Siamo fuori. Ancora. Per la terza volta di fila senza Mondiale. Puniti dalla Bosnia in una notte di sofferenza e recriminazioni, battuti ai tiri di rigore, condannati dagli errori dal dischetto di Esposito e Cristante in coda a una partita drammatica, giocata troppo a lungo in inferiorità numerica e vissuta in difesa se non nei rari momenti in cui gli azzurri sono riusciti a riaffacciarsi nella metà campo bosniaca.
Fuori. Umiliati. Era la notte più importante dell’anno per il calcio italiano e l’abbiamo sbagliata. Certo, ci sarà molto da discutere sulla scelta del francese Turpin, lo stesso che a Palermo ci aveva accompagnato nella sconfitta contro la Macedonia del Nord, di non cacciare Muharemovic ristabilendo la parità in campo. Un errore che, però, non deve cancellare tutto il resto e tutto il resto è una delusione che chiama a una rifondazione.
La rete di Kean all’alba della sfida aveva illuso che si potesse fare. L’espulsione di Bastoni, ultimo di una catena di errori concentrati tutti nella stessa azione, ha fatto diventare lo stadio di Zenica un inferno ancor più di quanto non lo fosse. Difficile giocare quasi una partita intera con un uomo in meno contro un avversario fisicamente intenso e tecnicamente dotato, che soprattutto sugli esterni ha creato pericoli costanti e che nel complesso non ha demeritato di andare al Mondiale al posto nostro.

E’ una mazzata impossibile da digerire. Non siamo al Mondiale dal 2014 e non ci torneremo, ammesso di riuscirci, prima del 2030. Un’era geologica e un verdetto amarissimo che costringerà ad aprire processi su cosa siamo e cosa possiamo essere. La Svezia era stata un colpo improvviso da ko. La Macedonia del Nord arrivava con ancora addosso la gioia della conquista dell’Europeo a Wembley. La Bosnia è qualcosa di diverso anche se, per paradosso, meno inatteso perché da giugno l’Italia sapeva di ballare sul filo e quel filo alla fine si è spezzato.
Le lacrime di Gattuso colpiscono perché vengono dal cuore. Servirà un po’ di tempo per metabolizzare la delusione mentre bisognerà fare in fretta a trovare una direzione per la barca del calcio italiano. Non è un mistero che c’è chi avrà gioito nel vedere l’Italia battuta dalla Bosnia nella speranza di regolare i propri conti con Gravina e la Federcalcio. E’ onesto dire, però, che questa volta tutti avevano remato dalla stessa parte fiutando il pericolo. Non è bastato. Restiamo a casa. Fa male ma è un verdetto che dobbiamo accettare tornando ad occuparci delle cose di casa nostra.
