Simona Santoni

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Tra i titoli usciti in questo 2015 nelle sale italiane, ecco i più belli dell'anno, secondo me. Al primo posto un'opera che è virtuosismo puro, un po' compiaciuto, ma emotivamente sferzante. Da maestro. 

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26) Ant-Man di Peyton Reed

In equilibrio tra comicità, azione e sentimenti, il piccolo supereroe della Marvel debutta al cinema con freschezza. Perde un po' in vivacità solo nelle ricostruzioni del passato di Pym, alias Michael Douglas. Adorabile la chimica tra Paul Rudd e Evangeline Lilly, l'ex elfa di Lo Hobbit sempre più magnetica. L'Uomo Formica si candida a intrigante new entry al fianco degli Avengers.

25) Ex_Machina di Alex Garland

Tra sci-fi e thriller psicologico, è un debutto alla regia intrigante, seppur pecchi un po' in tensione e scricchioli in alcuni dettagli. In un avveniristico rifugio di montagna, un genio delle invenzioni testa il rapporto tra un suo sottoposto e un robot donna. O forse è lei a studiare loro? Giovani e talentuosi attori: Oscar Isaac, Domhnall Gleeson e Alicia Vikander.

24) La Isla Mínima di Alberto Rodríguez 

Thriller vincitore di 10 Goya (gli Oscar ispanici), ci porta in un villaggio assorto vicino a un labirinto di paludi e risaie, nel profondo sud della Spagna del 1980, da poco uscita dal franchismo che ancora staglia ombre. Con eleganza si addentra negli intrighi alimentati da apatia e collusione, esplorando intanto la coscienza di un Paese da poco uscito dalla dittatura.

23) Amy - The girl behind the name di Asif Kapadia

Documentario coinvolgente quanto triste, ricostruisce la vita di Amy Winehouse dall'adoloscenza fino al tragico 23 luglio 2011, guardando soprattutto al rapporto contrastante tra fama e arte. Attraverso filmati che la ritraggono e interviste al suo entourage, emerge una giovane donna fragile che non voleva morire. Inevitabile la commozione.

22) È arrivata mia figlia! di Anna Muylaert

Commedia brasiliana dai toni anche drammatici, è ricca di paradossi sociali: una governante ha vissuto per anni lontana da sua figlia, per allevare il figlio di una signorotta troppo impegnata... Ora divertente, ora sociologicamente stimolante. Il suo ritmo non è quello di una cavalcata rombante, ma pur tra anse più riflessive lascia una generosa eredità emotiva.

21) Tutto può accadere a Broadway di Peter Bogdanovich

Leggerezza allo stato puro, svitata e rinfrescante, sul filo degli equivoci. Richiamando il passato glorioso delle screwball comedy, il maestro americano torna per regalarci una commedia con tempi comici irrefrenabili e divertimento assicurato. Pensata 15 anni fa per il suo attore feticcio John Ritter, scomparso nel 2003, vede come protagonista Owen Wilson insieme all'allegra brigata Imogen Poots, Kathryn Hahn, Will Forte, Rhys Ifans e Jennifer Aniston (esilarante).

20) Dio esiste e vive a Bruxelles di Jaco Van Dormael

Sei anni dopo Mr. Nobody, il regista belga ci mostra il dietro le quinte dell'attività divina, con ironia corrosiva, in una visione originale e divertente. Chi governa le sorti del mondo è un signore violento e cinico, in ciabatte e vestaglia, che muove tutto da un vecchio computer, tra sigarette e alcol. Il suo diversivo alla noia? Lanciare sfighe all'umanità. Nella seconda parte abbondano i richiami a Jean-Pierre Jeunet de Il favoloso mondo di Amélie: mezzo punto in meno sul fronte originalità.

19) Selma - La strada per la libertà di Ava DuVernay

La regista afroamericana ricostruisce una delle più importanti battaglie intraprese da Martin Luther King (David Oyelowo) e dal popolo nero per ottenere la garanzia al diritto di voto. Dà spazio anche alla gente comune, alle donne, a personaggi minori che hanno avuto un ruolo storico. Impossibile non commuoversi mentre la folla nera attraversa il ponte Edmund Pettus della piccola città di Selma e viene assalita della polizia.

