Il caso Prestianni è stata l’ultima goccia, quella che ha fatto traboccare il vaso. La Fifa dichiara guerra ai furbetti del labiale, calciatori che si coprono il viso in un confronto con gli avversari nascondendo la propria bocca. Se lo fanno, ha deciso il numero uno del football mondiale, Gianni Infantino, è perché sono colpevoli di qualcosa e quindi vanno cacciati dal campo. Anche perché il sospetto è che spesso il trash talking riguardi un tema delicatissimo come quello del razzismo su cui la Fifa e non solo si gioca la faccia.
A poche settimane dalla vicenda che ha agitato la sfida di Champions League tra Benfica e Real Madrid (Gianluca Prestianni accusato a Vinicius e da altri giocatori madrileni di aver dato della “scimmia” al brasiliano del Real), Infantino ha annunciato la stretta che arriverà in tempi brevissimi. Se possibile, ma difficilmente accadrà il contrario, abbastanza rapidamente da diventare regola operativa già nel prossimo Mondiale.
La vicenda è stata discussa nell’Assemblea Generale dell’Ifab (International Football Association Board) che a fine febbraio ha cambiato il protocollo Var inserendo nuove norme e aggiungendo altre misure per contrastare le perdite di tempo. Non è stata preso alcun provvedimento immediato, ma la fase di riflessione durerà al massimo qualche settimana perché l’attenzione sul tema del razzismo è altissima e Infantino non si può e non si vuole permettere brutte figure.
“Se un giocatore si copre la bocca e dice qualcosa che ha conseguenze razziste, allora deve essere squalificato, ovviamente. Dobbiamo presumere che abbia detto qualcosa che non avrebbe dovuto dire, altrimenti non avrebbe avuto bisogno di coprirsi la bocca”, ha dichiarato il presidente della Fifa ai microfoni di Sky Sports. L’Ifab ora dovrà declinare il tutto in una norma che valga universalmente, tenendo conto che la mano davanti alla bocca per non mostrare il labiale è anche un strumento di difesa dei segreti tattici di una squadra o, in alcuni casi, il tentativo di proteggersi da polemiche future evitando di mettere in piazza discussioni tra allenatore e giocatori o tra compagni di squadra.
L’obiettivo, dunque, è non generalizzare per evitare un futuro di paradossi. L’indicazione data dalla Fifa, però, è così netta che non potrà cadere inascoltata e già dal Mondiale della prossima estate dovrebbe contribuire ad abbattere il numero di coloro che alzano la mano o la maglia a protezione del proprio viso quando discutono con un avversario. Nel calcio sbarca la presunzione di colpevolezza, istituto complesso da maneggiare ma che Zurigo pretende per togliere spazio ai razzisti del pallone.
