Andare al Mondiale non per meriti ma al posto di qualcuno che rinuncia. Il tormentone su un possibile ripescaggio dell’Italia al posto dell’Iran non è una novità di questa dolorosissima primavera, bensì un deja vu. Gli azzurri in campo per decisione della Fifa, rispettando il ranking che li vede come la migliore piazzata tra le escluse, approfittando della defezione del Paese asiatico la cui presenza negli Stati Uniti è diventata motivo di imbarazzo politico innescando nelle scorse settimane un botta e risposta tra le autorità di Teheran e la Casa Bianca.
E’ davvero possibile che l’Italia venga ripescata al Mondiale? E l’Iran rinuncerà, come lasciato intendere, oppure alla fine salirà sull’aereo con destinazione gli States? Domande ufficialmente senza risposta, nel senso che non esistono precedenti e nemmeno una norma scritta che stabilisca chi, come e quando in caso di eventuale necessità di coprire un buco tra le 48 partecipanti alla rassegna iridata.
Italia ripescata al Mondiale? Cosa dice il regolamento
La realtà è che l’Italia non andrà al Mondiale da ripescata. Si spera perché proprio non si venga a creare la situazione di necessità, ma anche fosse perché difficilmente la Fifa forzerebbe la mano pere favorire gli azzurri rispetto ad un’altra nazionale non già qualificata proveniente dalla AFC (Asian Football Confederation). Che ha diritto a 8 posti e il 9° se lo è preso con l’Iraq che ha vinto il suo spareggio contro la Bolivia.
In ogni caso, in assenza di qualsiasi tipo di automatismo, la decisione finale spetta alla Fifa e al suo presidente Gianni Infantino. La norma è contenuta nell’articolo 6.7: “Se una federazione partecipante si ritira e/o viene esclusa dalla Coppa del Mondo FIFA 2026, la Fifa deciderà sulla questione a propria esclusiva discrezione e prenderà qualsiasi provvedimento ritenuto necessario. La Fifa potrà decidere di sostituire la federazione partecipante in questione con un’altra federazione”. Nessuna prescrizione sulla prevalenza del ranking rispetto alla provenienza geografica. Infantino potrebbe prendere l’Italia così come gli Emirati Arabi Uniti.
Il peso dell’Asia e la battaglia (persa) dalla Uefa sui posti europei
Per capire come la possa pensare Infantino basta risalire il corso delle sue scelte in materia di geopolitica. Il Mondiale allargato a 48 squadre ha penalizzato l’Europa che ha visto salire solo di 3 posti (da 13 a 16) il suo contingente nonostante nelle 55 federazione affiliate alla Uefa ce ne siano ben 25 nelle prime 48 posizioni. Tema delicatissimo e che sta suscitando più di una polemica con le federazioni del Vecchio Continente che contestano sia la quantificazione della pattuglia, sia i criteri dei playoff (gara secca a sorteggio in casa di una delle contendenti).
In ogni caso Infantino è teorico della diffusione del calcio ovunque oltre che molto attento ad allargare il bacino del suo consenso elettorale. Dunque, non avrebbe alcun interesse a punire l’Asia (47 nazioni affiliate) premiando l’Europa. Se non ci credete, ragionate sul legame sempre più stretto tra il capo di Zurigo e i paesi dell’area degli emirati. Indizi che portano alla conclusione che, anche in caso di necessità, non sarà certo l’Italia ad essere ripescata. Peraltro, le dimissioni del presidente Gravina consegnano una Figc in cui non c’è nessuno che abbia la possibilità di attivarsi per un’azione di moral suasion nei confronti della Fifa.
