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Il paradosso della flat tax per i ricchi: la sinistra attacca la norma che porta miliardi all’Italia

Il paradosso della flat tax per i ricchi: la sinistra attacca la norma che porta miliardi all’Italia
Ansa

Il Campo largo si compatta contro la norma acchiappa Paperoni. Ma i dati dicono che l’attrattiva per i milionari garantisce miliardi di gettito.

Non vanno d’accordo su nulla o quasi ma quando si parla di tasse o della possibilità di eliminare qualche agevolazione fiscale si compattano come un solo uomo. Sono le forze del Campo largo, progressista o sedicente tale, che su riarmo, Ucraina, sostegno all’Ue sono divise nei rivoli di mille distinguo, mentre hanno iniziato una battaglia senza quartiere contro la flat tax da 300 mila euro per i “neo-residenti” in Italia, la cosiddetta norma acchiappa Paperoni. Il regime introdotto dal governo Renzi nel 2017, l’ex premier che all’epoca militava pure nel Pd. «Non è accepted che chi ha redditi milionari paghi meno tasse di un dipendente o di un pensionato» si potrebbero sintetizzare così le posizioni di Dem, M5s e Avs sulla tassa piatta.

Dichiarazioni che a una prima lettura non fanno una piega. Ma poi, come spesso capita quando si tratta di Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni, se all’ideologia si sostituisce la sostanza, il giudizio viene ribaltato.

Il meccanismo fiscale che attira i milionari esteri in Italia

Quindi proviamo a capire. L’Italia non si è inventata nulla perché il regime fiscale agevolato per attirare manager, imprenditori, uomini di finanza ma anche calciatori, attori e influencer è in vigore per esempio in Portogallo, Grecia, Spagna, Irlanda. Renzi ha mutuato il sistema per attirare potenziali grandi “spenditori” con un’imposta annua da 100 mila euro – che poi con il governo Meloni sono diventati 200 e poi 300 mila – sui redditi prodotti all’estero.

A questi vanno aggiunti 25 mila euro (oggi raddoppiati a quota 50 mila) per ogni familiare a carico e il gioco è fatto. Un bel risparmio rispetto alle normali aliquote del Belpaese. Anche perché l’una tantum sostituisce tutte le imposte sui redditi esteri (dividendi, interessi, plusvalenze, guadagni immobiliari ecc). Basta non essere stati fiscalmente residenti in Italia per almeno 9 dei 10 anni precedenti al trasferimento e presentare una richiesta all’Agenzia delle Entrate. Sistema semplice, che nonostante i “rincari” attira sempre più milionari, soprattutto dal Regno Unito.

I numeri dell’esodo da Londra e il valore per l’economia italiana

Secondo un recente rapporto di Assonime, lo scorso anno si contavano 2.500 beneficiari della flat tax acchiappa Paperoni, e di questi il 40% arrivava da Londra e dintorni. Poi certo, si distinguono anche gli ex residenti in Francia, Brasile, Stati Uniti e Svizzera, ma l’abolizione del regime non-dom inglese, che ha reso tassabili i redditi esteri anche per chi vive Oltremanica, ha spinto molti manager e uomini d’affari a lasciare la Gran Bretagna per venire da noi.

Si chiama concorrenza fiscale. Una competizione di cui hanno beneficiato soprattutto Milano (52%) e Roma (17%) e che per l’Italia vale circa 5,3 miliardi di euro. Dentro c’è tutto: investimenti immobiliari e finanziari (sono nati diversi family office), consumi in prodotti esclusivi e da collezione, oltre alla domanda di servizi di alto livello. Poi, certo, le normative fiscali sono in continua evoluzione, ma lo studio evidenzia che continuando di questo passo, l’esodo verso il Belpaese dovrebbe portarci in dote circa 7 mila nuovi nababbi che garantirebbero introiti per 38,4 miliardi di euro entro il 2040. Come? Tanto per dare un numero, grazie al real estate, un neo-residente su due ha acquistato almeno un immobile (prezzo medio poco sotto i 4 milioni), per un valore complessivo, tra il 2017 e il 2025, di oltre 4 miliardi.

E a questi vanno aggiunte le imposte pagate sulle compravendite, i versamenti Imu, l’Iva per le ristrutturazioni ecc. «Per la mia esperienza», racconta a Panorama Alessandro Borsetto, partner e head of tax advisory in Lexia, che ha seguito decine di clienti che hanno usufruito della flat tax, «si tratta di persone con un’attitudine alla spesa elevatissima. Tutto è al top: dai ristoranti, all’acquisto dei capi di abbigliamento, dai servizi professionali alle auto, fino all’affitto delle case per le vacanze, alla selezione del personal trainer e alla scelta della scuola privata per i figli. Proprio per questo penso che il giro d’affari garantito da chi è attratto dalla tassazione di vantaggio sia ben superiore ai 5 miliardi di cui parla Assonime».

Tra vantaggi per lo Stato e presunti effetti sul mercato immobiliare

Del resto questo tipo di agevolazione, più che per chi viene in Italia a lavorare, funziona alla perfezione per imprenditori e uomini d’affari che detengono partecipazioni in società ed enti esteri o sono membri del board di gruppi stranieri, che incassano i propri ingenti redditi scontando esclusivamente la flat tax, e hanno tutto il tempo e la disponibilità economica per godersi servizi e beni extra lusso. «Non di rado», continua Borsetto, «succede che un imprenditore trasferisca la residenza fiscale in Italia e decida a stretto giro di vendere la propria società all’estero. Motivo? In questo modo paga solo 300 mila euro sulla plusvalenza qualificata spesso milionaria. Attenzione a quello che prevede la legge però. Chi realizza l’operazione nei primi cinque periodi d’imposta di validità del regime agevolato, non ha diritto allo “sconto fiscale”. Tuttavia, a seguito di interpello, l’Agenzia delle entrate può concedere ugualmente l’agevolazione previa conferma che il richiedente resterà in Italia per almeno i 5 anni successivi a quello dell’exit. Per l’Italia di fatto al di là di valutazioni soggettive» continua il partner di Lexia, «si tratta di una win-win situation. Senza una imposizione fiscale vantaggiosa queste persone non sarebbero mai venute a vivere nel Belpaese».

Sul win-win per gli introiti dello Stato ci sono pochi dubbi, qualche perplessità in più nasce dalle storture che per forza di cose si creano, per esempio nel mercato immobiliare, per l’avvento massiccio di decine di “High Spender” nella stessa città. Milano e Roma soprattutto.

È un altro dei cavalli di battaglia della sinistra che punta il dito contro l’impennata repentina dei prezzi delle case, a discapito del ceto medio. «Non nego che possa esserci un leggero effetto trascinamento sul mercato immobiliare», spiega ancora Borsetto, «ma è un fenomeno dovuto più all’eccesso della domanda sull’offerta e alla relativa speculazione. Parliamo, come detto, di milionari che scelgono contesti esclusivi dove acquistare spesso immobili da 20-25 mila euro al metro quadrato. Non credo che tutto questo, del resto il numero di transazioni è molto limitato rispetto a quello complessivo, possa influenzare direttamente il mercato di abitazione valutate il 20% di quelle cifre. Piuttosto mi sembra che nei confronti di questo regime, peraltro introdotto da un governo di centrosinistra, si faccia un po’ di propaganda politica, ma i vantaggi della “lump sum tax” (flat tax, ndr) sono decisamente superiori a qualche marginale scompenso, peraltro tutto da verificare».

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