Dal 1 agosto nuotare in piscina dovrà essere più sicuro. Dopo la morte di tre bimbi in un solo mese è arrivato dalla Camera il via definitivo all’emendamento al decreto Sport che rende più severe le regole di sicurezza per gli impianti pubblici, privati aperti al pubblico e a uso collettivo. Oltre alle ultime tragedie ci sono i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, che parlano di decine di annegamenti registrati negli ultimi due anni, coinvolgendo soprattutto i più piccoli. Da qui l’accelerata e l’arrivo delle nuove norme.
Cosa cambia sulle regole nelle piscine: stop all’effetto ventosa
La novità principale ma riguarda gli impianti di aspirazione e ricircolo dell’acqua, individuati come una delle cause principali degli incidenti più gravi. Bocchettoni, griglie di fondo e sistemi di ricircolo dovranno rispettare standard tecnici pensati per eliminare il cosiddetto “effetto ventosa”, il fenomeno di risucchio che in alcuni casi ha intrappolato bambini con i capelli o parti del corpo, causando l’annegamento. Le strutture interessate sono tutte quelle pubbliche, quelle private ma aperte al pubblico e gli impianti a uso collettivo: quindi non solo piscine comunali e centri sportivi, ma anche gli impianti di hotel, villaggi turistici e circoli che accolgono ospiti esterni. Chi non si adegua agli standard richiesti rischia una misura drastica: la chiusura immediata dell’impianto, che potrà riaprire solo dopo aver messo a norma i sistemi di sicurezza. Per sostenere gli enti pubblici nei lavori di adeguamento delle piscine è stato stanziato un fondo da 4,7 milioni di euro per il 2026. Resta invece fuori dal testo finale l’obbligo della cuffia da nuoto per gli under 16, previsto in una prima versione dell’emendamento e poi ritirato prima del voto in Aula.
Perché serve una legge: i numeri degli annegamenti in Italia
I numeri spiegano l’urgenza dell’intervento. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, nel biennio 2024-2025 si sono registrati in Italia 604 annegamenti, divisi quasi equamente tra mare e acque interne. Di questi, 37 sono avvenuti in piscina, un dato che gli esperti definiscono significativo perché colpisce in modo particolare bambini e adolescenti. Allargando lo sguardo al periodo 2022-2026, le vittime nelle piscine italiane salgono a 75. E non è un problema solo italiano. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel mondo l’annegamento provoca ogni anno oltre 300mila decessi, quasi un quarto dei quali tra bambini sotto i cinque anni. Si tratta di una delle prime dieci cause di morte tra i 5 e i 14 anni, un rischio che secondo l’OMS è destinato ad aumentare anche a causa dei cambiamenti climatici, che allungano la stagione balneare e l’esposizione all’acqua.
Piscine: cosa devono fare gestori e famiglie
Il countdown per adeguarsi è partito. Chi gestisce una piscina, pubblica o privata aperta al pubblico, ha tempo fino al 1 agosto per verificare che i sistemi di aspirazione e ricircolo rispettino i nuovi standard tecnici. Per le famiglie, invece, resta la necessità di sorvegliare i bambini in acqua, soprattutto nelle vasche più piccole e nelle piscine idromassaggio, dove il rischio è più alto. Quella approvata alla Camera è solo la prima tappa. È infatti già in discussione parlamentare un disegno di legge quadro più ampio sulla salute e sicurezza delle piscine. Un percorso che sarà più lungo e complesso: dopo il passaggio in Commissione Affari Sociali, il testo dovrà arrivare in Aula alla Camera e poi al Senato, prima di diventare legge a tutti gli effetti.
