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Sinner, il clone di Djokovic: tutte le incredibili analogie con il serbo

Sinner, il clone di Djokovic: tutte le incredibili analogie con il serbo
Jannik Sinner e Novak Djokovic (Ansa)

Dopo il trionfo a Wimbledon, i numeri parlano chiaro: Sinner a 25 anni ripercorre i passi del mostro sacro del tennis. Ecco il confronto

Ogni volta che Novak Djokovic affronta Jannik Sinner, ha l’impressione di trovarsi di fronte a una versione di sé più giovane e rapida. L’ultima a Wimbledon 2026, dove l’azzurro ha sconfitto il serbo con un triplice 6-4, giocando in modo impeccabile. Stessa solidità da fondo, stesso rovescio letale. La miglior risposta nel circuito, sempre pronta a mettere sotto pressione l’avversario al servizio. Stessa mentalità vincente, che permette loro di conservare le energie, di alzare il livello quando serve, di giocare al meglio nei punti cruciali.

Sinner e Djokovic a confronto

Ma com’era il serbo a 25 anni? Quello che ad oggi è considerato dalla maggior parte degli esperti e dei tifosi il più grande tennista di tutti i tempi, aveva vinto più o meno trofei rispetto a Sinner? E aveva la stessa maturità?

Beh, a guardare i dati, in effetti, i due sembrano ricalcare un percorso molto simile. All’epoca, dopo Wimbledon 2012, Nole e Jannik avevano conquistato esattamente lo stesso numero di titoli, 30. Divisi peraltro in modo sostanzialmente simile: cinque Slam ciascuno, con il serbo che aveva già trionfato tre volte in Australia (2008, 2011 e 2012), agli Us Open e a Wimbledon. Il serbo vantava un 1000 in più (11 contro i 10 di Sinner), ma l’azzurro ha vinto una volta in più le più prestigiose Atp Finals. A livello di periodo da numero uno, inoltre, l’altoatesino è in vantaggio: 80 settimane contro le 53 di Djokovic.

Entrambi non avevano ancora completato il Career Grand Slam, e a mancare, guarda caso, è sempre il Roland Garros. Per ragioni in questo caso differenti: Nole era stato fermato più volte a Parigi dai giganti Rafael Nadal e Roger Federer; Jannik prima da uno straordinario Carlos Alcaraz in rimonta e poi da un malore, nel secondo turno dell’edizione 2026, a partita praticamente vinta contro Juan Manuel Cerundolo.

I commenti di Djokovic su Sinner

Persino Djokovic si è mostrato lieto del paragone fra lui e l’attuale numero uno del mondo, quasi alla stessa stregua di un padre orgoglioso del proprio figlio: «Ho influenzato Sinner? Sono contento. Ricordo la prima volta che abbiamo palleggiato insieme: aveva 13 anni, o forse 14, e già spaccava la palla. Si vedeva già che aveva un tempismo eccezionale, una buona velocità nei colpi», ha raccontato il serbo prima del match di Wimbledon. Un pensiero che aveva già espresso dopo la finale del Masters 1000 di Shanghai del 2024, vinta dall’altoatesino: «Jannik mi ricorda come ero io», aveva detto.

Sinner è sulla buona strada. Non deve pensare ai record del predecessore, ma continuare a lavorare duramente per migliorarsi ogni giorno, così come sta facendo oggi. Nole, all’epoca, non pensava certo a cosa avessero già vinto Federer e Nadal. Guardando a sé stesso, si ispirava a loro, ai loro colpi vincenti e soprattutto alla loro mentalità, mantenendo le proprie inclinazioni di gioco. Poi, a fine carriera (speriamo il più avanti possibile), si tireranno le somme. E lì si vedrà dove sarà Sinner rispetto a un grande maestro come Djokovic.

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