Investire per consolidarsi, sbarcare nell’Europa che conta con l’obiettivo di non essere solo delle comparse e dare un seguito allo straordinario campionato scorso, quello chiuso con la qualificazione alla Champions League. Il Como degli Hartono (uno dei fratelli scomparso a marzo all’età di 86 anni) alza l’asticella, incurante dei precetti della Uefa che tra qualche mese obbligheranno a un riequilibrio tra spese e ricavi. Terza estate di fila con un mercato da big e un messaggio chiaro: il Como è diventata una grande del calcio italiano.
Dove potrà arrivare? La favoletta della provincia laboriosa non regge più perché il fiume di denaro messo a disposizione di Cesc Fabregas, speso con grande oculatezza fin qui, non ha nulla a che vedere con le disponibilità delle avversarie dello stesso segmento. Lo ha ammesso sconsolato anche Urbano Cairo, patron del Torino in rotta di collisione con i proprio tifosi: “Il Como ha speso 400 milioni di euro in tre anni e io non li ho. Devo essere crocifisso?”.
La risposta è ovviamente no. E’ sufficiente affermare che il Como gioca oggi dentro una dimensione diversa nella quale ci sono le big come Inter, Milan, Juventus, Napoli e Roma. Lo dicono i numeri della terza estate senza limiti sul mercato, rifacendo la difesa, rinforzando il centrocampo, mettendo a segno il colpo Nico Paz (da solo 60 milioni bonificati al Real Madrid) e ora dovendo concentrarsi sull’attacco. Dicono le voci di mercato che il mirino sia stato messo su Moise Kean, centravanti della nazionale che la Fiorentina non farà partire, ammesso che lo lasci andare, per meno di 40-50 milioni di euro.
Anche fermandosi prima, però, il conto degli esborsi del presidente Suwarso sono enormi. Il Como ha già impegnato almeno 120 milioni di euro cui bisogna aggiungere qualche bonus, legato soprattutto all’operazione per il difensore del Chelsea Trevoh Chalobah, e l’eventuale riscatto da esercitare l’anno prossimo per tenersi Yan Couto, prelevato dal Borussia Dortmund con la formula del prestito oneroso e una promessa di riscatto da quasi 25 milioni.
La notizia è che il Como non solo ha speso, ma lo ha fatto andando a intercettare obiettivi anche delle grandi. Nico Paz lo voleva l’Inter che non è riuscita, però, nemmeno ad entrare in partita perché i lariani l’hanno bruciata accettando le condizioni del Real Madrid senza fiatare. Anche Chalobah era nei piani dei vertici nerazzurri e anche lui è stato considerato troppo caro: 30 milioni più 6 di bonus. Conto pagato senza fiatare dal Como.
E poi una serie di colpi “minori” ma solo sulla carta: Mattia Liberali che il Milan avrebbe riportato a Milanello ma che ha scelto l’officina di Fabregas per crescere (6 milioni), Luis Milla dal Getafe (6), il giovane Kaiki dal Cruzeiro (prestito con obbligo di riscatto a 14). Rinforzi innestati su una rosa che a maggio ha strappato il pass per la Champions League e ora è pronta a godersi il viaggio consapevole della differenza che esiste tra un solo impegno a settimana e lo sforzo psicologico e fisico di gestire anche l’Europa.
Dove può arrivare il Como? Lo scotto del debutto europeo si farà sentire, ma gli sforzi della società e la carta bianca lasciata a Fabregas dicono che l’asticella è stata alzata. Dietro a Inter e Napoli – sulla carta le più profonde e forti, costruite per giocarsi lo scudetto -, insieme a Milan e Juventus che si leccano le ferite e alla Roma di Gasperini ci sarà anche il Como. Può vincere il campionato? Forse no. Ma avrà il dovere di non presentarsi come Cenerentola al grande ballo della Serie A. Sarebbe ipocrita, non in linea con la visione di un club che viaggia a oltre 200 milioni di perdite in tre stagioni e che non ha lesinato spese per dare una dimensione competitiva al proprio progetto.
