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Roland Garros, i giocatori sbottano chiedendo più soldi: sono avidi o hanno ragione?

Roland Garros, i giocatori sbottano chiedendo più soldi: sono avidi o hanno ragione?

Al Roland Garros i giocatori protestano contro i premi in denaro. Il 15% dei ricavi degli Slam basta davvero a tutti?

Quindici minuti. Non un secondo di più. È il tempo che molti top player si sono dati per parlare con i giornalisti nel media day del Roland Garros. Non è un caso che quel quindici sia lo stesso numero, in percentuale, che i tornei del Grande Slam riconoscono ai giocatori sui propri ricavi. Per questo i giocatori, dopo mesi di lettere e dichiarazioni, hanno deciso che era arrivato il momento di passare ai fatti.

Una battaglia che va avanti da più di un anno

La disputa tra i tennisti e i quattro Slam non è affatto una novità. Da oltre un anno, infatti, i migliori giocatori del circuito Atp e Wta chiedono una quota maggiore degli introiti dei tornei più prestigiosi. Nello specifico, rispetto all’attuale 15 per cento dei ricavi chiedono di arrivare al 22, in linea con quanto garantito dagli eventi combinati Atp-Wta. Una richiesta che non riguarda esclusivamente i compensi, ma anche una tutela pensionistica per chi smette di giocare.

Già agli Internazionali d’Italia, lo scorso 5 maggio, Aryna Sabalenka aveva alzato il tiro, evocando la possibilità di un boicottaggio dei tornei Slam. Parole cui hanno dato seguito, senza indugio, pezzi da novanta quali Novak Djokovic e Coco Gauff. Jannik Sinner, dal canto suo, ha chiesto che gli Slam dimostrino «rispetto» verso i giocatori. Il clima, insomma, è quello di chi non è più disposto ad aspettare.

I numeri del Roland Garros

I dati aiutano a capire perché la tensione sia salita proprio ora. Dunque, il montepremi totale del Roland Garros 2026 è di 61,7 milioni di euro. Il vincitore e la vincitrice del singolare porteranno a casa 2,8 milioni ciascuno, con un aumento di circa il 9,4 per cento rispetto all’edizione precedente. E fin qui, sembrerebbe una buona notizia.

Il problema, però, è un altro: il torneo incasserà il 14 per cento in più rispetto al 2025. Insomma, i ricavi crescono più in fretta dei premi. Ed è proprio questo squilibrio ad aver riacceso la protesta. Va precisato, tuttavia, che il dibattito riguarda soprattutto i giocatori fuori dalla top 100, quelli che faticano a coprire le spese di staff, fisioterapista, allenatore e trasferte. Per i primi 20 al mondo, il tema è più di principio che di necessità.

La strategia dei giocatori

Al Roland Garros non vi sarà nessun boicottaggio, nel senso classico del termine. La protesta sarà molto sottile e raffinata, rimanendo comunque molto concreta. Secondo quanto riportato da The Guardian e da fonti interne a L’Equipe, infatti, molti giocatori limiteranno la propria disponibilità mediatica ai 15 minuti simbolici del media day e si asterranno dal rilasciare interviste a Eurosport e Tnt, i detentori dei diritti televisivi del torneo. Una scelta del tutto lecita: il regolamento obbliga i tennisti soltanto all’intervista flash post-partita con il broadcaster ufficiale. Tutto il resto è volontario. Nessuna multa, quindi, ma un segnale limpido agli organizzatori.

Oggi 22 maggio, in parallelo, è previsto un incontro tra i rappresentanti dei giocatori, tra cui l’ex amministratore delegato della Wta Larry Scott, il presidente della Federazione Francese Gilles Moretton e la direttrice del torneo, Amélie Mauresmo. La federazione francese ha già fatto sapere che la riduzione degli impegni mediatici «penalizza tutte le parti interessate». Il dialogo, almeno formalmente, è aperto. Sono attesi confronti analoghi con le governance di Wimbledon e Us Open nelle prossime settimane.

Oltre i top player, c’è un tennis che fa i conti

La vicenda dei premi racconta qualcosa che va ben oltre i numeri dei contratti milionari. Il tennis professionistico è uno sport dove la forbice tra chi ce la fa e chi lotta per arrivare a fine stagione è enorme. E questo non è un mistero. Un giocatore fuori dalla top 100 deve gestire spese considerevoli: allenatore, fisioterapista, voli, alberghi, e chi più ne ha più ne metta. Il 15 per cento dei ricavi degli Slam, ripartito su centinaia di giocatori, non sempre basta. La richiesta del 22 per cento, dunque, non suona come un capriccio di chi guadagna già molto: è la richiesta di chi desidera che la crescita di un sistema riguardi tutti, non solo il vertice. Poi, certo, se a chiederlo sono i top player, la cassa di risonanza è diversa. E quindi ben vengano queste proteste «soft», sperando che possano davvero portare a dei risultati concreti.

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