18) Gemma Bovery di Anne Fontaine

Piccola perla francese di ironia, profondità umana e seduzione. Madame Bovary, il romanzo di Gustave Flaubert, non è mai stato così divertente, pur nell'ineluttabilità tragica del destino. Merito dell'alchimia di due attori squisiti, il veterano Fabrice Luchini e la bella Gemma Arterton. Da un gioco di parole su un archetipo letterario femminile prende il via una valanga inevitabile eppure invisibile fino a che non piomba fragorosa.

17) Hungry Hearts di Saverio Costanzo

Storia di amore e ossessioni. Unendo scene quasi strappate da una successione temporale, viene costruita la cronaca di una coppia dai suoi esordi fino alla sua deriva. È adorabile il primo incontro, è celere l'evoluzione, fino alla nascita del primo figlio. Con la gravidanza lei cambia, vuole proteggere il piccolo dal mondo contaminato. Alla Mostra di Venezia 2014 Coppa Volpi per i due attori, Alba Rohrwacher e Adam Driver.

16) Wild di Jean-Marc Vallée

Una storia di redenzione, lungo il Sentiero delle creste del Pacifico, raccontata con onestà, tra paesaggi che scuotono il cuore e flashback ben montati (solo raramente ridondanti). Solida l'interpretazione di Reese Witherspoon, che riproduce il viaggio a piedi in mezzo alla natura di Cheryl Strayed, ex tossica, escursionista improvvisata. Non c'è l'ambizione di dare risposte supreme e non manca l'ironia.

15) Sopravvissuto - The Martian di Ridley Scott

Il regista di Alien e Prometheus guarda ancora verso il cielo e pianeti lontani, ma questa volta punta i piedi nella solidità della scienza, con tanto di supporto della Nasa. Ne esce un solido racconto di sopravvivenza e sull'esplorazione spaziale, che non vuole stupire ma sa anche divertire. Marte è percorso da affascinanti distese rosse, ma Ridley non abusa di questa facile esca. Matt Damon non ha l'esuberanza ideale ma assolve alla missione.

14) Taxi Teheran di Jafar Panahi

Non è certo una di quelle pellicole definite "godibili". Occorre armarsi di passione e voglia di condivisione. In cambio si avrà un grande dono: una riflessione umile e profonda sul cinema come espressione di libertà, dentro e contro un regime che la calpesta ma non riesce a soffocarla. Il regista iraniano ha girato in clandestinità, aggirando il divieto di non dirigere film.

13) Non essere cattivo di Claudio Caligari

Alla Mostra del cinema di Venezia è stato il film italiano più applaudito. E non perché il suo artefice, Caligari, è morto pochi mesi fa. Storia di droga, bassi fondi e amicizia, è l'evoluzione del mondo pasoliniano di Accattone. Si muove tra disperazione e voracità di vita con equilibrio, senza una battuta e una inquadratura di troppo. 

12) Mustang di Deniz Gamze Ergüven

Struggente opera prima della regista di origini turche da anni residente in Francia, solleva l'intenso grido di emancipazione di cinque ragazzine energiche in un remoto villaggio della Turchia. Hanno lunghi capelli all'aria, come criniere, e sono fieramente ribelli, come cavalli mustang. Ognuna a proprio modo si oppone alla cultura arcaica che vuole reprimere la loro femminilità e i loro desideri. Impossibile non uscire dal cinema con rabbia in corpo.

11) Mia Madre di Nanni Moretti

È un Nanni Moretti diverso da quello a cui siamo abituati. È più intimo. Decisamente autobiografico, forse troppo. Ma la lenta e dolorosa attesa dell'inevitabile, della morte della mamma - archetipo degli archetipi -, è raccontata con sensibilità e delicatezza toccanti. All'incontenibile John Turturro il compito di farci ridere di gusto.

10) Dheepan - Una nuova vita di Jacques Audiard

Palma d'oro al Festival di Cannes, mescola dramma a tinte da gangster movie concedendo un tocco rinfrancante pieno di speranza. Tre profughi Tamil, tra loro perfetti sconosciuti, si fingono una famiglia per sfuggire alla guerra civile in Sri Lanka e approdare a Parigi. Il regista francese entra nella loro intimità con crudezza, dando però respiro al silenzioso risvegliarsi della voglia di vita. 

