Sardegna: Cagliari e la Costa del Sud

Dal capoluogo a Oristano, viaggio nella storia di una regione attraverso i parchi, le terme, i musei e le spiagge

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La città di Cagliari – Credits: iStock

Se la Sardegna settentrionale è dominio dei venti e delle correnti marine, il sud è terra di approdi. Al nord la costa è un insieme di isole, scogli, cale nascoste, anfratti di roccia; al sud lunghe lingue di sabbia si alternano a promontori che offrono riparo dal mare e dal Maestrale.

La Sardegna e la sua storia

Furono i Fenici ad arrivare per primi dal mare. Le popolazioni nuragiche che vi si erano insediate in epoca preistorica accettarono la situazione. Ma quando gli stranieri cominciarono a migrare verso l’entroterra e si impadronirono dei giacimenti minerari, iniziare vere e proprie guerre. Sono le pietre a raccontare che cosa successe dopo: l’arrivo dei Cartaginesi; poi dei Romani; Pisani e Genovesi nel Medioevo; e più tardi gli Spagnoli. Terra di storia, la Sardegna del Sud, ma anche terra dalla bellezza primordiale. Lungo la Costa Verde, i resti arrugginiti dei vecchi impianti minerari sembrano oggi foreste pietrificate, e raccontano tutto questo. A vincere è sempre la natura con la forza di un’Erinni, che a Capo Mannu riesce a sollevare le onde più alte del Mediterraneo, e sulla spettacolare spiaggia di Is Piscinas fa rotolare dune di 60 metri tra cui giocano a rincorrersi i cervi.  

Cagliari, ieri e oggi

Karel, ovvero “luogo roccioso”. Così i Fenici chiamarono l’odierna Cagliari, balcone affacciato sul continente africano, tappa strategica per i loro traffici commerciali nel Mediterraneo. La visita inizia dal rione Castello, che i sardi chiamano Casteddu, la cittadella che si erge in cima alla collina, all’interno dei bastioni. Qui si trovano i monumenti più antichi, a cominciare dalla cattedrale di Santa Maria, di cui oggi solo la torre campanaria tradisce le origini duecentesche.

I rioni

Il punto d’accesso privilegiato al rione Castello è il Bastione di Saint Remy, contrafforte sud delle mura, dalla cui scalinata si accede a una terrazza panoramica che offre una vista unica. Due torri di epoca pisana fanno da vedetta alla città: la Torre dell’Elefante, costruita per fare fronte alla minaccia aragonese, e la sua dirimpettaia Torre San Pancrazio, dalla cui cima l’occhio spazia fino alla lingua di terra che ospita i resti dell’antica città di Nora. Tra l’una e l’altra, un affollarsi di vicoli animati da botteghe, portoni, biancheria stesa ad asciugare.

A fare da corona al rione Castello sono gli altri tre quartieri cittadini: il rione Marina, affacciato sul porto e animato di locali e ristoranti; il rione Villanova, il più moderno di Cagliari; il rione Stampace, considerato il cuore artistico della città. È qui che si trovano le chiese di Sant’Efisio e di Santa Restituta, e soprattutto le rispettive cripte. Ipogei o cisterne al tempo dei Cartaginesi e poi dei Romani, furono in epoche più recenti utilizzate come rifugi e prigioni. Dalla chiesa di Sant’Efisio - dedicata al martire decapitato a Nora nel 303 - prende il via una delle più importanti manifestazioni religiose sarde, la Festa di Sant’Efisio.

Tra le testimonianze del glorioso passato di Karel (o Karalis), ecco l’Anfiteatro romano, a nord del rione Stampace. In origine occupava più di mille metri quadrati di superficie, e aveva una facciata alta 20 metri ornata di colonne e statue. Parte delle gradinate, l’arena, i corridoi furono scavati nella roccia viva, mentre il resto fu realizzato con blocchi di calcare bianco. E per finire, qualche ora al Poetto, la spiaggia dei cagliaritani, un bellissimo arenile di sei chilometri che si allunga a est della città. Il posto ideale per godersi un bagno, per prendere il sole, per immergersi nello spiritus loci tra la gente del posto.

