Cinema

Lino Banfi: 'Altro che film di serie b, i miei sono cult movies'

Intervista all'attore pugliese: "Se un regista come Tarantino arriva a definirmi suo idolo, vuol dire che le commedie che incassano non vanno snobbate"

Lino Banfi (Foto Ansa/Ettore Ferrari)

"Un grandissimo comico, un’icona formidabile del cinema italiano". Così Quentin Tarantino ha definito in più occasioni Lino Banfi, volto popolare della televisione italiana, ma prima ancora attore di cinema stimato da un pubblico vastissimo, lo stesso che ancora lo ferma spesso per strada chiedendogli 'a quando il prossimo film sul grande schermo?'. Apprezzato anche dal cinema europeo (ne è prova l’incredibile successo di Indovina chi sposa mia figlia, film tratto dal bestseller tedesco di Jan Weiler), Banfi è in attesa di un bel ruolo inedito, magari da cattivo. E magari diretto proprio dal "suo" Tarantino. Nel frattempo, tuona contro chi snobba le commedie che incassano.

È vero che lei e Tarantino vi siete promessi di girare un film insieme?
"Certo, da barese a tarantino il passo è breve. Scherzi a parte, lui è il mio idolo, io pare sia il suo, così, tramite l’aiuto di un interprete - indispensabile perché non parlo per niente l'inglese - un giorno gli ho detto chiaro e tondo: 'Quentin, mi sono rotto a fare sempre il buono'. E lui mi ha promesso che mi farà fare presto un cattivo. Magari muto, ma cattivo".

Che tipo di cattivo?
"Uno che ammazza le donne: ho avuto le più belle femmine del mondo nei miei film, me l’hanno sempre promessa e non me l’hanno mai data la loro, diciamo, amicizia. Allora mi piacerebbe vendicarmi e fare il ruolo di uno che le sgozza".

Cosa ammira più del suo fan Tarantino?
"È l’unico regista al mondo che sa scherzare sulla morte: intravedo in lui l’anima di un umorista che si diverte nella vita a divertire gli altri. Per questo è così grande".

Ha altri progetti di cinema in vista?
"Vediamo. Intanto mi sono goduto il successo di Indovina chi sposa mia figlia, versione italiana di un titolo tedesco lunghissimo, sul cui set io, che non parlo una parola di tedesco, ho letto tutto non facendo mai vedere che leggevo. Ha registrato incassi altissimi, si parla infatti di un sequel. Che dire: speriamo di ripetere un miracolo del genere".

La soddisfa fare commedie commerciali?
"Vede, il mio genere di film è sempre stato preso sotto gamba da tutti, invece a distanza di anni ora sono diventati cult movies. Non si capisce perché i film comici che incassano non debbano avere diritto a niente. Forse perché si ride, e per gli intellettuali questo è un delitto, finisce che si 'inghezzano'. La mia soddisfazione è vedere ogni giorno l’affetto del pubblico che viene, mi bacia, mi abbraccia, chiede una foto, un autografo. Fare film che incassano mi sta bene: fanno piacere al produttore e al pubblico".

E nel frattempo, oltre agli impegni televisivi, porta avanti una casa di produzione.
"Sì, si chiama Alba Film 3000, è la nostra casa di produzione di famiglia, per così dire. Ha debuttato già nella fiction con Il Commissario Zagaria, che poi è il mio vero cognome".

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