9) Una nuova amica di François Ozon

Il regista francese tesse un melodramma dalle tinte hitchcockiane, si muove nei meandri oscuri dell'identità sessuale, tra elaborazione del lutto e desideri inconfessabili. Scava con grazia e un pizzico di umorismo. La bravissima Anaïs Demoustier è protagonista e lo sguardo attraverso cui conosciamo la sua "nuova amica"...

8) Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza di Roy Andersson

Terzo capitolo della trilogia The living trilogy, visivamente curato e originale nello stile narrativo. Leone d'Oro alla Mostra di Venezia 2014. 39 scene, ispirate esteticamente ai quadri di Otto Dix, disegnano con intelligente ironia un'umanità buffa, bizzarra, ripetitiva, ma anche terribile e capace di atrocità. Film probabilmente non per tutti, brilla nella ricerca artistica. L'umorismo del regista svedese è corrosivo o spassoso.

7) American Sniper di Clint Eastwood

La storia di Chris Kyle (Bradley Cooper), il cecchino più infallibile della storia militare americana, ha generato polemiche di sinistra e di destra. Ma siamo di fronte a un film di guerra, sì, ma contro la guerra. Tra missioni in Iraq, patriottismo e ritagli di vita privata, il racconto è teso, drammatico ed essenziale. Come Clint sa fare.  

6) Whiplash di Damien Chazelle

Come quelle bacchette che percuotono la batteria frenetiche e feroci, Whiplash è un film di jazz e ossessione che rulla dentro sin dalla prima scena e fino al magnifico finale che quasi fa scattare l'applauso. Il regista statunitense si ispira a una sua esperienza per metter in scena un duello, sia emotivo che fisico, tra un ragazzo dotato e ambizioso e un docente dalla condotta estrema. Oscar meritato come migliore attore non protagonista a J.K. Simmons.

5) Mad Max: Fury Road di George Miller

Esplosivo, frenetico, visivamente avvincente, è valsa la pena aspettare 30 anni per un nuovo capitolo dell'esaltante saga di bolidi e deserto del cineasta australiano. Rinnovato il cast, Tom Hardy eroe silenzioso e Charlize Theron stupenda idealista furiosa, il quarto film del franchise ruggisce di follia e azione, brillando nel peso narrativo. 

4) Il ponte delle spie di Steven Spielberg

Thriller di spionaggio dall'impianto classico ambientato durante la Guerra fredda, plumbeo e solido, va alla riscoperta di un meraviglioso eroe normale, l'avvocato James Donovan. Tom Hanks gli dà profondità magnetica, i fratelli Coen alla sceneggiatura popolano la sottile tensione di umorismo sottile e misurato.

3) Forza maggiore di Ruben Östlund

Dramma esistenzale svedese, indaga la parte meno nobile della natura umana e le relazioni tra individui, osservandole nel loro lato più grottesco, con ironia a tratti esilarante. Tra vette innevate e silenzi, sul filo di un ritmo paziente che affascina, nell'amabile routine di una settimana bianca una famiglia entra in crisi e mette in gioco i suoi ruoli stabiliti. 

2) Inside Out di Pete Docter e Ronnie Del Carmen

Colorato, divertente e ritmato, il nuovo cartoon Disney Pixar è un film da vedere e rivedere. Le emozioni umane sono ridotte a Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto, in una sintesi sorprendentemente magistrale. Insieme a loro viaggiamo nella mente umana, raffigurata con sottilissima arguzia e tanto senso dell'umorismo!

1) Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza) di Alejandro González Iñárritu

È un atto di virtuosismo compiaciuto che deride Hollywood e intanto gli fa l'occhiolino, ma brilla in maestria tecnica, ha interpretazioni potenti (Michael Keaton su tutti) ed è emotivamente sferzante. Commedia graffiante, cammina sul filo della tensione per librarsi in un finale sognante. Con un unico piano sequenza il regista messicano ordisce una battaglia interiore tra l'immagine che abbiamo di noi stessi e quello che veramente siamo. Si interroga sul talento e intanto ci mostra il suo talento. Premiato con l'Oscar (soffiato a Boyhood).


NB: Ho perso la visione di alcuni film che potrebbero rivelarsi validi. Non appena li recupererò, se meritano saranno inseriti in classifica.


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