Matteo Renzi chiama a raccolta il centrosinistra: bisogna impedire a Giorgia Meloni di prendersi il Quirinale. «Ha scoperto le sus carte», sproloquia a reti e testate unificate dopo le dichiarazioni del presidente del Consiglio sulla possibilità di sostituire, allo scadere del mandato, Sergio Mattarella con un politico che non sia progressista. «Punta al Colle perché non le basta Palazzo Chigi», dichiara allarmato l’ex premier su ogni canale e su qualsiasi giornale lasciando intendere che l’operazione costituisca una specie di attentato alla Costituzione. Che cosa ci sia di male nel pensare che il centrodestra un domani possa eleggere un capo dello Stato che non sia di sinistra non è chiaro. Ma per Renzi questa pare una questione di vita o di morte della democrazia.
Poco importa che nel maggio del 1999, quando al governo c’era Massimo D’Alema, il centrosinistra si sia preso tutto, ossia anche il Quirinale, eleggendo Carlo Azeglio Ciampi. E non conta neppure il fatto che nel 2006, allo scadere del mandato dell’ex governatore della Banca d’Italia, il quale nella sua lunga carriera ai vertici dell’istituto mai aveva dimenticato l’iscrizione alla Cgil, i compagni – freschi di vittoria alle elezioni – abbiano nominato Giorgio Napolitano, ovvero un comunista che applaudì l’invasione dell’Ungheria. E nemmeno conta che quando lui, Matteo Renzi, era a Palazzo Chigi abbia fatto eleggere Sergio Mattarella pensando che un democristiano di sinistra sul Colle avrebbe agevolato le sue manovre per prendersi tutto.
L’allarme di Matteo Renzi sul Quirinale e la reazione della sinistra
La verità è che per oltre 30 anni la sinistra ha dominato il Paese anche quando ha perso le elezioni, esercitando la propria influenza attraverso il Colle e forzando di volta in volta la Costituzione.
Prima con Oscar Luigi Scalfaro, ex democristiano che, dopo lo scandalo delle bustarelle di denaro, si scoprì sensibile alle tesi della magistratura e dell’Ulivo. Poi con Ciampi, Napolitano e l’attuale inquilino del Quirinale, alternando al vertice della Repubblica comunisti e cattocomunisti. E adesso che, in caso di vittoria del centrodestra, si prospetterebbe la possibilità di sostituire l’attuale capo dello Stato con un conservatore, Renzi e compagni si dicono preoccupati e invitano alla vigilanza democratica.
Trent’anni di nomine presidenziali e l’equilibrio dei poteri
Ma che cosa vuol dire avere un presidente della Repubblica di sinistra o di destra? La risposta è facile, perché basta passare in rassegna le lezioni (ma soprattutto le pressioni) esercitate nell’arco di un trentennio da capi dello Stato di impronta progressista. Pensate che l’azione della magistratura sarebbe stata la stessa se sul Colle non ci fosse stato Scalfaro, che nel 1994 non solo fermò il decreto Biondi, ma favorì la caduta di Silvio Berlusconi e la nascita di un governo del presidente guidato da Lamberto Dini? Io credo di no. Se ci fosse stato Cossiga probabilmente ci saremmo risparmiati un ribaltone e forse anche qualcos’altro. E se nel 2011, invece di Napolitano, sul Colle ci fosse stato qualcuno di centrodestra, credete che avrebbe brigato per sostituire il Cavaliere con Mario Monti, garantendo a questi una sorta di scudo con la nomina a senatore a vita?
Anche qui io penso che le cose sarebbero andate in maniera diversa, come credo che con un capo dello Stato che non avesse il peccato originale comunista non avremmo partecipato alla guerra nei Balcani e nemmeno a quella in Libia.
Il ruolo del Quirinale nelle ultime crisi di governo
Venendo a tempi più recenti, senza Mattarella ci saremmo evitati l’ammucchiata di governo del 2021 e gli italiani avrebbero potuto votare senza essere privati del diritto al lavoro dal green pass. Di sicuro non avremmo dovuto sopportare i dpcm di Giuseppe Conte, ma neppure le prediche pro immigrazione del capo dello Stato e certi provvedimenti di grazia (non alludo a Nicole Minetti, ma agli scafisti). E molto probabilmente ci sarebbero state risparmiate le tirate a favore dell’Europa, anche quando la Ue risulta indifendibile.
«Prendere il Colle, perché Palazzo Chigi non basta» non è, come fa intendere Renzi, un colpo di Stato o una deriva autoritaria. È semplicemente quello che ha fatto la sinistra negli ultimi 30 anni. Con la differenza che i compagni hanno conquistato il Colle per impedire ai governi scelti dagli italiani di fare ciò che avevano promesso agli elettori, mentre il centrodestra intende attuare con il consenso del Quirinale ciò per cui ha chiesto i voti.
