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La vergogna del derby di Torino: il calcio italiano ostaggio degli ultras

La vergogna del derby di Torino: il calcio italiano ostaggio degli ultras

Il campionato si è chiuso con la Serie A in mano ai capi tifosi della Juventus, una settimana dopo il balletto intorno al derby dell’Olimpico. In pochi giorni cancellati i passi avanti di un decennio.

Il campionato dei veleni, nella stagione della bocciatura definitiva della nazionale e dell’uscita prematura da tutto in Europa, si è chiuso consegnando al mondo l’immagine di un calcio italiano ostaggio degli ultras. La trattativa tra i capi tifosi della Juventus e il capitano Locatelli, i settanta minuti di ritardo prima del fischio d’inizio del derby della Mole, le forze dell’ordine impegnate a cercare di mediare tra il ricatto delle frange violente e le esigenze di tutti gli altri: uno spettacolo poco decoroso che ha riportato indietro le lancette del tempo di un sistema che non riesce a guarire dai suoi mali.

Solo una settimana fa la macchina organizzativa della Capitale d’Italia è andata in tilt all’idea della contemporaneità di spazio e tempo tra due eventi: la finale degli Internazionali d’Italia di tennis e il derby tra Lazio e Roma allo stadio Olimpico. Balletto di date ed orari, ricorsi al Tar e tentativi infruttuosi di mettersi d’accordo, interrotto infine non dal buon senso di evitare un cortocircuito umiliante per tutti ma dalla presa di posizione degli ultras romanisti: non entriamo allo stadio nemmeno noi. Scenario pericoloso per tutti, sufficiente a dettare l’agenda di Prefettura e Questura.

A Torino per oltre un’ora è successa la stessa cosa. Raggiunti dalle notizie degli scontri all’esterno dello stadio, convinti che il compagno di curva fosse stato colpito da un lacrimogeno lanciato dagli agenti intervenuti per evitare contatti tra le tifoserie, gli ultras hanno intimato a Locatelli di non giocare. Poi hanno minacciato invasioni di campo e alla fine se ne sono andati quando hanno capito che si sarebbe comunque cominciato. Non è successo altro, per fortuna, ma l’effetto è stato lo stesso del 2014, la vergogna della trattativa tra Genny ‘a carogna e le forze dell’ordine all’Olimpico o del derby di Roma interrotto e ripreso dieci anni prima.

Ma c’è un altro passo nel baratro che è stato compiuto nei minuti concitati del Grande Torino ed è stato la restituzione agli ultras di un ruolo centrale nel mondo Juventus. Dai tempi dell’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nelle curve dello Stadium le cose erano cambiate, non senza conseguenze scomode per Andrea Agnelli e la dirigenza juventina. Da ieri si è tornati indietro: comandano loro, dettano tempi e modi. L’agenda che il calcio italiano e torinese si porta in vacanza in attesa della nuova stagione.

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