, vedevo le persone decisamente più calorose, affettuose, amichevoli nei confronti dei bambini, erano insomma più disponibili rispetto alla glacialità dell’ottavo.
Parigi mi sembra quindi un buon esempio perché a seconda dell’arrondissement in cui ti trovi respiri un sapore diverso dagli altri.

D: “I miei studi di lettura e di antropologia mi avevano insegnato che tutte le scimmie, anche le più evolute, hanno bisogno di sentirsi parte di una comunità”. Amo alla follia l’immagine di ricche donne newyorchesi impellicciate con fattezze scimmiesche. Loro cosa ne pensano?
R: Sono stata estremamente aperta con loro, ho dichiarato sin dal principio quali erano i miei intenti. Alcune sono state disponibili e mi hanno aiutata, altre se ne sono andate dicendo che non erano interessate. Per fortuna molte di loro sono dotate di un gran senso dell’umorismo…
Purtroppo non si ha accesso al mondo maschile, la segregazione sessuale è un aspetto vero e tangibile di questa società. Quando lo facevo notare mi veniva risposto “ah davvero?” come se non se ne fossero mai accorte; altre invece rispondevano che era la situazione ideale per sentirsi più a loro agio. Questione di punti di vista.

D: Cercare la casa giusta, la scuola adatta, l’outfit perfetto, essere una geisha moderna, trovare vere amiche, convivere con alcool e antidepressivi…? È questa la ricetta della felicità a Park Avenue?
R: In antropologia si dice che gli elementi della stessa specie devono vivere insieme per ottenere sostegno. E secondo me è questa la ricetta della felicità: vivere con i tuoi pari in termini di specie. Invece le donne dell’UES vivono in una maniera molto isolata, competono tantissimo tra di loro e quindi ricorrono molto spesso alle automedicazioni (tequila, vodka, erba, xanax ecc.). Pensa che un recente studio ha dimostrato che le madri di quest’area di New York sono quelle che bevono di più rispetto al resto delle donne negli Stati Uniti. Vivono in una condizione di stress notevole in cui donne della stessa specie non sanno se considerarsi amiche o amiche-nemiche. A tutto ciò va poi aggiunta l’ansia da abbandono da parte del marito (che le ridurrà ad essere emarginate e senza il becco di un quattrino nella maggior parte dei casi). E per concludere, tantissime di loro hanno un’alimentazione basata su un apporto molto bassi di calorie: ciò significa che anche i livelli di estrogeni diminuiscono e il risultato è la loro debolezza. Non è assolutamente facile la vita di queste donne: non è una passeggiata sulla Quinta…

Nella giungla di Park Avenue. La tribù più chic del pianeta nasconde un lato selvaggio
di Wednesday Martin
BookMe, 2016

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