Giorno della memoria: la liberazione del lager di Auschwitz - Foto

Era il 27 gennaio 1945: i soldati ucraini dell'Armata Rossa aprivano i cancelli del campo di concentramento diventato il simbolo dell'Olocausto

Edoardo Frittoli

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Auschwitz liberation2002

La liberazione dei bambini detenuti. La fotografia sarebbe successiva al 27 gennaio 1945 in quanto i sovietici non avevano macchine fotografiche al momento dell'apertura dei cancelli, solo la cinepresa di Vorontsov. – Credits: Auschwitz-Birkenau State Museum

La cinepresa del capitano Aleksander Vorontsov riprese l'orrore di 5 anni di sterminio la mattina del 27 gennaio 1945. L'ufficiale dell'Armata Rossa era con i soldati del 100° "Lviv", 454° Fanteria, ai comandi del generale Krasavin, inquadrati nella 60a Armata ucraina. Venivano dalla grande offensiva della Vistola e si i trovarono di fronte il cancello del lager, dove campeggiava una delle insegne più tristemente famose dell'ultimo secolo: "Arbeit Macht Frei".


 

Quando i portoni di Auschwitz-Birkenau si aprirono, le SS erano già fuggite dal campo. Tra il 18 e il 26 gennaio fecero saltare i forni crematori e le camere a gas. Fecero un rogo dei documenti che provavano l'Olocausto, tra cui i rapporti delle torture e degli esperimenti medici su uomini, donne e bambini.

Nel campo principale di Auschwitz rimanevano circa 7.000 prigionieri. Erano quelli più debilitati, lasciati nel lager dalle SS quando fu organizzata la "marcia della morte" degli internati verso ovest. Quando entrarono nel campo principale, i soldati dell'Armata Rossa trovarono i corpi di circa 600 prigionieri giustiziati dai nazisti in fuga o morti di stenti. I restanti uomini, donne e bambini ancora vivi versavano in condizioni strazianti.

Nelle immediate circostanze dell'ingresso nel lager, il corpo di Sanità sovietico dei colonnelli Veykov e Melaj organizzò il primo ospedale da campo, nel quale furono chiamati a prestare servizio numerosi volontari polacchi dalla vicina Oswieçim. Molti dei prigionieri erano gravi e costretti a letto. Tra questi vi erano oltre 400 bambini vittime, oltre che della fame e delle disperate condizioni igienico-sanitarie, anche degli esperimenti del medico delle SS Josef Mengele. 


 

La maggior parte degli ex-internati dovette attendere 3 o 4 mesi di riabilitazione prima di poter fare ritorno a casa, poichè il loro fisico non era più in grado di ricevere un'alimentazione normale. Molti dei bambini rimasti orfani nel lager furono portati in orfanotrofi o case-famiglia nei mesi di febbraio e marzo 1945. Soltanto pochissimi avrebbero avuto la fortuna di riunirsi con i propri genitori.

(Questo articolo è stato pubblicato la prima volta il 26 gennaio 2017)

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