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Carlo Capasa riconfermato presidente di CNMI

Carlo Capasa riconfermato presidente di CNMI
Carlo Capasa

Sesto mandato per l’imprenditore che ha presentato Il bello della moda l’osservatorio sul valore sistemico del comparto realizzato insieme a McKinsey & Co.

Eadem sunt omnia semper. Si è tenuta ieri l’ultima assemblea ordinaria di CNMI-Camera Nazionale della Moda Italia. L’incontro ha visto la rielezione all’unanimità di Carlo Capasa come presidente e Consigliere delegato. Sesto mandato quindi per l’imprenditore che ha commentato, “Ringrazio i Soci per la fiducia che mi hanno nuovamente accordato con questa rielezione. Accolgo questo incarico con grande senso di responsabilità, in un momento in cui la moda italiana è chiamata ad affrontare sfide importanti, e al tempo stesso, a riaffermare il proprio valore strategico per il Paese”. In concomitanza sono stati nominati anche i consiglieri, tra cui le new entry Lorenzo Bertelli di Prada Group e Giuseppe Marsocci per Giorgio Armani, mentre Mario Boselli è stato confermato presidente onorario. La giornata di ieri, è stata l’occasione anche per presentare Il bello della moda, il primo osservatorio sistemico sul valore sistemico del comparto. Realizzato insieme a Mckinsey & Co., il progetto ha un obiettivo preciso, “Attraverso dati e analisi vogliamo contribuire a raccontare la moda italiana in tutte le dimensioni che la compongono, offrendo una lettura ampia del valore economico, culturale, occupazionale, sociale e innovativo che la nostra industria genera ogni giorno per il Paese”, ha sottolineato Capasa. Nel dettaglio, dall’analisi emergono insight distintivi del settore, come ha mostrato Gemma d’Auria Sr. Partner di McKinsey & Co. “Abbiamo sviluppato alcuni insight per il lancio di questo di questo osservatorio, è solo una carrellata iniziale. Oggi sentiamo spesso parlare della moda attraverso le sue difficoltà, la domanda, la competitività, i dazi, la pressione internazionale, ma c’è una parte della storia che raccontiamo, molto meno ed è ciò che la moda restituisce all’Italia. Questo lavoro nasce proprio da questa domanda qual è il valore sistemico della moda per il nostro Paese? Misurare il valore della moda significa riconoscerne il ruolo strategico per la competitività dell’Italia. Partiamo da un dato che sorprende molti, la moda non è soltanto un simbolo del made in Italy, rappresenta circa il 5% dell’intera produzione industriale italiana, una dimensione comparabile all’automobilistico e superiore al settore farmaceutico, per esempio. È quindi uno dei grandi pilastri industriali del Paese. Per dare un’idea della magnitudo, quando parliamo di produzione industriale, il solo sottoinsieme degli articoli in pelle, che rappresenta circa un terzo dell’industria della moda e vale circa 17 miliardi di euro, equipara l’intera produzione industriale farmaceutica intorno ai 18 miliardi di euro. Milano è la capitale della moda, ma il made in Italy nasce in 47 province. La forza della moda italiana è una filiera diffusa, fatta di distretti, piccole e medie imprese e competenze artigianali costruite in decenni. Ed è proprio questa rete che oggi rappresenta anche la sua principale fragilità. Senza ricambio generazionale investimenti, rischiamo di perdere competenze che nessun altro Paese possiede. Questa filiera genera un impatto sociale enorme oltre 500.000 occupati diretti, circa un milione considerando l’intera filiera. La moda non è soltanto un settore che crea valore economico, ma uno straordinario motore di occupazione. Ogni milione di euro di produzione industriale genera circa 19 posti di lavoro, contro una media di quattro negli altri grandi comparti manifatturieri del made in Italy come alimentare, automobilistico, e via dicendo”. Un settore, quindi, che crea occupazione, cultura, turismo, coesione sociale e che attrae, a differenza di altri settori, talenti internazionali, “Le migliori fashion school italiane attraggono una quota di studenti stranieri sei volte superiore alla media nazionale, dimostrando come questo settore continui ad essere uno straordinario motore di attrazione per i talenti. In un Paese che perde tra i 40 e i 60 mila giovani l’anno. La moda va nella direzione opposta crea poli di eccellenza riconosciuti a livello mondiale e continua ad attrarre talenti dall’estero”, ha sottolineato d’Auria, “L’attrazione dei talenti non si ferma alle università, arriva fino ai vertici delle imprese. Un consigliere su quattro nei board delle principali aziende della moda italiana è internazionale, più del doppio rispetto alle maggiori aziende italiane. Una governance internazionale significa competenze globali, reti internazionali e nuove prospettive strategiche. Un segnale della capacità della moda italiana di competere ai massimi livelli”.

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