Campidano e Sarrabus

Per visitare la zona sud-orientale della Sardegna, un’idea può essere quella di fare base a Cagliari e poi da lì spostarsi in giornata. Due le direttrici: una interna che attraversa il Campidano e arriva fino alla Marmilla e alla Giara di Gesturi, e una lungo la costa nel segno della natura: mare, spiagge e boschi incantati.  Il primo itinerario segue all’inizio la superstrada Carlo Felice. Dopo circa 45 chilometri ecco la cittadina di Sanluri, famosa non solo per il Castello di Eleonora d’Arborea ma anche per il civraxiu, il gustoso pane locale. Quello che oggi è un tranquillo borgo, tra il XIV e il XV secolo fu un centro nevralgico dello scontro tra Sardi e Arago - nesi. Eleonora d’Arborea, regina guerriera, ne fece un baluardo dell’opposizione all’avanzata degli Spagnoli. Ora il castello è diventato un museo (castellodisanluri.it) che raccoglie cimeli e collezioni militari di epoche più recenti.

Dopo la tappa a Sanluri, si abbandona la superstrada e ci si dirige a nord addentrandosi nella regione della Marmilla. Un paesaggio agreste che apre il cuore e riposa gli occhi è quello che si attraversa dirigendosi verso Barumini.

Fino dalla preistoria questo luogo fu centro di potere di un territorio ricchissimo. E a testimoniarlo ecco Su Nuraxi (fondazionebarumini. it), la più importante eredità della civiltà nuragica, oggi Patrimonio UNESCO. C’era un’intera città, intorno a quel che rimane della gigantesca torre centrale di basal - to grigio del complesso, che dagli anni ’50 gli archeologi continuano a studiare. Ancora a nord, oltre Barumini, ecco l’altopiano della Giara di Gesturi (parcodellagiara. it).

Sa Jara, come la chiamano i sardi. Milioni di anni fa l’attività vulcanica ha modellato la superficie di questa terra, creando un altopiano lungo circa 12 chilometri, in cui la roccia basaltica a tratti sprofonda formando depressioni (pauli) che si riempiono di acqua piovana. Questi acquitrini sono l’habitat di poiane e gruccioni. Ma la Giara ospita anche capre e cinghiali, oltre ai famosi cavallini nani (quaddedus), forse addirittura introdotti in Sardegna dai Fenici 3000 anni fa.

L’itinerario costiero che invece parte da Cagliari e sale lungo il litorale est, attraversando la regione del Sarrabus, ha come prima tappa Villasimius. Durante l’estate questo centro a un paio di chilometri dal mare diventa un’affollata località turistica, base ideale per chi ama le vacanze in spiaggia. Risalendo il litorale, ecco l’infilata delle bellissime (e battutissime) spiagge di Costa Rei. Chi non ama le immersioni di folla, può programmare un’escursione nel parco del Monti dei Sette Fratelli, tra Cagliari e Capo Ferrato.

La Costa sud

A pochi chilometri da Cagliari, sorgeva la città più ricca e potente della Sardegna: Nora. Furono i Fenici a fondarla nell’VIII secolo avanti Cristo, scegliendo una posizione particolare: proprio sull’istmo di Capo Pula, da cui le navi potevano salpare con qualsiasi vento. I suoi resti sono stati scoperti per caso, dopo che una violenta mareggiata, alla fine dell’800. Adesso buona parte della città è sommersa ma sono visitabili invece il teatro romano affacciato sul mare, le Terme e gli stupendi mosaici di una villa patrizia.

Da Pula la strada prosegue verso sud in direzione di Chia, un tempo centro fenicio e poi romano, adesso una delle mete imperdibili dell’isola per lo spettacolare scenario naturale: una lunga spiaggia, piccole insenature dai fondali bassi, una fitta vegetazione e mare verde smeraldo. Le spiagge di Chia si allungano sul mare fino a Capo Spartivento. Al di là, il panorama cambia in modo repentino. Siamo sulla strada panoramica della Costa del Sud, che regala “cartoline” indimenticabili della Sardegna. Qua, chi volesse accedere al mare attraverso una spiaggia dal sapore tropicale, sabbia chiara e acqua cristallina, deve aspettare di arrivare a Porto Pino. Modellata dal vento di Maestrale, che ha formato vere e proprie colline alte fino a 30 metri, la spiaggia di Le Dune (o Is arenas biancas) appare come un paesaggio lunare nel suo candore abbagliante. E poi ancora su, verso nord, risalendo la costa.

