Edoardo Frittoli

-

Aeroporto di Villacidro (Sardegna orientale). Sera del 6 gennaio 1944

Il Flight officer Allen trascinò nella tenda il suo compagno di squadrone completamente ubriaco, e lo mise a dormire ancora con la divisa addosso. I due ventenni aviatori avevano passato la sera del 6 gennaio 1944 bevendo vino a Villacidro, nella Sardegna orientale dove il 17th Bomb Group dell'USAAF si era insediato dopo la liberazione dell'isola. Quel pomeriggio avevano per la prima volta bombardato Pontedera, sede dello stabilimento aeronautico della Piaggio. Dal diario dello Squadrone, quel pomeriggio dalle pance dei Martin B-26 Marauder erano state scaricate più di 500 bombe sullo scalo ferroviario e sui capannoni di Pontedera, andate a segno. Da quel pomeriggio d'inverno, la storia della più importante industria aeronavale italiana e fiore all'occhiello del regime, sarebbe cambiata per sempre. 

A Pontedera si chiudeva così l'ultimo capitolo, con i quadrimotori alleati che per altre due volte nel giro di pochi giorni colpirono la sede produttiva della Piaggio. E fu proprio un quadrimotore il canto del cigno delle linee di produzione aeronautiche dell'azienda di Pontedera. Era nato sotto i peggiori auspici il bombardiere a lungo raggio Piaggio p.108 tanto che durante un volo dimostrativo a Pisa ai suoi comandi aveva perso la vita Bruno Mussolini, secondogenito del duce, per l'improvvisa rottura delle manette del gas.

Furono i tedeschi ad ordinare il trasferimento di quel che restava della produzione nell' Italia settentrionale, precisamente in una ex fabbrica tessile di Biella. Il lavoro sarebbe ripreso al servizio del Reich, con la fabbricazione di ricambi per la Luftwaffe. 

Alla direzione della sezione motori, mentre fuori infuriava la guerra civile, c'era l'ingegner Renzo Spolti. Fu a lui che il presidente Enrico Piaggio affidò il difficilissimo incarico di "pensare al futuro dell'azienda". Piaggio sapeva che la guerra era perduta e che i vincitori avrebbero posto dure restrizioni all'industria aeronautica italiana. Bisognava pensare alla ricostruzione e alla riconversione civile, ad un mezzo popolare che non fosse una vettura, appannaggio esclusivo della Fiat. 

Fu così che l'embrione del più famoso scooter del mondo fu concepito, al chiuso degli stabilimenti biellesi nei giorni più bui del Paese. Spolti si mise al lavoro, ispirato da un piccolo motociclo in dotazione ai paracadutisti americani che aveva visto nella tenuta di un industriale della zona. In pochi mesi, l'ingegnere arrivò al prototipo del piccolo scooter che fu battezzato MP5 (Moto Piaggio 5) ma per tutti noto come "Paperino". Si trattava di un buon prodotto, visti i tempi e le possibilità. Era studiato per essere facile da guidare, essenziale nelle componenti ed affidabile. Montava un motore Sachs 98cc. automatico, che ne facilitava l'uso anche al pubblico con minore confidenza con le motociclette. Il tallone d'achille del Paperino era però l'impostazione tradizionale della meccanica, con il motore centrale che non aveva permesso di eliminare l'ostacolo del grande tunnel tra le gambe del guidatore. Quando Enrico Piaggio vide il prototipo restò fortemente deluso. Non era ciò che il collerico patron della Piaggio aveva inteso, e questo significò la messa da parte dell'Ing. Spolti e l'ingresso in scena dell'ingegnere aeronautico ed inventore del primo elicottero italiano Corradino D'Ascanio. Partendo dalla grossa "X" rossa che Enrico Piaggio aveva segnato sul progetto dell'MP5, D'Ascanio rivoluzionò il disegno originario del collega Spolti. Il motore finì sul lato destro della scocca, collegato direttamente alla ruota posteriore. Per questo dovette abbandonare la soluzione del cambio automatico ma l'ingombrante tunnel centrale era sparito, lasciando solo la pedana ad ospitare le gambe, con particolare riguardo a quelle femminili vestite da lunghe gonne, o a quelle coperte dalle tonache dei parroci. Quando D'Ascanio presenta il progetto MP6, era il settembre del 1945. La guerra era finita e il piccolo scooter, non ancora chiamato Vespa, era pronto per aiutare a rimettere in moto un'Italia azzerata da 5 anni di guerra.

© Riproduzione Riservata

Commenti