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Altro che falso 9, i Mondiali 2026 dimostrano che il centravanti fa ancora la differenza

Altro che falso 9, i Mondiali 2026 dimostrano che il centravanti fa ancora la differenza
Erling Haaland (Shutterstock)

Dall’eliminazione della Germania allo show di Mbappé e Haaland: i Mondiali 2026 decretano l’importanza dei grandi centravanti

Ma come, non era finita l’epoca dei centravanti? Non era iniziata quella dei falsi nueve funzionali al gioco, tanto tecnici ma molto meno prolifici? Si diceva non fosse più il tempo degli Inzaghi o dei Vieri. No, sembrava l’alba degli attaccanti moderni, gli Havertz o gli Yildiz.

Quel disperato bisogno di un vero centravanti

La realtà, al contrario, è ben diversa. E lo ha dimostrato questa edizione dei Mondiali, fin dalla prima partita. A parlare sono i risultati: le nazionali che hanno un grande centravanti, un finalizzatore killer, passano il turno. Quelle che inseguono il mito del gioco all’avanguardia, del tiki-taka fine a se stesso, no. La Germania non era certo quella del 2014, non era la squadra favorita del torneo, questo è sicuro. Ma era una squadra di qualità, ricca di giovani di prospetto e di giocatori con esperienza internazionale ad altissimi livelli. Insomma, non era pensabile potesse uscire contro un Paraguay qualunque (con tutto il rispetto per il Paraguay). E invece, mancando il grande attaccante che risolve le grandi partite con una zampata decisiva, frutto del proprio istinto da area di rigore, è mancata la qualificazione agli ottavi di finale.

Non così per Francia e Norvegia, trascinate rispettivamente da Kylian Mbappé ed Erling Haaland. Non così per l’Inghilterra, salvata in extremis contro il meno blasonato Congo dalla doppietta della sua punta d’eccellenza, Harry Kane. Non così per Brasile e Argentina (anche se quest’ultima deve ancora giocare contro Capo Verde per qualificarsi): è vero che Messi e Vinicius non sono dei veri e propri centravanti, ma si tratta comunque di attaccanti con ineluttabili caratteristiche da straordinari finalizzatori.

Cosa raccontano i Mondiali 2026

Esiste un’altra statistica che aiuta a capire l’imprescindibilità di avere un vero rapace da area di rigore, ed è la classifica dei marcatori dei Mondiali 2026. In testa, a pari merito, Messi e Mbappé con 6 gol; dietro Haaland con 5, Dembélé e Vinicius con 4. Potremmo continuare, ma ci fermiamo qui. I primi cinque marcatori sono tutti attaccanti di questo tipo, fuoriclasse con un eccezionale senso del gol. Havertz, eliminato con la Germania, ne aveva segnati solo 3. Yildiz, non pervenuto con la bella ma sterile Turchia, è uscito ancora prima della fase a eliminazione diretta.

E allora smettiamola di osannare quel noioso tiki-taka fine a se stesso, quel vizioso falso 9 che spesso e volentieri non paga e si ricorda più per i gol mangiati che per quelli segnati. L’attaccante, quello vero, quello che tira e segna, è una figura che in campo non tramonterà mai, che sarà sempre fondamentale nel gioco del calcio. È lui che fa vincere le partite e i trofei. È lui che i tifosi si ricordano con affetto a distanza di anni. Gli altri cadranno inevitabilmente nell’oblio.

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