Sono oltre 6 milioni gli italiani chiamati alle urne in queste elezioni amministrative per il rinnovo delle giunte comunali. Poco meno di 750 i comuni chiamati al voto, di cui ben 18 capoluoghi.
Come ormai da prassi consolidata delle ultime consultazioni, i seggi rimarranno aperti fino alle 15 di lunedì, dopodiché sarà l’ora degli exit poll e dello spoglio dei voti.
Dove si vota
La lente è puntata su 18 capoluoghi, uno di Regione e 17 di Provincia: Venezia, Reggio Calabria, Lecco, Mantova, Arezzo, Pistoia, Prato, Fermo, Macerata, Chieti, Avellino, Andria, Trani, Crotone, Salerno, Agrigento, Enna e Messina.
Non possono essere che loro a dettare il ritmo narrativo di queste elezioni amministrative, con il ballottaggio, laddove sarà necessario, fissato per il 7 e l’8 giugno.
Al Nord la partita più suggestiva è quella di Venezia, dove il centrodestra tenta di difendere l’eredità di Luigi Brugnaro. In pista c’è il suo assessore Simone Venturini, mentre il centrosinistra candida il senatore Pd Andrea Martella.
Al Sud, gli occhi sono puntati su Salerno, dove Vincenzo De Luca, dopo i dieci anni da governatore della Campania, tenta di riconquistare la sua città, dove fu eletto sindaco per la prima volta nel 1993.
A Reggio Calabria, invece, il centrodestra ha schierato undici liste a sostegno di Francesco Cannizzaro, vice capogruppo di Forza Italia alla Camera, sostenuto anche da Azione.
L’affluenza
Alle 23 di domenica l’affluenza è risultata pari al 46,31%, in calo rispetto alla tornata precedente che si era fermata al 50%.
Trend ribassista che conferma la crescente disaffezione degli italiani per la politica (il referendum è questione a parte). Un dato confermato già nelle rilevazioni intermedie: alle 19 il dato nazionale era del 34,5%, in calo rispetto al 37% della tornata precedente, mentre alle 12 la partecipazione si era fermata al 14,73%, contro il 15,75% di cinque anni fa.
Analizzando i capoluoghi di provincia più importanti, il quadro è variegato. L’affluenza si è fermata al 46,01% ad Agrigento, al 43,76% a Macerata, al 40,6% a Mantova e al 45% a Fermo.
Più partecipata Avellino, con il 54,66%, seguita da Crotone al 49,31%, Reggio Calabria al 48,36% e Chieti al 47,9%.
Tiene Salerno, con il 46,5% di aventi diritto alle urne rispetto al 46,4% della tornata precedente, mentre cala Venezia, ferma al 41,8% contro il 46,1% del 2020.
Nuovo test per il governo
Queste elezioni rappresentano il primo test elettorale dopo la sconfitta del governo al referendum di marzo sulla giustizia, e serviranno a fornire indicazioni sullo stato di salute della maggioranza, nonché sulla competitività del cosiddetto campo largo formato da PD-M5S.
D’altra parte sono passati due mesi dal referendum costituzionale e manca ormai poco più di un anno alla fine della legislatura. Queste elezioni amministrative possono quindi essere considerate un referendum implicito sul clima politico.
La situazione di partenza vede 5 amministrazioni uscenti di centrodestra, 8 di centrosinistra e 5 di liste civiche. Nel bilancio finale peseranno quindi i ribaltoni.
La sfida principale si gioca nei 118 comuni sopra i 15mila abitanti, dove i due schieramenti si contendono centri nevralgici: a Venezia il centrosinistra punta a riconquistare la città dopo dieci anni di centrodestra guidato da Brugnaro, mentre a Reggio Calabria la situazione si ribalta, con il centrodestra che tenta il colpo dopo i mandati del dem Falcomatà.
I risultati definitivi delle elezioni, attesi nel tardo pomeriggio di oggi, diranno quanto pesa ancora la delusione del referendum nelle urne locali e quanto, invece, la politica di campanile riesce ancora a fare storia a sé.
