C’è un paradosso che attraversa silenziosamente la gestione delle malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) in Italia: si curano sempre più efficacemente i sintomi e l’infiammazione con i farmaci, ma si continua a trascurare uno degli aspetti più determinanti per la prognosi del paziente, ovvero lo stato nutrizionale. Secondo una nuova indagine nazionale promossa da AMICI Italia, ben 4 pazienti su 5 non hanno mai ricevuto una valutazione nutrizionale o non ne hanno memoria. Un dato che fotografa un vuoto strutturale nella presa in carico di una patologia cronica complessa come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa, che in Italia colpisce circa 250mila persone. Il risultato è tutt’altro che marginale: circa il 20% dei pazienti con MICI si trova già in una condizione di rischio nutrizionale, pari a circa 50mila cittadini in potenziale pericolo clinico.
“Curiamo l’intestino con i farmaci, senza però preoccuparci della nutrizione”, è la sintesi amara che emerge dall’indagine presentata alla vigilia della Giornata Mondiale delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali. Per colmare questo gap assistenziale, AMICI Italia ha avviato la campagna nazionale “Perdi peso? Non perdere tempo!”, patrocinata dalla Società Italiana di Nutrizione Artificiale e Metabolismo (SINPE), con l’obiettivo di riportare la nutrizione al centro del percorso terapeutico.
Il rischio nutrizionale nelle MICI: numeri, cause e conseguenze cliniche spesso sottovalutate
Il tema della malnutrizione nelle malattie infiammatorie intestinali non è marginale, ma strutturale. I dati clinici richiamati dall’indagine evidenziano un quadro complesso: l’infiammazione cronica intestinale predispone alla malnutrizione nel 13-27% dei casi, mentre la sarcopenia – la perdita di massa e funzionalità muscolare – riguarda oltre il 40% dei pazienti. A questo si aggiunge un ulteriore elemento critico: circa il 78% dei pazienti presenta carenze di micronutrienti essenziali, tra cui vitamina D, zinco, ferro, vitamina B9, B12 e calcio. Le cause sono multifattoriali e comprendono diarrea cronica, malassorbimento intestinale e riduzione dell’appetito, spesso legata al dolore post-prandiale. Un altro indicatore significativo è il 28% di pazienti con BMI inferiore a 20, una soglia che, associata a perdita di peso involontaria e deficit nutrizionali, rappresenta un segnale d’allarme precoce. Non si tratta solo di numeri. Le conseguenze della malnutrizione associata a MICI sono clinicamente rilevanti: riduzione dell’efficacia delle terapie farmacologiche, aumento delle complicanze post-operatorie, recidive più frequenti, degenze ospedaliere più lunghe e peggioramento della qualità della vita.
Come sottolinea Antonella Lezo, presidente SINPE, il problema è sistemico: “Nonostante la nutrizione rappresenti un pilastro fondamentale nel trattamento delle patologie croniche intestinali, lo screening del rischio di malnutrizione e il supporto nutrizionale sono ancora molto carenti e disomogenei”. Un dato emblematico lo conferma: circa l’80% dei pazienti dichiara di non aver mai ricevuto una valutazione nutrizionale da parte di un professionista sanitario.
La risposta di AMICI Italia: screening, test online e una rete nazionale per intercettare il rischio
Di fronte a questo scenario, AMICI Italia ha deciso di intervenire con una strategia articolata che combina informazione, prevenzione e strumenti digitali. La campagna “Perdi peso? Non perdere tempo!” si sviluppa attraverso tre direttrici principali: una roadmap di 10 eventi territoriali nei principali centri IBD italiani (tra cui Milano, Roma, Napoli, Torino, Palermo, Padova, Pisa, Modena e Bari), attività di sensibilizzazione nelle sale d’attesa degli ambulatori e una serie di videopillole informative con specialisti della nutrizione diffuse sui canali digitali dell’associazione. Il cuore del progetto è però lo strumento di screening: il test MUST (Malnutrition Universal Screening Tool), un questionario validato a livello internazionale, composto da poche domande, che permette una prima autovalutazione del rischio nutrizionale. Il test analizza tre parametri fondamentali: indice di massa corporea, perdita di peso involontaria recente e impatto della malattia sulla capacità di alimentarsi. L’obiettivo è fornire un’indicazione semplice ma clinicamente utile da condividere con il medico curante. “Il nostro obiettivo è aumentare la consapevolezza dei pazienti sul rischio di malnutrizione”, spiega Salvo Leone, direttore generale di AMICI Italia. “Il test consente di intercettare precocemente una condizione che troppo spesso viene riconosciuta solo quando è già avanzata”. Il messaggio finale è chiaro e condiviso dagli specialisti: la gestione delle MICI non può più prescindere da un approccio multidisciplinare che integri gastroenterologia e nutrizione clinica. Perché, come ricordano gli esperti, la malnutrizione non è una conseguenza secondaria, ma un fattore che incide direttamente sull’andamento della malattia. L’appello conclusivo è rivolto a tre livelli: ai medici, affinché lo screening nutrizionale diventi parte sistematica del follow-up; ai pazienti, perché non sottovalutino variazioni di peso anche minime; e alle istituzioni, chiamate a riconoscere la nutrizione clinica come componente strutturale dei percorsi di cura, al pari di quanto già avviene in altri ambiti come l’oncologia.
