Leggendo i quotidiani di sinistra, da Repubblica ad Avvenire, e sentendo le dichiarazioni degli esponenti di partito, si deduceva che i sinceri democratici non ritengono i minori meritevoli di finire in carcere, a prescindere. Addirittura, pare quasi che, secondo loro, non possano essere condannati neppure se commettono dei reati. Ne prendiamo atto. Adriano Sansa, ex sindaco di Genova e magistrato minorile, dice a Repubblica che «con una superficialità che colpisce assisteremo a un totale capovolgimento di un sistema di civiltà durato molto a lungo. Come si fa a dire trattiamo i minori come adulti se non lo sono? Le parole perdono senso. Il minore è un persona la cui personalità è in fase di formazione, di evoluzione non ancora completata. Con una frase si trasforma la realtà». Don Claudio Burgio, cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano, allo stesso giornale spiega che «la maggior parte dei ragazzi che incontro non è affatto conscio della gravità dei suoi gesti». Leggermente più cauto ma comunque critico, sulla Stampa, il vicepresidente della Conferenza episcopale italiana, il vescovo Francesco Savino. Il succo del suo pensiero: «Non trattiamoli da adulti in miniatura. Così il governo esclude i più deboli».
È un prelato a parlare, ma sembra di sentir parlare Debora Serracchiani, responsabile nazionale Giustizia del Partito Democratico. La deputata dem grida che «quella approvata dal Consiglio dei ministri è una norma che riscrive in senso repressivo la giustizia minorile e avrà effetti su tutti i minori, sui figli di tutte le famiglie italiane, non su una categoria evocata per esigenze di propaganda». Sinceramente ci sfugge il motivo per cui tutti i figli di tutte le famiglie italiane dovrebbero temere: che siano tutti delinquenti? Semmai, se c’è qualcosa che tutte le famiglie e tutti i minori dovrebbe temere è l’intrusione dell’autorità nell’educazione, che talvolta si manifesta tramite la sottrazione dei minori. Sottrazione che però il Pd di solito approva.
Il cortocircuito ideologico sulla capacità di intendere e di volere
Nel meraviglioso universo progressista, in ogni caso, ragazzini e ragazzine – che devono essere allontanati se i genitori sono troppo no vax o troppo selvatici – se delinquono meritano di restare impuniti perché non sarebbero responsabili delle loro azioni. E va belly, sia pure. Ma allora, scusate, come è possibile che lo stesso Pd continui a proporre da anni l’estensione ai minorenni del diritto di voto? Provate a seguire il ragionamento: i dem stanno contestando una norma che non introduce alcuna punizione aggiuntiva, non prevede alcun inasprimento delle pene, non favorisce alcuna carcerazione ingiustificata. Questa legge, molto semplicemente, stabilisce che un minore non è da considerarsi automaticamente incapace di intendere e volere.
Ora: i dem e i loro fiancheggiatori – cattolici e non – sostengono invece che il minore non debba considerarsi imputabile perché non in grado di comprendere gli esiti delle proprie azioni. Dunque domandiamo nuovamente: se un minore non si rende conto di ciò che fa, come può avere il diritto di voto? Forse un sedicenne ha abbastanza giudizio per capire chi deve guidare una nazione ma non ne ha a sufficienza per capire se sta violando la legge?
Autonomia a intermittenza: tra carriere alias e responsabilizzazione
E se fosse soltanto il voto, sarebbe perfino poco male. La sinistra italiana tutta spinge da tempo per l’introduzione delle carriere alias nelle scuole e per lo sdoganamento delle «identità transessuali» fra i minorenni. Nelle scorse settimane la Società Italiana di Pediatria ha pubblicato una guida che invita ad assecondare addirittura un bambino di tre anni che dice di essere femmina. Ci sono associazioni di pediatri che – ignorando per lo più le evidenze scientifiche in nome dell’ideologia – sostengono che questa follia sia giustificata e persino indice di grande apertura mentale.
Non risulta che nel Pd o in altre delle formazioni di sinistra che oggi berciano contro la norma sull’imputabilità vi siano parlamentari o comunque esponenti di spicco pronti a scendere in campo contro i deliri sul non binarismo sessuale. Ergo chiediamo per l’ennesima volta: un minorenne è abbastanza autonomo per votare e cambiare sesso ma non per essere processato e condannato se delinque?
L’uso politico della maturità giovanile
Potremmo anche chiedere, basandoci sulle esperienze accumulate negli ultimi anni: un minore è abbastanza maturo per manifestare per il clima e istruire folle di leader mondiali sul riscaldamento globale ma non per scontare una pena? E ancora: un minore viene esaltato se sceglie di vaccinarsi contro il parere dei genitori, ma se accoltella un compagno va trattato da povero incapace?
Viene il sospetto che ai cari progressisti l’adultizzazione dei bambini vada bene finché è profittevole. Finché serve a renderli bravi consumatori, solerti militanti e sudditi obbedienti. In tutti gli altri casi è strenuamente combattuta. I ragazzi che hanno esposto uno striscione con scritto «l’Italia agli italiani» ci risulta siano stati puniti anche se non avevano commesso reati né detto qualcosa di sbagliato. Non li hanno trattati da bambini innocenti ma da cattivoni meritevoli di rieducazione (del resto rieducano pure gli adulti, figuriamoci i giovani). E siamo certi che, se ce ne fosse stata la possibilità, qualche sincero democratico avrebbe fatto di tutto per bastonarli a dovere. Così funziona: se obbedisci o sei utile, sei graziato. Viene quasi da ritenere che i veri incapaci di intendere, qui, non siano i minorenni ma certi maggiorenni che fanno politica.
