Nel clima incandescente che si è creato tra il governo italiano e Tel Aviv è interessante mostrare quali sono i nostri rapporti commerciali e quale sia, in concreto, il peso di Israele nella geografia economica dell’Italia. Al di là della temperatura politica, i dati raccontano una relazione commerciale viva, concentrata su settori a medio e alto contenuto tecnologico, con un saldo nettamente favorevole a Roma.
L’interscambio commerciale tra Italia e Israele si avvicina a 5 miliardi di euro. Nel 2025, secondo i dati riportati dall’Italian Trade Agency di Tel Aviv, l’export italiano verso Israele è stato pari a 3,535 miliardi di euro, mentre l’import dall’economia israeliana si è attestato a 1,036 miliardi, con un forte avanzo commerciale per l’Italia.
La geopolitica degli affari resiste alla crisi diplomatica
Il dato più interessante è che, nonostante la guerra e le tensioni diplomatiche, i rapporti economici non si sono interrotti. Le importazioni italiane da Israele sono anzi cresciute del 2,8% nel 2025 rispetto al 2024, mentre le esportazioni italiane verso Israele sono scese appena dello 0,3%, restando però del 4,77% superiori ai livelli del 2023. In altre parole, la crisi politica non ha prodotto un corrispondente congelamento degli scambi commerciali.
Dal lato italiano, Israele è soprattutto un mercato di sbocco per beni industriali e per segmenti qualificati del made in Italy. La voce più consistente delle esportazioni italiane è quella dei macchinari e apparecchi, che nel 2025 rappresentavano circa il 17,2% del totale, seguiti dai prodotti alimentari con il 14,5% e dai prodotti delle attività manifatturiere con l’11,5%.
Accanto ai macchinari civili, rientrano nelle esportazioni italiane verso Israele anche sistemi d’arma e componenti dual use, frutto di accordi industriali e di cooperazione nel settore difesa, che si intrecciano con la collaborazione nei campi del cyber e delle tecnologie di sorveglianza.
Cosa vende Israele all’Italia: l’impennata delle forniture militari
Dal lato delle importazioni, Israele non è tanto un fornitore di grandi volumi quanto di prodotti e tecnologie che penetrano in profondità nella vita economica italiana. La struttura dell’export israeliano verso l’Italia comprende soprattutto prodotti chimici di base, fertilizzanti, tecnologie medicali, soluzioni informatiche, componenti elettronici e beni legati all’innovazione industriale.
A colpire, però, è anche la dinamica recente di alcune voci molto sensibili. Tra il 2023 e il 2025 le importazioni italiane di armi e munizioni provenienti da Israele sono cresciute del 335,65%, passando da 16,56 milioni di euro a oltre 72 milioni, e nel 2025 questa categoria è balzata dal nono al quarto posto tra i capitoli dell’import italiano da Israele.
Il nome più noto al pubblico italiano è Teva, il gigante israeliano del farmaco generico, presente in Italia con una filiale commerciale nell’area milanese e una rete produttiva articolata tra Lombardia e Piemonte. Attraverso farmacie, ospedali e distributori sanitari, Teva immette sul mercato italiano un ampio catalogo di medicinali equivalenti e specialistici, che coprono numerose aree terapeutiche, dai cardiovascolari ai gastrointestinali, fino ad antivirali e altri farmaci di largo impiego.
Dai beni di consumo di massa alle filiere invisibili del B2B
Ma Teva non è l’unico marchio israeliano che incontra il consumatore italiano. Nel comparto della casa e del bricolage è presente Keter, grande produttore di mobili da giardino, armadi e contenitori in resina, distribuito anche in Italia attraverso la controllata Keter Italia. Nel settore del benessere e della cosmetica figurano Ahava, marchio legato ai prodotti a base di minerali del Mar Morto, e Sabon, specializzato in cura del corpo e profumazione della casa, con presenza in boutique e canali retail italiani.
Anche l’agroalimentare israeliano arriva regolarmente in Italia, sebbene spesso con minore visibilità per il grande pubblico. Tra i prodotti più ricorrenti compaiono ortofrutta fresca, peperoni, erbe aromatiche, agrumi, datteri e tahina, che entrano nel mercato europeo con certificazioni d’origine standardizzate e vengono poi distribuito attraverso importatori, mercati ortofrutticoli e grande distribuzione. Per chi guarda alla provenienza dei beni in ottica di consumo critico, il punto essenziale è proprio questo: una parte della presenza israeliana sul mercato italiano non si presenta sempre con un marchio immediatamente riconoscibile, ma passa attraverso filiere lunghe, importatori europei e brand commerciali intermedi.
Infine c’è il livello meno visibile ma economicamente più importante, quello delle forniture business-to-business. Israele è molto presente in Italia attraverso software, cyber-security, sensoristica, soluzioni per l’agricoltura di precisione, apparecchiature biomedicali e tecnologie energetiche; tra i nomi citabili c’è Check Point Software, attiva anche sul mercato italiano nella sicurezza informatica aziendale. In questo caso il consumatore spesso non vede il prodotto finale, ma la tecnologia israeliana entra comunque nelle infrastrutture digitali, nei sistemi di protezione dei dati, nei dispositivi medicali e in parti della manifattura avanzata.
Una relazione selettiva dentro le nicchie tecnologiche e strategiche
Per capire il peso relativo di Israele, basta confrontare il dato con i grandi partner europei dell’Italia. L’interscambio con la Germania supera abbondantemente i 150 miliardi di euro, mentre quello con la Francia si colloca attorno ai 100 miliardi; rispetto a questi numeri, i circa 5 miliardi con Israele ne fanno un partner nettamente minore sul piano quantitativo.
Questo significa che Israele non è un pilastro del commercio estero italiano nel senso in cui lo sono Berlino e Parigi. Ma significa anche che il suo peso si concentra in segmenti specifici e spesso sensibili, come farmaceutica, chimica, cyber, biomedicale, agro-tech, energia e, sempre più chiaramente, comparto militare e dual use. Il rapporto commerciale con Tel Aviv, dunque, va letto meno come questione di massa critica e più come relazione selettiva dentro filiere tecnologiche e strategiche.
Alcuni marchi e prodotti israeliani presenti in Italia:
- Teva: farmaci generici e specialità medicinali distribuiti attraverso farmacie, ospedali e canali sanitari.
- Keter: mobili da giardino, armadi e contenitori in resina per il canale casa, ferramenta e bricolage.
- Ahava: cosmetici e skincare a base di minerali del Mar Morto, presenti in profumerie e online.
- Sabon: prodotti per il corpo e fragranze per la casa, con punti vendita e distribuzione retail.
- SodaStream: gasatori domestici e sistemi per la preparazione di acqua frizzante in casa, distribuiti per anni nella Gdo e nelle catene di elettronica.
- Ortofrutta, agrumi, datteri, tahina e altri prodotti agroalimentari importati attraverso distributori e operatori della filiera europea.
- Soluzioni software, cyber-security e tecnologie industriali, tra cui servizi di aziende come Check Point Software.