Unita alla terraferma, Sant’Antioco oggi è un’isola solo di nome. La città principale ha lo stesso nome, Sant’Antioco, e il suo centro storico è arroccato in cima a una collina. Nella parte nord si trova la zona archeologica, disseminata di tombe e antichi reperti tra cui domina un grande Tophet (luogo di sepoltura) punico circondato di urne funerarie. Quasi tutte le spiagge più belle si trovano a sud di Sant’Antioco (da non perdere un tuffo in quella di Maladroxia). Nel nord dell’isola, invece, la palma di spiaggia più spettacolare spetta a quella delle Saline, incoronata da dune di sabbia bianca. Si trova vicino a Calasetta, la cittadina da cui parte il traghetto che porta all’Isola di San Pietro, una sorta di colonia genovese in terra sarda. Proprio qui, infatti, si erano insediati nel ‘700 alcuni pescatori di coralli provenienti dalla Liguria. Ancora oggi gli abitanti di San Pietro parlano una versione antica del dialetto genovese, e mantengono antiche tradizioni legate al mondo della pesca come il cruento rito della mattanza dei tonni, che nonostante la sua brutalità, attira ogni anno folle di turisti.

Iglesias e la Costa Verde

Iglesias in spagnolo significa “chiese”. Antica sede vescovile,  durante il dominio catalano- aragonese la città fece propri i riti che ancora oggi rivivono soprattutto durante la Settimana Santa. L’importanza di Iglesias è legata soprattutto alle sue miniere, già sfruttate dai Romani e riattivate nel Medioevo dal conte Ugolino della Gherardesca. Dopo che al dominio pisano si sostituì quello spagnolo, le miniere restarono chiuse per circa 500 anni. Fino a quando, nel  XIX secolo, un gruppo di impreditori le prese in mano facendone ripartire lo sfruttamento.

Ma la seconda guerra mondiale e la brusca  virata dell’economia decretarono il progressivo abbandono dell’attività e la chiusura delle miniere.  Solo di recente il turismo sta scoprendo questa zona, oggi tutelata dalla costituzione del Parco Geominerario della Sardegna (parcogeominerario.eu), riconosciuto  dall’UNESCO. A Iglesias il Museo dell’Arte Mineraria (museoartemineraria.it) ripercorre il passato attraverso plastici, ricostruzioni di ambienti e macchine originali. Ma per capire davvero la vita dei minatori e respirare l’atmosfera di un tempo, bisogna visitare i vecchi impianti estrattivi. Lo si può fare a Monteponi, circa due  chilometri a ovest di Iglesias. Oppure a Porto Flavia-Masua, dove un’avveniristica opera ingegneristica degli inizi del XX secolo - un porto sospeso a metà di una parete rocciosa permetteva l’imbarco dei minerali sulle navi ormeggiate più in basso. O ancora a Montevecchio (minieramontevecchio.it) circondata da boschi e vette di granito. Nella seconda metà dell’800  era la più importante miniera di zinco e piombo di tutta Italia. A pochi chilometri dalle gallerie, c’è la Costa Verde con il suo mare di smeraldo e le sue bellissime spiagge. Qui i colori non hanno mezze misure. E il sole fa il resto: batte con violenza sulle dune bianche di Is Piscinas che rotolano verso il mare. Lo chiamano il “deserto sardo”, e le sue onde di sabbia sono le più alte d’Europa: arrivano  fino a 60 metri.

Oristano e le sue meraviglie

La data di nascita della città di Oristano è in un giorno dell’XI secolo, quando gli abitanti della vicina Tharros decisero di trasferirsi in un luogo più sicuro e protetto. In realtà l’idea non fu del tutto originale, perché qui esisteva già una città romana, ma è a partire dal Medioevo che Oristano conobbe il periodo di maggior splendore. Sotto la guida di Eleonora d’Arborea, divenne capofila della resistenza agli Spagnoli nell’isola. Cuore della città è piazza Eleonora d’Arborea, delimitata da eleganti edifici e al cui centro è stata eretta nell’800 la statua dedicata alla “regina guerriera”. Poco rimane delle fortificazioni medievali di un tempo, se non due torri trecentesche: la Torre di Mariano e la Torre di Portixedda.

Dai resti archeologici alla natura selvaggia

Da visitare il museo Antiquarium Arborense, dove si trovano reperti provenienti dagli scavi di Tharros, le chiese di San Francesco, di Santa Chiara, la cattedrale di Santa Maria Assunta. Dopo un pranzo a base di malloreddus (i tipici gnocchetti sardi assolutamente da provare sul posto), la scoperta dei dintorni è un must. Prima di tutto una passeggiata a Torregrande, la spiaggia degli oristanesi, e poi una puntata a Santa Giusta. Lì vicino si trova lo stagno S’Ena Arrubia, dove si possono avvistare fenicotteri, aironi, folaghe e falchi pescatori. Oristano in realtà andrebbe visitata durante il Carnevale, perché quelli sono i giorni dell’appuntamento più atteso dell’anno: Sa Sartiglia (sartiglia.info), una scatenata festa che comprende tornei e spettacolari acrobazie equestri.

