Il Complotto Toscanini, il romanzo di Filippo Iannarone

Il colonnello Luigi Mari, figura eroica dell’antifascismo liberale, fa luce sul mistero della morte di Alberto Rinaldi e sul ruolo di Arturo Toscanini

Toscanini-Complotto

La copertina del libro "Complotto Toscanini" di Iannarone

Maurizio Tortorella

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Bisognerebbe dire un “grazie!” a zio Michelino. Bisognerebbe, davvero, perché senza i suoi racconti, che mezzo secolo fa devono essere stati davvero formidabili, questo delizioso romanzo-verità non ci sarebbe. Il libro s’intitola "Complotto Toscanini" (Piemme, 382 pagine, 19,90 euro).

L’autore è Filippo Iannarone, avvocato romano e ora imprenditore alberghiero in Germania, nonché nipote di zio Michele Iannarone: generale dell’esercito sotto il fascismo e poi comandante partigiano.

È zio Michelino, con le sue narrazioni e con la sua figura di antifascista, a ispirare la ricerca del nipote, che si accanisce a scavare negli archivi storici del Quirinale una storia tanto vera quanto misconosciuta: quella che lega Arturo Toscanini, mitico compositore e direttore d’orchestra, alla misteriosa morte di Alberto Rinaldi, un ortopedico di Piazze, in provincia di Siena, che negli anni Trenta prospettava cure miracolose e aveva pazienti famosi in tutta Europa.

Nel 1931 Toscanini (che era appena espatriato in America dopo un’aggressione fascista a Bologna perché si era rifiutato di dirigere “Giovinezza”) era stato costretto improvvisamente a sospendere la stagione di concerti con la Filarmonica di New York per colpa di una dolorosa borsite alla spalla destra, tanto da essere stato costretto a dirigere gli ultimi concerti con il sinistro.

Viste inutili tutte le terapie, Toscanini aveva saputo dei prodigi compiuti da Rinaldi e aveva deciso di rientrare in Italia per contattarlo. Le fiale di Rinaldi avevano rimesso perfettamente in forma il Maestro, che da quel momento avrebbe continuato senza più problemi ortopedici la sua straordinaria carriera fino al 1954, all'età di 87 anni.

La nostra storia, però, inizia la notte del 27 settembre 1935, quando Rinaldi viene misteriosamente ucciso in una strada buia di Piazze. Le indagini non avanzano, il processo stesso è una farsa, la giustizia non chiarisce nulla. Così il delitto Rinaldi scivola nell’oblio.

Riemerge 14 anni dopo, nel 1949, quando il presidente della Repubblica Luigi Einaudi decide di nominare Toscanini senatore a vita. Sul passato del maestro, infatti, c’è un’ombra: il suo nome compare tra i documenti dell’indagine per l’omicidio di Rinaldi, e in quella delicata fase storica di transizione repubblicana è necessario che nessun personaggio pubblico abbia scheletri nell’armadio.

Ma perché la morte di Rinaldi ha a che fare con Arturo Toscanini? Che cosa legava lo scienziato e il maestro? E perché una nuova indagine potrebbe far emergere un coinvolgimento di Toscanini in quella morte spaventosa?

È qui che interviene la fantasia di Iannarone, solleticata dai racconti di zio Michelino: la storia trae forza narrativa da una sua invenzione, il colonnello Luigi Mari, figura eroica dell’antifascismo liberale, che viene nel romanzo incaricato di far luce su un mistero che dura ormai da troppo tempo. Tra depistaggi, colpi di scena e congetture fruttuose, Mari cercherà di scoprire una verità che in molti hanno voluto nascondere.

Il personaggio di Mari, in realtà, è ispirato proprio alla vita e alle vicende realmente vissute dallo zio dell’autore, il generale Michele Iannarone, che fu responsabile dell'intelligence del Fronte Militare Clandestino di Liberazione e Comandante del Primo Raggruppamento, a fianco del colonnello Lanza di Montezemolo. L’autore possiede alcuni documenti storici originali, i cui dettagli e risvolti hanno acceso l’ispirazione di Il complotto Toscanini.

Per la cronaca, Toscanini non divenne mai senatore a vita della Repubblica: il 6 dicembre 1949, con una garbatissima lettera inviata a Eiuanudi, rifiutò la sua nomina “con grande rammarico”, e per “spirito di semplicità e modestia”.


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