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Guardiola, no all’Italia: ecco le ragioni del rifiuto a Maldini e Leonardo

Guardiola, no all’Italia: ecco le ragioni del rifiuto a Maldini e Leonardo
Pep Guardiola (Getty Images)

Il catalano tiene fede agli impegni presi con la famiglia e si ferma. “Sono onorato, ma in questo momento non me la sento” il messaggio. La Figc ora ricomincia la caccia al prossimo ct.

La speranza è durata poco più di una settimana e si è infranta su un muro insuperabile: Pep Guardiola ha declinato l’offerta della Figc di diventare commissario tecnico dell’Italia per guidarla alla rinascita dopo la terza mancata qualificazione consecutiva al Mondiale. Un no sofferto ma definitivo. Dettato da questioni familiari, visto che il progetto che Paolo Maldini e Leonardo gli avevano sottoposto era intrigante anche per un allenatore come lui, abituato al meglio del calcio europeo.

Guardiola ha detto di no dopo lunga riflessione perché ha prevalso la volontà di tenere fede alla promessa di prendersi un periodo di riposo dopo stagioni vissute a mille. Lo aveva spiegato anche nei giorni scorsi. Pensava a se stesso nei prossimi mesi come a un uomo finalmente vicino alla propria famiglia, con progetti da sviluppare in quell’ambito e con la voglia di capire che indirizzo dare alla seconda fase della sua carriera.

Maldini e Leonardo lo hanno fatto vacillare, però alla fine la risposta è stata un “no, grazie”. “Sono onorato, ma in questo momento non me la sento” è il messaggio che il catalano ha fatto arrivare a Maldini e Leonardo, che erano al corrente della profondità delle sue riflessioni e della difficoltà nel convincerlo a cambiare i piani suoi e della famiglia e che avevano provato a cucirgli addosso un progetto che gli lasciasse anche libertà di manovra tra l’Italia e il luogo dove vive e vivrà.

Non sarebbe stata una questione di soldi. La richiesta da 20 milioni di euro era stata smentita dai dirigenti della Federcalcio, il piano per metterlo sotto ingaggio era ambizioso e sarebbe stato in qualche modo coperto. Guardiola, però, non se l’è sentita di mettersi al lavoro senza avere la testa libera per dedicare all’impresa il massimo delle proprie energie. Non è detto che non accada nei prossimi mesi, magari alla guida di un club, però oggi la voglia di rispettare gli impegni presi in casa è stata superiore a qualsiasi tentazione.

La verità è che nella testa dei piani alti della Federcalcio, con il passare dei giorni, si era fatta strada la sensazione che potesse esistere un margine per mettere a segno un colpo che avrebbe rovesciato la narrazione intorno a una nazionale in profonda crisi. Anche per questo Maldini e Leonardo erano volati a Barcellona a metà luglio per parlare direttamente con Pep, senza nemmeno entrare troppo nell’aspetto economico che non sarebbe stato centrale in caso di via libera da parte del catalano.

Guardiola è molto legato all’Italia, sia per i trascorsi a Brescia che per una rete di amicizie che ciclicamente lo riporta nel Belpaese. Anche per questo l’offerta lo ha fatto riflettere prima del “no, grazie” che costringe la Figc a virare sul piano B. L’identikit porta al nome di Andrea Pirlo, il profilo che può rispondere all’esigenza manifestata dai due dirigenti di avere un ct perfettamente integrato con il piano di rifondazione tecnica della filiera delle nazionali su cui si lavora. Resta l’incognita del curriculum da allenatore non straordinario di Pirlo e della contrarietà di parte della Serie A, espressa dal presidente del Torino Urbano Cairo dopo l’incontro in Lega.

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