Cabras, tra panorami mozzafiato, sport outdoor e passeggiate

A ovest di Oristano, la penisola del Sinis si allunga nel mare a chiudere il golfo. Ospita alcuni dei principali siti archeologici della regione. Sul Mont’e Prama, una bassa collina che si trova proprio al centro della penisola, sono state portate alla luce grandi sculture conosciute come i Giganti di Mont’e Prama (monteprama.it). Un esercito di eroi scolpiti in blocchi di calcare, oggi conservati in parte nel Museo Archeologico di Cagliari e in parte nel Museo Civico di Cabras.

La  cittadina di Cabras, a pochi chilometri da Oristano, merita una visita non soltanto per ammirare da vicino i Giganti, ma anche per i panorami offerti dallo stagno di Cabras. Sulla laguna si possono  ancora veder galleggiare i leggeri fassonis, le barche costruite in giunco o fieno di palude, forse di derivazione fenicia. Ma la penisola del Sinis non è solo terra d’acqua dolce. Le sue coste vantano alcune  tra le più belle spiagge di Sardegna.

Tra queste Is Aruttas, una mezzaluna di granelli di quarzo. Gli amanti degli sport acquatici battono invece la zona del promontorio di Capo Mannu, più a nord, dove pare si formino le onde più grandi del Mediterraneo. Sulla punta estrema della penisola del Sinis, in posizione spettacolare su una lingua di terra che si protende  nel blu del mare, l’area archeologica di Tharros è una di quelle visioni che restano impresse nella memoria per sempre. Si passeggia sulle strade lastricate da grandi pietre, tra i resti delle abitazioni, del complesso termale, dell’anfi- teatro, dei templi.

Non è così facile, voltare le spalle a Tharros e proseguire il viaggio. Ma altre terme aspettano di essere scoperte: quelle – sempre  romane – di Fordongianus. Poi su, verso nord, una sosta a Santu Lussurgiu, scenografico paesino costruito all’interno di un cratere vulcanico, e infine Bosa. Appare all’improvviso come un quadro di Paul Klee arrivando dalla strada costiera, con le sue case color pastello addossate alla collina. In alto, a dominare la scena, la mole grigia del Castello Malaspina.

Informazioni: come arrivare muoversi in Sardegna

IN AEREO La Sardegna è dotata di tre aeroporti: Cagliari Elmas (cagliariairport.it), Olbia Costa Smeralda (geasar.it), Alghero-Fertilia (aeroportodialghero.it). I voli da e per l’isola vengono operati da diverse compagnie aeree durante tutto l’anno, con l’aggiunta di numerosi voli nel periodo tra maggio e settembre. Sui siti internet dei singoli aeroporti è possibile trovare informazioni sulle compagnie aeree, le tratte coperte, gli orari e la disponibilità dei voli, il noleggio auto. Oltre che sui servizi bus che effettuano servizio di collegamento con i principali centri dell’isola.

IN TRAGHETTO I porti di arrivo dei traghetti diretti in Sardegna sono Olbia, Golfo Aranci, Santa Teresa di Gallura, Porto Torres, Arbatax e Cagliari. Anche in questo caso, i servizi sono più frequenti durante i mesi estivi. Le compagnie di navigazione che effettuano collegamenti da e per la Sardegna sono: Moby Lines (moby.it), Grandi Navi Veloci (gnv.it), Corsica Ferries- Sardinia Ferries (corsica-ferries.it), Grimaldi Lines (grimaldi- lines.com), Tirrenia  (tirrenia.it). I traghetti partono da Genova, Livorno, Civitavecchia, Napoli e Palermo. In estate anche da Piombino. La Sardegna è distante circa 200 chilometri dalla terraferma. Il tragitto più breve in traghetto è quello da Civitavecchia a Olbia.

TRASPORTI INTERNI Chi viaggia in macchina, deve considerare che lungo la costa le strade sono in genere in buone condizioni (anche se spesso affollatissime durante i mesi estivi). Chi non viaggia con la propria macchina al seguito, oltre a noleggiarne una può prendere in considerazione l’idea di utilizzare i trasporti interni. La rete di autobus è gestita dall’Azienda Regionale Sarda Trasporti (arst.sardegna.it).

SAPERNE DI PIÙ Per organizzare il proprio viaggio, trovare itinerari insoliti, ottenere informazioni sulle manifestazioni locali o sulle attività all’aperto, scoprire dove si trovano le spiagge più belle, basta collegarsi al portale Sardegna Turismo (sardegnaturismo.it). Una indispensabile guida online ricca di suggerimenti e consigli, suddivisi anche in base alle zone e ai periodi dell’anno.

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