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Liliana Segre senatrice a vita: chi è l'ebrea che "dà lustro all'Italia"

Con questa motivazione il presidente Mattarella ha conferito l'incarico alla dottoressa italiana sopravvissuta all'olocausto nazista

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a 80 anni dalle leggi razziali, ha nominato Senatrice a vita, ai sensi dell'articolo 59 della Costituzione, la dottoressa Liliana Segre per aver "illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale".

Il decreto è stato controfirmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni e consegnato al Presidente del Senato della Repubblica, Pietro Grasso.

Chi é

Nata a Milano nel 1930 in una famiglia ebrea, Liliana Segre viene cacciata dalla scuola elementare a 8 anni con l'entrata in vigore delle leggi razziali nel 1938. Dopo diverse fughe viene arrestata e il 30 gennaio del 1944 venne deportata dal Binario 21 della stazione di Milano Centrale al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, che raggiunse sette giorni dopo e dove le venne tatuato sul braccio il numero 75190.

Separata dal padre, che morirà ad Auschwitz il 27 aprile 1944, perderà ad Auschwitz anche i nonni paterni. Durante la prigionia subì tre selezioni alle quali scampoò e alla fine di gennaio del 1945 affrontò la marcia della morte verso la Germania una volta evacuato il campo di concentramento. Venne liberata il 1 maggio del 1945 dal campo di Malchow. Dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni che furono deportati ad Auschwitz, è tra i soli 25 sopravvissuti.

Cosa farà Segre

"La notizia mi ha colto completamente di sorpresa" ha detto Segre all'ANSA. "Non ho mai fatto politica attiva e sono una persona comune, una nonna con una vita ancora piena di interessi e di impegni. Certamente, il Presidente ha voluto onorare, attraverso la mia persona, la memoria di tanti altri in questo anno 2018 in cui ricorre l'80 anniversario delle leggi razziali".

"Sento dunque su di me l'enorme compito, la grave responsabilità di tentare almeno, pur con tutti i miei limiti, di portare nel Senato della Repubblica delle voci ormai lontane che rischiano di perdersi nell'oblio. Le voci di quelle migliaia di italiani, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che nel 1938 subirono l'umiliazione di essere degradati dalla Patria che amavano; che furono espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società dei cittadini "di serie A. Quegli italiani che in seguito furono perseguitati, braccati e infine deportati verso la "soluzione finale".

Soprattutto - prosegue Segre - le voci di quelli, meno fortunati di me, che non sono tornati, che sono stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che sono finiti nel vento. Salvare dall'oblio quelle storie, coltivare la Memoria, è ancora oggi un vaccino prezioso contro l'indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza. E la può usare. Continuerò finché avrò forza a raccontare ai giovani l'orrore della Shoah, la follia del razzismo, la barbarie della discriminazione e della predicazione dell'odio. L'ho sempre fatto, non dimenticando e non perdonando, ma senza odio e spirito di vendetta. Sono una donna di pace e una donna libera: e la prima libertà è quella dall'odio", conclude.

Perché è importante

La nomina di Liliana Segre arriva in un momento di passaggio politico importante per il nostro Paese. Il Presidente della Repubblica ha voluto probabilmente dare un segnale forte per porre l'accento sull'importanza della Memoria storica, come ha sottolineato anche il premier uscente Paolo Gentiloni.


"A nome di tutte le comunità ebraiche in Italia, esprimo la nostra commozione per la decisione del Presidente Mattarella" che "risponde esattamente alla profonda esigenza di assicurare che l'istituzione chiamata a legiferare abbia a Memoria quanto avvenuto nel passato e sappia in ogni atto associare al formalismo della legge anche l'intrinseca giustizia e rispondenza ai fondamentali principi etici, in un contesto sempre più preoccupante nel quale l'oblio rischia di divenire legge oltre che fenomeno sociale" ha dichiarato la presidente Ucei Noemi Di Segni.

"Il presidente Mattarella ha fatto un gesto del quale dobbiamo tutti essergli grati" ha dichiarato all'ANSA il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni. "La scelta del presidente porta al centro dell'attenzione il ricordo della sofferenza e della discriminazione e che ci sia un testimone in Parlamento - ha concluso - è un segno molto importante".

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