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Sponsor russo, norme federali e curriculum: ecco perché Pirlo può perdere l’Italia

Sponsor russo, norme federali e curriculum: ecco perché Pirlo può perdere l’Italia
Andrea Pirlo (Getty Images)

La scelta dell’ex tecnico juventino incendia il dibattito, anche politico. E’ opportuno che diventi ct visti i rapporti con un portale di scommesse di Mosca? E il lavoro del figlio viola le norme della Figc?

Da scelta discussa di campo ad affare di stato con la politica che si è presa la prima fila. La nomina di Andrea Pirlo come commissario tecnico della nazionale, sentiero intrapreso da Maldini e Leonardo una volta incassato il no di Pep Guardiola, è congelata e rischia di saltare. Un cortocircuito in cui si faticano a comprendere esattamente i contorni, dal momento che le perplessità sul curriculum dell’ex allenatore della Juventus, l’aspettativa su un profilo di più alto livello e le questioni (imbarazzanti) emerse nelle ore in cui si sarebbe dovuto chiudere l’accordo con la Figc si mischiano fin quasi a diventare indistinguibili.

In sintesi: Pirlo è la scelta di Maldini e Leonardo, gli uomini che Giovanni Malagò ha chiamato ad assumere ruolo e mansioni del direttore tecnico della federazione, prima volta nella storia del calcio italiano. A loro il compito di indicare il nome del selezionatore, seppure in condivisione con lo stesso presidente della Figc perché così prevede anche lo statuto di via Allegri. Esaurito il tentativo con Guardiola, provato anche il colpo Carlo Ancelotti (ha declinato essendo sotto ricchissimo contratto con il Brasile nonostante il flop mondiale), ecco che tutto è andato su Pirlo. Che non piace ai tifosi, è inviso alla Lega Serie A – basta ascoltare la teoria dei “cento giorni” verbalizzata da Urbano Cairo – e rende perplesso dal punto di vista dell’immagine lo stesso Malagò.

Il quale, però, non può opporsi perché verrebbe meno al patto fatto con Maldini e Leonardo nel momento in cui li ha convinti ad impegnarsi per la rinascita del calcio italiano. Le conseguenze? Potrebbe anche ritrovarsi privo sia del ct che dei due dirigenti appena messi sotto contratto. Un disastro tecnico, operativo e di immagine. Intorno alla scelta di Pirlo, però, si sono scatenati anche elementi esterni che hanno chiamato in causa un’imbarazzante collaborazione con un sito russo e la presunta incompatibilità dello stesso Pirlo e di Maldini con le norme federali a causa del lavoro dei figli.

Pirlo e il rapporto con Fonbet: ecco perché fa discutere

Dall’ottobre dello scorso anno Andrea Pirlo è global brand ambassador di Fonbet, piattaforma russa di scommesse sportive nella quale ha enormi interessi Sergey Lomakin, proprietario dello United Fc che è la squadra di Dubai allenata nell’ultima stagione dal tecnico bresciano. La partecipazione di Pirlo e Materazzi a un evento a Mosca nello scorso mese di maggio fece molto scalpore e suscitò più di una polemica.

Partnership oggettivamente imbarazzante anche se non violerebbe alcuna delle norme legate alle sanzioni imposte dall’Unione Europea alla Russia di Putin dopo l’aggressione all’Ucraina nel febbraio 2022. L’entourage di Pirlo sostiene che non sia un problema liberarsi dell’accordo con Fonbet, senza nemmeno la necessità di corrispondere penali, così come non c’è problema a sciogliere il contratto con lo United Fc per poter poi trattare liberamente con la Federcalcio che per statuto non può parlare con un allenatore che sia vincolato a un altro club o federazione.

La politica, però, ha colpo la palla al balzo per sollevare la questione di opportunità. E’ opportuno che Pirlo, visti i suoi legami con la Russia, anche in caso di scioglimento dell’intesa, diventi commissario tecnico della nazionale? Un fuoco di sbarramento che ha convinto Malagò a prendere tempo, chiedendo di conoscere nei dettagli la vicenda a partire dal contenuto del contratto di Pirlo con Fonbet, se sia effettivamente una propaggine dell’accordo con lo United Fc e come abbia svolto il suo ruolo di ambassador del marchio nei mesi scorsi.

I figli di Pirlo e Maldini direttori sportivi?

L’altro tema è normativo e rimanda a quanto accaduto nel 2016, quando Marcello Lippi dovette fare un passo indietro dal ruolo di direttore tecnico perché il figlio Davide era procuratore e le regole non consentivano ipotizzando un potenziale conflitto di interessi. Ora la questione riguarda Nicolò Pirlo e Christian Maldini, entrambi impegnati in agenzie di intermediazione seppure con un ruolo secondario e all’inizio delle rispettive carriere.

Nicolò Pirlo è nella sede di Milano della società You First/Garsh Sports che ha le procure di tanti calciatori di livello in giro per l’Europa: non è ancora procuratore, non avendo conseguito alcuna abilitazione, e si occupa soprattutto di scouting e intermediazione. Nemmeno Christian Maldini è iscritto all’albo dei direttori sportivi della Figc. Collabora con l’agenzia di Beppe Riso, potente agente italiano. Situazioni apparentemente molto diverse rispetto a quella di Lippi nel 2016 e che allora finì col privare Gian Piero Ventura del “cappello” che Tavecchio aveva pensato per lui chiamandolo a guidare, ma non da solo, la nazionale che poi avrebbe fallito la qualificazione al Mondiale contro la Svezia.

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